Striscione in municipio a Merano: l’arcobaleno che divide – Merano
MERANO. Otto mesi per una risposta che «non convince, né nel merito né nel metodo». È la critica mossa dalla consigliera comunale Paola Zampieri (Fratelli d’Italia) alla replica dell’amministrazione guidata dalla sindaca Katharina Zeller sull’esposizione dello striscione Pride dal balcone del municipio di Merano, la scorsa estate.
Il nodo
Secondo Zampieri, il nodo centrale della vicenda risiede nel tentativo, da parte dell’amministrazione, di “negare l’evidenza”, sostenendo che l’iniziativa non avrebbe carattere ideologico ma rappresenterebbe una semplice affermazione di diritti fondamentali.
«Nessuno mette in discussione i diritti delle persone, già garantiti dalla Costituzione – osserva la consigliera -. Il problema nasce quando, sotto il richiamo ai diritti, si promuove una precisa visione culturale, che è a tutti gli effetti un’ideologia». Nella risposta ufficiale si ribadisce infatti che il tema LGBTQ+ non sarebbe riconducibile a un’impostazione ideologica, bensì ai principi di dignità e uguaglianza. Una posizione che Zampieri definisce “legittima sul piano politico”, ma che proprio per questo, aggiunge, «non può essere presentata come neutrale o universale da un’istituzione chiamata a rappresentare l’intera cittadinanza».Da qui la critica all’utilizzo degli spazi istituzionali: «Il municipio è la casa di tutti, non la sede di una parte. La scelta di esporre lo striscione rappresenta invece una presa di posizione chiara, che finisce per indicare quali simboli siano ritenuti ‘giusti’ e quali no».
Contestato anche il passaggio in cui l’amministrazione afferma di voler esporre esclusivamente simboli “coerenti con i valori della giunta”. «Implica l’assenza di pluralismo e l’adesione a una sola linea politica -sostiene Zampieri -. Non è equilibrio istituzionale, ma una visione unilaterale». La consigliera richiama il principio di neutralità delle istituzioni, che «non può diventare un concetto elastico da adattare alle esigenze del momento». Al contrario, conclude, «se si vogliono evitare divisioni, il primo passo è non crearle dall’alto. Non si tratta di essere contro qualcuno, ma di difendere il rispetto delle istituzioni e il pluralismo. Quando si oltrepassa questo confine, trasformando il Comune in uno strumento di affermazione ideologica, si compie una scelta precisa. E noi diciamo con altrettanta chiarezza che non è la nostra»




