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Iran denuncia Trump all’ONU per attacco alla nave: “E’ pirateria”

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L’escalation delle tensioni tra Iran, Stati Uniti e Israele è rinfocolata oggi dalla denuncia di Teheran alle Nazioni Unite contro Washington per un attacco a una nave mercantile iraniana, accompagnata da dichiarazioni contrapposte dei leader coinvolti e da nuove violazioni della tregua in Libano. Il governo iraniano ha infatti formalmente presentato una protesta alle Nazioni Unite e all’Organizzazione Marittima Internazionale in merito all’attacco contro la nave mercantile Touska, avvenuto nel Mar d’Oman, in prossimità delle acque territoriali iraniane.

Secondo il ministero degli Esteri di Teheran, l’operazione condotta dalle forze statunitensi rappresenta un atto “criminale e illegale”, definito esplicitamente come “pirateria” e in violazione del diritto internazionale, della Carta dell’ONU e degli accordi di cessate il fuoco. Nella comunicazione ufficiale, riportata dai media iraniani, si sostiene che l’equipaggio della nave e i loro familiari siano stati intimiditi e presi in ostaggio durante l’azione. Teheran ha quindi richiesto un intervento urgente da parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per condannare l’accaduto e garantire il rilascio immediato dell’imbarcazione e delle persone a bordo.

Il contesto resta particolarmente critico anche sul piano umanitario: secondo fonti iraniane, il bilancio delle vittime nel Paese ha raggiunto almeno 3.375 morti.

Trump rivendica il successo delle operazioni militari

Parallelamente alla denuncia iraniana, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato una serie di dichiarazioni sulla piattaforma Truth, rivendicando la superiorità militare americana nel conflitto. Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti starebbero “vincendo la guerra” e che la situazione sul campo sarebbe favorevole, nonostante una rappresentazione opposta da parte dei media statunitensi. Ha inoltre affermato che le capacità militari iraniane sarebbero state significativamente ridotte, citando la distruzione della marina e il ridimensionamento dell’aeronautica.

Il presidente ha posto l’accento anche sull’efficacia del blocco economico contro Teheran, sostenendo che stia causando perdite giornaliere pari a circa 500 milioni di dollari, una pressione economica definita “insostenibile”. In un ulteriore intervento, Trump ha fatto riferimento all’operazione denominata “Midnight Hammer”, dichiarando che avrebbe portato alla distruzione completa dei siti contaminati da polveri nucleari in Iran. Secondo il presidente, eventuali tentativi di ripristino richiederanno tempi lunghi e complessi.

Le dichiarazioni sono state accompagnate da dure critiche ai principali media statunitensi, accusati di diffondere informazioni distorte e di non riconoscere i risultati militari ottenuti.

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Raid israeliani nel sud del Libano e tensione sulla tregua

Nel frattempo, il quadro regionale globale si è ulteriormente aggravato con nuove segnalazioni di violazioni della tregua in Libano. L’emittente libanese Al Manar, vicina a Hezbollah, ha riferito di diversi raid aerei condotti da Israele nel sud del Paese e la cosa sarebbe avvenuta senza smentire pubblicamente Trump che aveva annunciato la tregua. Gli attacchi avrebbero coinvolto anche bombardamenti di artiglieria, mentre droni israeliani sono stati avvistati sorvolare Beirut e la valle della Bekaa.

Tra le località colpite figurano Shamaa, Qusayr e Deir Siryan, secondo quanto riportato dai corrispondenti dell’emittente. Le informazioni non sono state confermate da fonti indipendenti, ma contribuiscono ad aumentare il clima di instabilità lungo il confine libanese.

Netanyahu: “La battaglia non è ancora finita”

In questo contesto, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito la determinazione del Paese a proseguire le operazioni militari. In un messaggio rivolto alle famiglie delle vittime in occasione della Giornata della Memoria israeliana, Netanyahu ha dichiarato che “la battaglia non è ancora finita”, pur sostenendo che Israele abbia già eliminato una minaccia esistenziale.

Il premier ha inoltre affermato che tutti gli ostaggi sono stati riportati a casa e che le operazioni hanno rafforzato la sicurezza nazionale. Ha sottolineato il valore della memoria collettiva come elemento centrale per la sopravvivenza dello Stato, definendo Israele una nazione costantemente impegnata nella difesa della propria sicurezza.

Gli impatti economici: petrolio in rialzo e borse in calo

L’inasprimento delle tensioni geopolitiche ha avuto effetti immediati anche sui mercati finanziari internazionali. Il prezzo del petrolio ha registrato un nuovo aumento, riflettendo i timori di interruzioni nelle forniture energetiche e l’instabilità nell’area del Golfo. Parallelamente, le principali borse mondiali hanno chiuso in territorio negativo, influenzate dall’incertezza politica e dal rischio di un’escalation militare più ampia.

L’insieme degli sviluppi evidenzia un contesto in rapido deterioramento, caratterizzato da scontri diplomatici, operazioni militari e ripercussioni economiche globali.


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