Marche

«Serve un coordinamento, è dal 1969 che lo sostengo»


Mario Baldassarri, dal 2022 presidente Istao. Dalla programmazione economica la soluzione da dare ai problemi universitari delle Marche: ne parlava già nel 1969 in un articolo sulla ‘Voce Adriatica’. Sono passati 57 anni, qualcosa è cambiato da allora?

«Nel ‘69 ero studente della Facoltà di Economia di Ancona. Già allora sostenevo la necessità di un coordinamento tra gli atenei regionali per promuovere centri di eccellenza con l’obiettivo di portare i marchigiani nelle università. Ero contrario alla proliferazione di sedi universitarie». 

Non ritiene che col passare degli anni ci sia stata questa proliferazione di sedi?

«I quattro atenei delle Marche in qualche modo hanno trovato un certo coordinamento, puntando molto sulle strutture: penso ad esempio al caso delle Facoltà di Ingegneria e Medicina ad Ancona, ma non solo».

Qual è la ricetta per rendere competitive le università della nostra regione?

«Serve una cooperazione che sia positiva per tutti, arrivando a un elevato coordinamento dell’offerta formativa in base alle eccellenze di ogni specifico territorio, puntando sul miglioramento delle reciproche eccellenze per attrarre l’interesse dei potenziali studenti».

Un processo che richiede tempo e un diverso approccio culturale, anche da parte delle istituzioni.

«La Regione può avere un ruolo importante di coordinamento tra i quattro atenei».

Tra i rettori che rapporto c’è?

«Cordiale e di collaborazione. In questo senso riscontro un passo avanti rispetto al passato, quando ognuno pensava solo al proprio orticello. È fondamentale essere competitivi all’estero. E gli studenti devono avere alloggi adeguati, a partire da studentati e servizi di cui poter usufruire».

Quali aspetti negativi riscontra?

«Gli studenti pagano la carenza in termini di strutture e di infrastrutture».

Qual è il punto imprescindibile nell’immediato futuro?

«Tutto sta nell’esaltare le specializzazioni che le università hanno maturato in secoli di attività, superando i limiti territoriali».

Più facile a dirsi che a farsi.

«È fondamentale un cambiamento culturale e una chiara visione strategica sulla presenza delle università sul territorio, parliamo di eccellenze che emergono da radici antiche che vanno valorizzate e proiettate nel futuro».

Cambiamento che deve partire all’interno degli atenei?

«L’ideale sarebbe che le governance delle 4 università riuscissero a fare fronte comune con il sostegno della Regione per avere finanziamenti adeguati per attività a sostegno degli studenti».

Sta mandando un messaggio alla giunta regionale?

«Il bilancio della Regione per l’85% va alla sanità, non resta molto per il resto. Per l’Università, a Palazzo Raffaello va chiesto il supporto che la Regione può dare, in termini di coordinamento e programmazione condivisa. Per tutto il resto, il destinatario deve essere il Ministero dell’Università e della Ricerca».




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