Nona vittoria di Antonelli ad Austin: mondiale rinviato. Leclerc salva il podio Ferrari

Venti anni e sessantuno giorni: potevano essere i numeri giusti per suggellare il campione del mondo più giovane della storia, invece bisognerà aspettare almeno un altro gran premio per celebrarlo. Partito dalla pole position con una partenza impeccabile, ieri Kimi Antonelli ad Austin non ha sbagliato nulla. Strategia a una sosta; scattato al via con le medie, finito con la hard: ha fatto il vuoto con oltre quindici secondi su Leclerc. Si tratta della vittoria numero nove su diciotto gran premi. Metà esatti. Un quasi dominio, si potrebbe dire.
A completare il podio, Leclerc e Verstappen, con un ferrarista così carico che in certi momenti si pensava potesse agguantare il primato in Texas, ma una strategia a due soste, unico fra i primi, si è messa in mezzo fra lui e un traguardo possibile. Verstappen invece non ne aveva per stargli dietro sul finale mentre Hamilton ha ‘bucato’ un possibile podio nonostante gomme più fresche perché, sempre puntando sul secondo cambio gomme, una virtual safety car causata da Bottas gli ha impedito rimonta e sorpassi nei punti giusti. Ottima gara anche per Hadjar che, nonostante la chiusura al sesto posto da imputarsi a una partenza con un problema di erogazione alla frizione che gli è costata il terzo posto e una rogna alla mappatura nel rilancio dal pit-stop, contribuisce a riportare la Red Bull a pari quota nel terzo posto costruttori del mondiale con la McLaren.
Una grande gara, ma una festa che stava per concretizzarsi già negli States è sfumata per un soffio, una posizione soltanto in più del “dovuto” compagno di squadra di Antonelli. Il successo matematico dipendeva infatti da Hamilton e Russell: il ferrarista per fermare la corsa di Kimi doveva arrivare almeno quarto, Russell appunto ottavo. Hamilton appunto non ha fatto meglio del quinto posto, Russell ci è arrivato per un soffio nonostante una gara parecchio storta culminata anche da una penalità di cinque secondi che ha scontato anticipando la sosta ai box per le gomme. Rimandata la festa e la doccia di champagne, almeno, al Messico, dove troverà quello autentico e non analcolico come ieri: ancora per molti mesi, infatti, a Kimi negli Usa tocca quello “junior” visto che per l’alcool deve aspettare il compimento dei ventuno.
Alle sue spalle, la notizia bella per l’Italia ma anche amara per i fan della rossa è stata il secondo posto di Charles Leclerc. La Ferrari aveva comandato tutte e tre le libere – due volte con il monegasco, una con Lewis Hamilton – e persino la Q2; in Q3 erano arrivati però soltanto al quarto e quinto tempo, dietro ad Antonelli, Verstappen ed Hadjar. In gara Leclerc aveva anche inizialmente smentito l’idea di una monoposto veloce solo quando non conta (verificata appunto anche nell’ultima sessione di qualifiche di sabato), un copione che lo “perseguita” da anni. Al via ha superato subito Hadjar insieme a Hamilton, ha attaccato Verstappen e, dopo essere stato ricacciato al terzo posto, ha costruito una corsa coraggiosa. Le due soste come accennato lo hanno riportato nel traffico, ma nel finale ha superato Norris e quindi Verstappen, per una volta non impeccabile: largo alla curva 11, paga una posizione irrecuperabile. Leclerc a proposito delle qualifiche individuato il gap “fatale” nel problema nella sensibilità delle gomme a variazioni di temperatura anche di uno o due gradi, in gara però riesce a staccare il miglior giro (il quarantaduesimo); Hamilton nella velocità persa sui rettilinei, dove la Ferrari esauriva prima degli avversari la spinta elettrica. Non un disastro, con appena 276 millesimi a separare Hamilton dalla pole, ma un’altra occasione lasciata a terra.
Una consolazione a metà per Ferrari anche per i problemi di Hadjar. Se da un lato si soffre anche per il podio mancato di Hamilton, dall’altro Hadjar è rimasto bloccato su una mappatura sbagliata dopo il pit stop compromettendo tutto il finale di gara mentre Norris, che aveva azzeccato la strategia con una sosta sola, fatto che l’aveva visto risalire sino al secondo posto, ha poi pagato l’usura nel finale con prestazioni sotto al dovuto, perdendo ben tre posizioni quando i pneumatici letteralmente non ce la facevano più: una debacle storica che vede il campione del mondo uscente a corto di podi da ormai quattro prove consecutive.
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