Tendere alle stelle, rivolgere il cuore al firmamento. La nostra chiacchierata con gli Spring Hill Post Tide.

Una sala prove nascosta in un parcheggio sotterraneo. La superficie increspata di un lago dove luccicano le speranze. Da lì parte la storia degli Spring Hill Post Tide. Una band che suona come un organismo unico e, attraverso la musica, ci spinge a ritrovare la voce originaria che è dentro di noi.
Una musica, quella della band di Wuhan, che parte dall’improvvisazione e dalla sperimentazione mai fini a se stesse che ma che devono perseguire un obiettivo musicale più ampio.
Il loro album, “The City Portal Will Be Open“, descrive un mondo dove le informazioni sgorgano senza sosta dagli schermi e intanto gioia e dolere s’intrecciano nelle nostre vite scorrendo come un unico flusso indistinto.
Suonare insieme, ascoltare insieme, è forse l’unico modo per elevarci verso i nostri sogni più liberi e sfrenati.
Come sono nati gli Spring Hill Post Tide e quando vi siete resi conto di stare sviluppando un linguaggio musicale vostro?Tianyu·SkyRain: Tutto è cominciato al CN Club di Wuhan, in Cina, che ha chiuso nel 2021 a causa della pandemia. Nell’autunno del 2020 i primi due membri della band, Tianyu e yuan, si incontrarono in quel locale. Il CN Club organizzava jam session settimanali, dove era possibile incontrare musicisti di ogni tipo. È così che conoscemmo il nostro batterista, Ying. La maggior parte delle persone che frequentavano abitualmente il locale erano artisti underground di Wuhan.
In molti posti di Wuhan, le jam tendevano a seguire schemi blues oppure ruotavano attorno all’esibizione delle proprie capacità su strutture di canzoni famose. Al CN Club, invece, le jam prendevano forma attorno a motivi musicali vivi, pulsanti. I musicisti sviluppavano insieme queste idee, creando universi musicali autentici. È questo che dovrebbe essere una jam: uno scontro tra menti. Qui convergono innumerevoli suoni, si fondono gli uni con gli altri e poi trovano nuovi contenitori in cui continuare a risuonare. Per noi, quel contenitore è diventato la band. I due membri originari sperimentarono a lungo con la direzione da dare al gruppo: stili, strumenti e molto altro.
Dopo diversi importanti cambiamenti di formazione, trovammo finalmente un compagno di viaggio con cui condividevamo la stessa visione: RanChan. Allora RanChan e io frequentavamo la stessa università; lui abitava proprio al piano di sopra rispetto a me. Ci siamo sostenuti a vicenda durante gli anni durissimi della pandemia. Tutto quello che è successo in quel periodo ci ha aiutati a capire che cosa dovesse esprimere la nostra musica e che cosa significasse davvero la band. E, soprattutto, gli Spring Hill Post Tide sono venuti al mondo.
yuan: È una storia lunga, e credo che abbia già trovato risposta. È successo tutto in modo naturale. Ce ne siamo accorti soltanto in alcuni momenti non programmati: probabilmente è stato allora che è successo. È qualcosa di profondamente legato anche al nostro modo di vivere.
RanChan: Gli Spring Hill Post Tide si sono formati durante gli anni dell’università. È stata la musica improvvisata a unirci. Ogni membro della band ha i propri stili preferiti: noise, jazz, prog, metal e psichedelia. Ognuno di noi esplorava il proprio territorio e, quando tutte quelle energie si incontrano, nasce una reazione chimica meravigliosa. All’epoca improvvisavamo senza freni, bevevamo senza freni e scrivevamo poesie senza freni. Alla fine ci siamo resi conto di aver costruito un nostro sistema, un nostro linguaggio musicale.
Ying: Abbiamo sviluppato lentamente un linguaggio musicale nostro, attraverso prove e concerti portati avanti nel tempo.
Nel racconto che accompagna The City Portal Will Be Open descrivete la periferia di Wuhan, scuole semidistrutte, torri simili a prigioni e poesie lette sulle rive del lago Tangxun. Quanto della vostra musica nasce direttamente dai luoghi in cui vivete?
