Marche

«Ti butti? Allora muoio insieme a te». E a Numana il brigadiere salva il papà (40 anni) disperato


NUMANA «Se ti butti, allora muoio con te. Ma ti prego non farlo, sono padre di un bambino piccolo che mi aspetta a casa. Fatti aiutare…». Due uomini, due padri che dialogano sull’orlo del baratro, senza guardarsi mai negli occhi. Uno è pronto a morire. L’altro non ha nessuna intenzione di lasciarglielo fare, anche a costo di ammanettarlo rischiando la propria incolumità. Uno è un 40enne che pochi minuti prima si è allontanato da casa, in macchina, mandando messaggi vocali alla moglie in cui minacciava di volersi uccidere. L’altro è il brigadiere capo qualifica speciale Giuseppe Coscia, foggiano, da 32 anni in servizio nell’Arma dei Carabinieri di cui 26 calzando gli stivali del Nucleo operativo Radiomobile.

La vicenda

Coscia, in servizio all’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Osimo, si è reso protagonista insieme ai colleghi del Norm – il brigadiere Davide Bleve, il carabiniere scelto Ludovico Raino e il carabiniere Vito Brucoli – di un gesto di ordinario eroismo, salvando da morte certa un uomo che voleva gettarsi nelle gelide acque del porto di Numana domenica sera.

Dal vocale inviato alla moglie si sentiva in sottofondo il fragore delle onde, così l’operatore della centrale operativa di Osimo ha indirizzato le ricerche degli equipaggi al porto turistico.

«Abbiamo trovato l’auto – spiega Coscia – poi, dopo esserci divisi con i colleghi per perlustrare i due moli, abbiamo incontrato un pescatore che ci ha indicato di aver visto un uomo andare verso gli scogli con sguardo perso… ci siamo avvicinati, in terra c’era il borsello. Ho temuto che fosse tardi, invece pochi metri più in là, eccolo seduto sugli scogli con lo sguardo fisso verso il mare. Ho tentato un approccio con calma, empatia, delicatezza. Non si è mai girato verso di me».

Approfittando di questo, Coscia e il collega Bleve si sono sfilati il cinturone e gli stivali, pronti a buttarsi in mare se quell’uomo si fosse lasciato andare. «Era lucidamente convinto, nella sua disperazione, di volersi togliere la vita – racconta ancora il brigadiere capo – così, ho fatto scattare le manette al suo polso e al mio. Gli ho detto “se non vuoi che ti salvo, allora sarai tu a dover salvare me, perché se ti butti io muoio con te”. Ero pronto a farlo davvero». In quel momento, solo in quel momento, l’uomo si è girato verso i quattro carabinieri, che nel frattempo lo avevano cinto in un abbraccio sicuro. Solo allora si è lasciato aiutare. «Noi ci siamo», gli hanno sussurrato i militari, quattro uomini pronti a tutto pur di salvarlo, oltre la divisa, oltre il dovere.

Il sollievo

Oggi che quell’uomo è salvo, il sollievo lascia spazio a una legittima soddisfazione. «Quanto accaduto a Numana non è raro anzi, è la conferma della vocazione dell’Arma ad andare al di là della prevenzione/repressione dei reati, creando legami empatici con le persone – spiega il comandante provinciale Colonnello Roberto Di Costanzo – Episodi come questo accadono di frequente, ma proprio per la loro natura delicata, quando avvengono nel silenzio delle abitazioni, preferiamo tacerle».




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