Società

Genitori, sveglia! Gratteri: “Se vostro figlio si veste come un killer, siete complici della sua educazione sbagliata. O insegnate il rispetto o lo insegnerà la mafia”

Un pugno nello stomaco. Un richiamo alle coscienze di padri e madri. Il procuratore Nicola Gratteri, ospite in un’affollata piazza di Monte San Giovanni Campano, non ha usato mezze misure nel parlare ai genitori presenti.

Il messaggio è stato inequivocabile: state attenti a ciò che i vostri figli guardano, perché la mafia non si combatte solo con le manette, ma anche con l’educazione di tutti i giorni.

Il magistrato ha voluto raccontare un episodio che dovrebbe far riflettere ogni famiglia italiana. “Abbiamo visto, dopo la produzione di certe serie televisive, bambini delle scuole medie che davanti all’ingresso si vestivano come il killer della fiction, si tagliavano i capelli come lui”, ha denunciato Gratteri. “Questo è veleno per le nuove generazioni”.

Un’allarme che parte da una constatazione semplice ma drammatica: “I ragazzi hanno il cervello come una spugna, assorbono bene e male”. E allora, ha chiesto il magistrato rivolgendosi direttamente ai genitori, “noi adulti o noi che ci sentiamo tali, quale modello stiamo proponendo?”.

Gratteri ha preso di mira le serie televisive che glorificano la violenza mafiosa, criticando con durezza chi si nasconde dietro la scusa dell’arte. “Ci hanno detto: ‘Voi tarplate le ali della cultura, le ali dell’arte’”, ha raccontato. “Ma io mi chiedo: qual è l’effetto della mia opera sulle nuove generazioni? Io non posso dire ‘sono un artista, quindi ho la licenza di uccidere’”. E ha aggiunto: “Se la mattina dopo i bambini si vestono da killer davanti alla scuola media, quello è veleno, punto”.

Il richiamo alla responsabilità educativa è stato il filo conduttore di tutta la serata. Gratteri ha invitato i genitori a non girarsi dall’altra parte, a non cadere nella rassegnazione e a essere coerenti tra ciò che dicono e ciò che fanno. “Voi adulti stasera tornerete a casa esattamente come quando vi siete seduti qui, perché se siete onesti, tornerete a casa onesti”, ha detto. “Ma sui giovani si deve lavorare, è possibile lavorare. I giovani hanno un cervello che assorbe, e noi dobbiamo fare di tutto per essere più generosi, più altruisti, per contribuire alla crescita di questa nuova generazione”.

A sostegno del suo messaggio, Gratteri ha portato l’esempio di don Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia che usava il calcio per insegnare le regole della vita ai ragazzi di periferia. “Don Puglisi prendeva il pallone con le mani e i ragazzi gli dicevano: ‘Don, non si prende con le mani’. E lui rispondeva: ‘Perché?’ ‘Perché la regola’. E da lì cominciava a spiegare che non esistono solo le regole del pallone, ma anche le regole della vita, il rispetto degli altri”.

Il magistrato ha anche lanciato un appello ai genitori che vivono nelle periferie difficili, nei quartieri dove la criminalità organizzata trova terreno fertile. “Ho frequentato le periferie di Napoli, Secondigliano, Caivano, posti dove non c’è nulla, dove non c’è nemmeno un campetto di calcio”, ha raccontato. “Ma quando si apre un centro sportivo, i ragazzini si spostano dal cemento della piazzetta e vanno lì. Lo sport è un veicolo importante per indirizzare i ragazzi, soprattutto quelli difficili”.

Non è mancata una riflessione sul clima culturale che rende sempre più difficile il lavoro educativo. “Negli ultimi decenni c’è stato un forte abbassamento morale ed emotivo nella cultura occidentale“, ha osservato Gratteri. “Non c’è più rispetto, non c’è più vergogna. Trent’anni fa, quando un politico riceveva un avviso di garanzia, per la vergogna si suicidava. Oggi riceve l’avviso, prende il telefonino e va in diretta Facebook per annunciarlo”. Una società che ha perso il senso dei valori, secondo il magistrato, è una società che lascia i figli senza bussola.

E allora, la risposta alla domanda che molti genitori si pongono – “ma io cosa posso fare, da solo, contro un problema così grande?” – Gratteri l’ha data con chiarezza. “Capisco questo atteggiamento, questo ‘sì, ma non c’è niente da fare, non cambierà nulla’. Ma ognuno di noi non deve associarsi a questo modo di ragionare”. 

Il messaggio finale è stato affidato a un’immagine potente: quella di un uomo che non si arrende davanti alla montagna. “Io penso che ognuno di noi, con piccoli passi, possa far capire agli altri che l’azione della singola persona è importante. Non bisogna arrendersi davanti alla grandezza del problema”.

Un invito che Gratteri ha voluto rivolgere con forza a tutti i genitori presenti: “Aiutate i ragazzi difficili e date loro una seconda possibilità”.


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