Tianyu·SkyRain: “AD ASTRA” è un motto latino che significa “tendere alle stelle, rivolgere il cuore al firmamento, mettersi in viaggio seguendo le stelle…”. “GEN Z” indica tutti i giovani appartenenti alla Generazione Z. Nel nostro brano “GEN Z, AD ASTRA” si sentono diversi campionamenti degli annunci di arrivo della metropolitana. “La prossima fermata è Dahualing.” Ho incontrato Runzi accanto agli edifici scolastici fatiscenti vicino alla stazione della metropolitana di Dahualing. Quando eravamo studenti, Dahualing, nel distretto di Jiangxia, ci sembrava incredibilmente lontana. Spesso partivamo da lì in metropolitana per raggiungere Wuhan Waste Ship, Wuhan Shoushou, Wuhan VOX e Wuhan Prison, dove andavamo a provare e registrare. Dopo, correvamo per prendere l’ultima metro e tornare al dormitorio prima del coprifuoco. Se la perdevamo, vagavamo esausti all’aperto fino alle sei del mattino, quando il responsabile del dormitorio apriva i cancelli.
Da studenti invidiavo di nascosto chi studiava vicino a Guanggu. Per loro andare ai concerti e alle prove era facilissimo: potevano incontrare ogni sorta di musicisti e amici artisti. Dahualing, a Jiangxia, sembrava così remota. Era come se ogni forma d’arte e di cultura sprofondasse e svanisse sotto le acque del lago Tangxun. L’ambiente circostante era soffocante, quasi anestetizzato. Eppure, a poca distanza, sempre a Jiangxia, l’isola di Canglong era piena di energia creativa. Dovevamo trovare qualcosa, perché in quel luogo dovevamo sempre tornare. Alla fine, sulle rive del grande lago Tangxun, scoprimmo il mondo spirituale degli anni Sessanta.
Piccoli gruppi di noi si riunivano per osservare le maree lungo la riva oppure si avventuravano, a mezzanotte, in angoli nascosti vicino all’acqua. La natura placava ogni sentimento inquieto e tumultuoso. Ciò che prima era rivolto verso l’esterno si ripiegava verso l’interno, trasformandosi in introspezione. Le risposte erano dentro la natura. L’avidità e la ruggine del cemento e dell’acciaio della città, l’adulazione e l’utilitarismo egoista delle scuole… tutto quel caos si dissolve tra le onde scintillanti di stelle. Sulla superficie increspata del lago la speranza luccica, tremola ancora e ancora, e ci conforta mentre riflettiamo sul passato e impariamo a riconciliarci con esso. A Wuhan ci sono tantissimi laghi in cui trovare pace. “La prossima fermata è Tazihu.” “GEN Z, AD ASTRA!”
yuan: Direi che una parte molto grande della nostra musica viene dalla terra in cui viviamo. Questo luogo mi ha dato tantissimo: amore e vita, amici, cibo, cultura. Tutto questo ha contribuito a fare di me la persona che sono oggi. Moltissime delle mie fonti creative nascono proprio qui.
RanChan: La nostra musica è completamente e profondamente legata alla vita. È la nostra vita, il nostro spirito.
Ying: Gran parte della nostra musica è connessa ai paesaggi e all’ambiente in cui viviamo.
Il titolo The City Portal Will Be Open suggerisce una soglia tra realtà differenti. Questo portale è un passaggio verso qualcosa che abbiamo dimenticato?
Tianyu·SkyRain: L’eredità dello spirito psichedelico degli anni Sessanta, l’aiuto reciproco disinteressato e il coraggio di inseguire i propri sogni. Ho conosciuto Lü Lü durante le scuole superiori professionali. Mi mostrò il campo di energia che si crea quando una band suona come un unico organismo. Nel 2020 assistetti a un concerto al VOX di Wuhan e incontrai per caso Master Chen, della band ROMO. Mi disse: “Devi continuare ad andare avanti con la tua band”. Nello stesso anno conobbi Lang ed Ellsing Nie al CN CLUB di Wuhan. La visione di Lang dei “vagabondi Wei Jin” e l’etica hippie di Ellsing Nie mi colpirono profondamente. Nel 2021, mentre suonavo al Feichuan di Wuhan, incontrai Yan Zhentao, che mi consigliò moltissima musica per big band jazz. Due anni dopo, alla mezzanotte del 31 dicembre 2022, incontrai Liu Sheng al CN CLUB. Ci immergemmo insieme nella musica psichedelica. In seguito, uno dopo l’altro, sono entrati nel mio capitolo psichedelico Yang Han, Mengmeng, Brother Bi, Fan Dengyan, Guo Yi, Ji Zifeng, Xia Jie… Queste persone coltivano la cultura e vivono in modo autentico. Ci hanno aperto gli occhi, spingendoci a guardare verso un universo più abbagliante, e ci hanno trasmesso uno spirito impossibile da descrivere!
yuan: Sono contento che tu l’abbia colto! Forse è un modo per aprire un universo parallelo, ahahah. Credo che in qualche universo parallelo — magari Terra-797 — ascoltare questo album sia la chiave che spalanca il portale del cosmo.
