Trasporti, l’arcidiocesi di Crotone: garantire e rafforzare l’operatività dell’aeroporto
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“Il futuro dell’aeroporto di Crotone e, più in generale, dell’intero sistema dei collegamenti della nostra provincia non venga valutato con logiche di breve periodo o con criteri esclusivamente economici. Esistono scelte che misurano il valore di una comunità e il grado di giustizia di un Paese. Questa è una di esse”. E’ la richiesta dell’Ufficio diocesano per la Pastorale sociale e del lavoro-
Giustizia e pace- Salvaguardia del creato dell’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina.
“Ci sono diritti – esordisce la nota dell’arcidiocesi – che si difendono con le leggi e diritti che, prima ancora, chiedono di essere riconosciuti con la coscienza. Tra questi vi è il diritto di una comunità a non essere lasciata sola. Per questo l’Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale e del Lavoro sente il dovere di rivolgere un accorato appello alle istituzioni e a quanti hanno responsabilità politiche e amministrative: non lasciate che il territorio crotonese continui a vivere nell’isolamento infrastrutturale che da troppo tempo ne frena lo sviluppo, alimenta le disuguaglianze e costringe tanti, soprattutto i più giovani, a cercare altrove ciò che qui dovrebbe essere possibile costruire. Chiediamo che sia garantita e rafforzata l’operatività dell’aeroporto di Crotone. Oggi esso non rappresenta un semplice servizio o una comodità: è una vera infrastruttura di speranza. Fino a quando il nostro territorio non potrà contare su una rete stradale moderna e su collegamenti ferroviari rapidi ed efficienti, l’aeroporto resta l’unico ponte concreto che unisce questa provincia al resto del Paese, consentendo a migliaia di persone di vivere, lavorare, studiare, curarsi e mantenere vivi i propri legami familiari”.
“Dietro ogni collegamento che manca – prosegue la nota – non ci sono soltanto numeri o statistiche. Ci sono volti. Ci sono genitori costretti a lunghi viaggi per raggiungere un figlio. Giovani che vedono complicarsi il proprio percorso di studio o di lavoro. Anziani che affrontano sacrifici enormi per accedere alle cure. Famiglie che sperimentano ogni giorno quanto possa essere pesante la distanza quando diventa conseguenza di servizi insufficienti. La mobilità non è un privilegio riservato a pochi. È una condizione essenziale perché possano essere esercitati altri diritti fondamentali: il diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, all’unità della famiglia. È, in definitiva, una questione di dignità. Vi è poi una responsabilità verso il futuro. Le esperienze maturate in altri territori della Calabria dimostrano che investire nelle infrastrutture significa generare sviluppo, sostenere il turismo, creare occupazione, favorire gli investimenti e restituire fiducia a chi desidera restare. Ogni scelta che rafforza i collegamenti contribuisce anche a contrastare quella lenta emorragia di giovani e di competenze che impoverisce la nostra terra e ne rende sempre più fragile il tessuto sociale”.
“A nome delle famiglie, dei lavoratori, degli imprenditori, degli studenti, degli anziani e di tutti coloro che continuano ad amare questa terra nonostante le sue fatiche, chiediamo un’assunzione di responsabilità coraggiosa e lungimirante. Garantire la mobilità – conclude la nota dell’arcidiocesi – significa permettere alle persone di restare senza sentirsi condannate all’isolamento. Significa offrire ai giovani la possibilità di immaginare qui il proprio futuro. Significa riconoscere pari dignità a un territorio che non domanda privilegi, ma opportunità. Non stiamo parlando soltanto di infrastrutture. Stiamo parlando della vita delle persone. Della speranza di un’intera comunità. Del diritto di questa terra a non essere dimenticata”.
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