RanChan: In un’epoca di capitalismo molto sviluppato, le persone si sono progressivamente deformate e anestetizzate: inseguono fama e profitto, si adulano a vicenda e arrivano perfino a farsi del male. Si sono alienate in modi inimmaginabili e sembra che abbiano dimenticato chi erano in origine. Con la musica cerchiamo di ritrovare la voce originaria che è dentro di noi.
Ying: Sì.
L’improvvisazione sembra essere al centro della vostra identità musicale. Come capite che un viaggio musicale ha trovato la propria direzione?
Tianyu·SkyRain: Ci incontriamo in un parcheggio sotterraneo a Guanggu, Wuhan, verso le otto o le nove di sera. La nostra sala prove è nascosta all’interno di questo parcheggio. La maggior parte dei membri della band abita a più di quindici chilometri da Guanggu, quindi di solito proviamo di notte. Cominciamo con un’ora di improvvisazione. Se ci imbattiamo in motivi musicali forti, li teniamo stretti e sviluppiamo insieme le idee. Le prove finiscono verso l’una di notte. Se non troviamo motivi promettenti, rielaboriamo alcuni brani che abbiamo già: cambiamo il groove, aggiungiamo o togliamo strati strumentali. Dopo questa rielaborazione, il pezzo diventa qualcosa di completamente nuovo, con un carattere del tutto diverso.
Non proviamo mai la noia di limitarci a “ripassare le canzoni”. Abbiamo tentato questo approccio tre anni fa e abbiamo capito che va contro la creazione. Ci imprigiona tutti, come se interrompesse il nostro legame con l’universo. Se dovessimo provare in quel modo rigido, tanto varrebbe non provare affatto. Le vere rock band non provano così: lo fanno gli idoli pop diventati virali.
yuan: Qualche sguardo? Qualche espressione? Non so descrivere con precisione questa sensazione. È come una certa postura magica: quando arriva, semplicemente lo sai!
RanChan: Quando tutti suonano in uno stato che supera i limiti del proprio spirito, capiamo di averlo trovato.
Ying: La musica continua ad andare più in profondità, continua a scavare.
Mi hanno colpito la vostra straordinaria abilità nell’improvvisare e la grande precisione tecnica. Che cosa cambia quando passate dalla libertà di una jam dal vivo al processo di costruzione di un disco in studio?
Tianyu·SkyRain: Nasce in gran parte da un’intuizione misteriosa, ma si fonda anche su un lavoro di arrangiamento consapevole e meditato. Ci sono elementi di libertà, insieme a una tensione serrata. La registrazione in studio è una cosa, l’esibizione dal vivo un’altra, ma non sono due realtà del tutto separate. Un brano può durare soltanto quindici minuti nella versione in studio, mentre sul palco può vagare liberamente, allungandosi fino a mezz’ora o anche di più. L’ambiente immediato, l’energia dello studio e l’atmosfera dei concerti spingono la nostra arte a evolversi e crescere continuamente. È essenziale vivere il momento.
yuan: Diventa un’esperienza completamente nuova. A Yiwu Gebi, noi quattro abbiamo registrato insieme per la prima volta, in un ambiente raccolto e intenso. Il nostro tecnico del suono, Li Ping, ci ha dato un grande aiuto. Ci ha permesso di superare rapidamente il soundcheck e di impostare il flusso di lavoro, così la registrazione dell’album è proceduta in fretta.
RanChan: L’improvvisazione è un processo fatto di errori continui. È proprio attraverso quegli errori che troviamo un’apertura meravigliosa, capace di portarci tutti in equilibrio. Ascoltiamo come suonano le persone intorno a noi; non guardiamo soltanto noi stessi, ma tutto ciò che ci circonda. Rendiamo l’improvvisazione più coesa nel suo insieme e, dopo ogni sessione, riflettiamo su quello che è accaduto, trasformando quelle scintille fugaci d’ispirazione in una “versione da studio” ripetibile. Per noi l’improvvisazione non è necessariamente tutta “buona”: trasformiamo semplicemente un momento “buono” in un istinto del nostro modo di suonare.
Ying: Dal vivo a volte è necessario rispondere immediatamente sul piano emotivo. La registrazione in studio, invece, richiede precisione e stabilità.
Spesso vi paragonano ai gruppi psichedelici degli anni Settanta, ma credo che siate molto più di questo. Quali sono le vostre influenze e le vostre ispirazioni musicali?
Tianyu·SkyRain: Andrej Tarkovskij, Niccolò Paganini, Kamasi Washington, Manuel Göttsching, Klaus Schulze, Kanye West, Popol Vuh. In questo momento, la mia influenza più grande sono The Myrrors, dall’Arizona, negli Stati Uniti. La filosofia musicale di Nik Rayne ha suscitato in me moltissime riflessioni. Grazie, Nik Rayne.
Voglio ringraziare anche la mia famiglia, che mi ha sempre voluto bene; i musicisti di Wuhan Liu Sheng, Lang, Ellsing Nie, Lü Lü, Fan Dengyan, Yan Zhentao, Chen Yuanchi e Guo Yi; Baby Bi a Shanghai, Wang Haiyang a Nanchino, Li Ping a Yiwu e i miei amatissimi Tropical Fish. Tutte queste persone mi hanno dato una forza immensa, soprattutto la spinta ad agire! La psichedelia che vive nel profondo del cuore!
yuan: Film di fantascienza, videogiochi, fumetti, vita quotidiana, storia, famiglia, amici e persone amate. Sono davvero troppe cose da elencare. Attingo a ogni aspetto della vita che amo. Tutto questo è una fonte d’ispirazione. Senza, faccio fatica persino a immaginare come potrei vivere.
RanChan: Acid Mothers Temple, Shibusashirazu, Gojira, Slift, Pink Floyd, Jimi Hendrix, molte band locali di rock psichedelico di Wuhan e la musica tradizionale dei diversi gruppi etnici del mondo.
Ying: Musica psichedelica, krautrock, jazz e così via.
Le note dell’album descrivono un mondo in cui le informazioni sgorgano continuamente dai nostri schermi, mentre gioia e dolore scorrono insieme. Suonare insieme vi offre un modo per riscoprire un rapporto diverso con la vita?
Tianyu·SkyRain: Il mondo descritto nel nostro album “The City Portal Will Be Open” è un mondo in cui le informazioni sgorgano senza sosta dagli schermi, mentre gioia e dolore si intrecciano e scorrono come un unico flusso. La Città-Stato non è un mondo ordinario, chiuso dentro simboli, consumi e flussi d’informazione. Funziona invece come un totem spirituale: un confine che separa il conosciuto dall’ignoto. Aprire le porte della Città-Stato significa aprirci a mondi nuovi attraverso la musica. Creare musica insieme ci offre davvero la possibilità di riscoprire un rapporto diverso con la vita.
Quando si affrontano da soli le maree di quest’epoca, il pensiero resta spesso intrappolato in un circuito interiore chiuso. La creazione collettiva nella band permette a esperienze vissute differenti di incontrarsi e risuonare. Non inventiamo fantasie dal nulla: ci radichiamo in eventi reali, osservazioni dirette ed esperienze incarnate, traducendo in suono emozioni ineffabili, domande e smarrimenti della vita quotidiana. Dietro ogni schermo, i big data, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale classificano e standardizzano incessantemente le informazioni. Suddividono le emozioni in movimento in categorie e riducono la complessità dell’esperienza vissuta a dati quantificabili.
Attraverso cicli infiniti di raccomandazioni, disciplinano gradualmente la percezione umana ed erodono la nostra irripetibile individualità, costringendoci a interpretare noi stessi e il mondo attraverso modelli uniformi. Suonare insieme e improvvisare costituisce un rituale d’ascolto, capace di perforare e dissolvere l’ordine valutativo costruito dagli algoritmi. La musica non ci consegna risposte: apre semplicemente uno spazio alla sensazione. Nell’onda sonora che risuona, ci liberiamo dall’inerzia del consumo passivo d’informazioni e smettiamo di misurare l’esistenza attraverso etichette, modelli digitali e filtri dello schermo. Il cuore della creazione collettiva è un attraversamento spirituale compiuto insieme attraverso il suono.
Come totem spirituale, la Città-Stato rappresenta i limiti della nostra percezione attuale. Quando componiamo e ascoltiamo fianco a fianco, tentiamo collettivamente di spalancarne le porte, di uscire da una percezione modellata dagli algoritmi e di recuperare un modo più immediato e autentico di riconnetterci alla realtà vissuta e gli uni agli altri.
Ying: Sì, credo che sia questo il fascino della musica.
yuan: Sì, la vita stessa è un enigma. Come vivere, e come vivere bene: sono entrambe domande difficili. Non so quanto tempo mi servirebbe per trovare le risposte da solo. Ma la creazione collettiva mi ha aiutato molto: la musica avvicina le persone.
RanChan: Suonare insieme avvicina le persone; anche esibirsi sul palco le avvicina. La musica abbatte completamente le barriere che esistono tra gli individui.
Adoro il contrasto tra titoli come Midnight’s Cosmic Guest e Veiled Flora e l’inaspettato Balenciaga. Che cosa ispira i vostri titoli?
Tianyu·SkyRain: Da bambino ero profondamente attratto dai miti e dai romanzi di fantascienza, tra cui “Cronache marziane” di Ray Bradbury e “Ristorante al termine dell’universo” di Douglas Adams. Mi hanno influenzato molto anche le opere d’animazione e i classici del cinema fantascientifico: “Ghost in the Shell”, “Cowboy Bebop”, “Viaggio in Occidente”, “Gundam”, “Solaris” di Tarkovskij e l’arte spaziale di David A. Hardy. C’è una coincidenza meravigliosa: l’ultimo racconto delle “Cronache marziane”, Il picnic di un milione di anni, è ambientato nell’ottobre del 2026, proprio il mese in cui è prevista l’uscita del nostro album. Questa corrispondenza temporale tra un testo scritto decenni fa e il nostro lavoro mi sembra un incontro poetico. Attraverso narrazioni diverse, tutte queste opere interrogano il posto dell’umanità nel grande ordine del cosmo e della civiltà. Da studente d’arte mi sono immerso in estetiche visive molto diverse: le visioni spirituali eteree e fluttuanti di Chagall; l’indagine di Cézanne sull’essenza delle cose; gli ornamenti stratificati e carichi di metafore di Klimt; e i dipinti a inchiostro, liberi e trascendenti, di Zhang Daqian, nei quali illusione e realtà si intrecciano.
Questa esperienza estetica interculturale ha gradualmente plasmato il mio istinto creativo: andare oltre le apparenze superficiali e scavare fino all’essenza spirituale nascosta dietro titoli e immagini. È da questo ricco patrimonio estetico che sono nati titoli come “Midnight’s Cosmic Guest” e “Veiled Flora”. “Midnight’s Cosmic Guest” assomiglia a un dialogo surreale tra l’arte cosmica di David A. Hardy e la pittura cinese a pennellate libere di Zhang Daqian. Assorbe la spinta esplorativa della No Wave, della psichedelia degli anni Sessanta e dello spiritual jazz, portando avanti l’interrogativo infinito dell’umanità sull’universo. La leggenda di Wan Hu incarna questo romanticismo senza tempo: attraversare le epoche e protendersi verso l’ignoto. “Veiled Flora” sposta lo sguardo dal vasto cielo stellato di nuovo verso la terra. Il brano è dedicato a Yang Han, un caro amico che ha sostenuto enormemente la band e continua a ispirarci.
Per me incarna una qualità botanica: una forza spirituale primordiale, silenziosa ma incisiva. Non lancia grida rumorose e appariscenti; attraversa in silenzio cicli di crescita, decadimento e rinascita, negli angoli trascurati del mondo. All’esterno è calma e trattenuta, ma possiede una resilienza interiore capace di perforare l’immobilità. Attraverso questa immagine abbandono una prospettiva antropocentrica per osservare una condizione silenziosa, ma sempre acuta.
Prendiamo il brano “Balenciaga”. La sua ispirazione affonda le radici a Wuhan, nei simboli del marchio di lusso che si incontrano ovunque nelle zone commerciali della città. Non è un giudizio di valore sul marchio in sé. Una parte dell’ispirazione viene da una scena iconica di “American Horror Story: Coven”. La strega Myrtle Snow è legata al rogo e, nell’istante finale in cui le fiamme la divorano, grida “Balenciaga“. È una scena assurda, carica di tensione drammatica, che contiene una satira tagliente: mette a confronto l’iconografia dell’alta moda con la distruzione e il sacrificio. Dietro questo titolo c’è qualcosa dello spirito de “Il giovane Holden”, che risuona anche nel testo del brano. Holden detesta le maschere sovrapposte e la falsità teatrale del mondo adulto. Nei quartieri commerciali delle nostre città, i simboli del lusso diventano proprio le maschere create dalla nostra epoca. Le persone inseguono con fervore le etichette dei marchi, consumando le identità artificiali associate agli oggetti e partecipando volontariamente a questa messinscena elaborata del consumo.
“Midnight’s Cosmic Guest” e “Veiled Flora” cercano entrambi di perforare le apparenze e toccare lo spirito autentico del cosmo, della vita e dell’umanità. La mania dei simboli alimentata dai beni di lusso rappresenta il loro contraltare. Come Holden, sempre vigile contro l’ipocrisia, vedo in questi paesaggi commerciali le illusioni intessute dalla cultura del consumo: le persone si aggrappano a gusci simbolici, indulgono in travestimenti scintillanti e smettono di cercare l’autentica essenza spirituale che si cela sotto la superficie. Tutti desideriamo liberarci dalla routine quotidiana. Una strada conduce verso l’interno e verso l’esterno, in direzione di un mondo spirituale autentico; l’altra ci intrappola in un ciclo infinito di false maschere fabbricate dal consumo. È questa la questione su cui invito chi ascolta a riflettere attraverso il titolo.
Le vostre esibizioni dal vivo possono coinvolgere danzatori tradizionali, cantanti folk, strumentisti a fiato e altri collaboratori, trasformando il concerto in qualcosa che assomiglia a un rituale collettivo. Quanto è importante la presenza di altre voci artistiche nel vostro universo musicale?
Tianyu·SkyRain: È essenziale, e affonda le radici ancora una volta nel concetto di “Daguan” dell’I Ching, la grande contemplazione: la grande visione si pone in alto e osserva il mondo intero con equilibrio e sincerità. Non si tratta di un creatore solitario che impone al pubblico un’opera già definita. È invece un rituale condiviso, in cui convergono voci, corpi e forme d’arte differenti. Quando si uniscono a noi cantanti folk, danzatori tradizionali e strumentisti a fiato, allarghiamo il campo della nostra osservazione. Ogni artista porta con sé la propria esperienza vissuta e il proprio modo di guardare il mondo. La musica diventa un contenitore per una contemplazione collettiva, non soltanto l’esibizione di una band. I confini tra chi si esibisce e chi ascolta si fanno più sfumati. Insieme osserviamo il medesimo cosmo mentre si dispiega, proprio come il vento attraversa la terra nell’esagramma Guan. Questa testimonianza condivisa è il cuore del nostro rituale dal vivo.
Ying: È una componente molto importante. Solo grazie a questi elementi possiamo costruire scene psichedeliche e interessanti.
yuan: Un’astronave non può essere pilotata da poche persone. È come se fossimo tutti ai comandi di un’enorme nave cosmica: ogni singola persona è incredibilmente importante!
RanChan: Dal nostro punto di vista, è una manifestazione esteriore del mondo spirituale del momento presente. Può essere molto importante, oppure non esserlo affatto: Niente e Tutto.
Vi sentite parte di una nuova generazione di musicisti sperimentali cinesi che costruisce una propria identità musicale al di là delle categorie occidentali consolidate? E che cosa vorreste che gli ascoltatori fuori dalla Cina scoprissero attraverso la vostra musica?
Tianyu·SkyRain: Siamo effettivamente parte di una nuova generazione di musicisti sperimentali cinesi, creatori che portano in sé le caratteristiche della Gen Z. Siamo cresciuti nell’era digitale e ci immergiamo naturalmente in un paesaggio sonoro globale, vario e fluido, attingendo in profondità all’essenza spirituale della musica tradizionale cinese. La nostra identità musicale non è la semplice copia di un genere: cresce spontaneamente dalla terra sotto i nostri piedi, dalle esperienze locali e dalla ricerca spirituale. Usiamo l’improvvisazione, il noise e i suoni cosmici come mezzi per esprimere le nostre domande spirituali e cerchiamo un territorio sonoro nostro, al di là dei paradigmi musicali consolidati.
Questa ricerca spirituale affonda le radici nella Grande Visione Cosmica del pensiero tradizionale cinese: osservare il cielo e la terra nel loro perpetuo movimento circolare, mentre tutte le cose si rinnovano senza fine. Ci nutriamo di questo antico modo di percepire. Il nostro suono conserva il respiro e lo spazio; le emozioni resistono alla riduzione a dati, perché l’esistenza stessa è flusso e trasformazione. La nostra musica porta avanti il pensiero filosofico tradizionale cinese e incarna le immagini romantiche dei versi di Li Bai: la libertà di contemplare cielo e terra e vagare nell’immensità sconfinata. In questo modo infonde nel suono un’antica visione cosmica del mondo.
Spero che gli ascoltatori fuori dalla Cina possano scoprire, attraverso la nostra musica, che in quest’epoca frenetica, inondata di video brevi in cui tanti suoni inseguono la visibilità rinunciando all’espressione artistica, a Wuhan c’è ancora un gruppo di persone mosse da un desiderio feroce di esplorare il suono e l’arte, e impegnate a creare musica altamente immaginativa. Spero che percepiscano come lo spirito innovativo della psichedelia degli anni Sessanta continui a risuonare tra musicisti di paesi diversi e come il pensiero filosofico tradizionale cinese aiuti ancora oggi gli artisti ad ampliare gli orizzonti della propria creatività. In un’epoca in cui schermi, algoritmi e simboli del consumo attenuano l’unicità degli individui, usiamo il suono collettivo e il rituale dell’improvvisazione per interrogare i confini della percezione.
La musica sperimentale può trovare terreno fertile e mettere radici ovunque nel mondo. Anche su questa terra, l’immaginazione cosmica, la sottigliezza e l’immensità possono crescere dalla realtà che viviamo. Vorrei che gli ascoltatori sentissero una forza spirituale che non dipende da criteri di giudizio esterni, una forza che cerca dentro di sé mentre si apre verso l’esterno. Questo è il nucleo di “The City Portal Will Be Open”: anche se le terre sono lontane, l’umanità condivide l’impulso a guardarsi dentro e a contemplare il vero volto della vita. La musica autentica unisce tutti gli esseri e, attraverso una percezione condivisa, trasforma dolcemente il mondo.
Ying: Spero di continuare a impegnarmi. Gli ascoltatori occidentali possono scoprire che la nostra musica è in grado di rompere le loro idee preconcette sulle band cinesi.
yuan: Gli ascoltatori possono sentire ciò che vogliono. La musica psichedelica è musica libera, proprio come la mente. Il cervello può immaginare qualsiasi cosa e l’immaginazione non ha limiti. Spero che chi ascolta lasci correre la mente, pensi liberamente e senta in profondità!
RanChan: Possiamo essere considerati una nuova generazione di musicisti sperimentali, ma non sperimentiamo per il gusto di sperimentare: abbiamo scelto la sperimentazione per raggiungere un obiettivo musicale più ampio. Quando creiamo musica, scacciamo dalla mente le “classificazioni”. A nostro avviso, la musica davvero buona non dovrebbe essere confinata in formati prestabiliti: altrimenti muore ancora nel grembo e non può superare la prova del tempo. La musica veramente vitale può generare nuova vita dentro un embrione antico. Non speriamo che gli ascoltatori scoprano qualcosa in particolare; vogliamo soltanto che ascoltino con il cuore il suono che arriva dall’Oriente.

Ora che il vostro primo album sulla lunga distanza è uscito, dove vorreste portare gli Spring Hill Post Tide?
Tianyu·SkyRain: Speriamo di andare in tournée in tutto il mondo. Da quando è uscito l’album, tanti amici di paesi diversi hanno sostenuto la nostra musica, e ne siamo profondamente commossi. Desidero poter abbracciare di persona ognuno di questi cari amici e brindare alla forza della musica! Sarebbe un sogno assoluto poter salire un giorno sul palco del Fuzz Club Festival o del Levitation Festival.
Ying: In tutto il mondo.
yuan: A Laugh Tale! Voglio davvero ancora scoprire che cosa sia “One Piece”. (Sul serio.)
RanChan: Uscire dall’Asia e conquistare il mondo!
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