Marche

Striscione ascoli, in campo la diocesi. Monsignor Palmieri vuole mantenere un profilo basso. La comunità dei fedeli lo sostiene

ASCOLI Lo striscione con il quale ignoti invitano l’arcivescovo monsignor Pierluigi Palmieri ad andarsene ha scosso la comunità ascolana. L’azione, soprattutto per la tempistica con la quale si è svolta, è con tutta probabilità riconducibile alla questione della Pastasciutta antifascista e del rifiuto da parte della parrocchia del Cuore Immacolato di Maria a concedere i propri spazi per lo svolgimento della manifestazione.

Monsignor Palmieri, intervenendo sulla questione, aveva fatto riferimento ai valori della nostra Costituzione, tra cui l’antifascismo. Sull’episodio dello striscione, tuttavia, il presule avrebbe deciso di tenere un profilo molto basso, rimanendo in silenzio ed evitando di alimentare ulteriori polemiche. Tra l’altro, non risulterebbe che siano state presentate denunce contro ignoti per l’affissione dello striscione in via Marini, tra i quartieri di Porta Maggiore e Pennile di Sotto.

La difesa

A difesa dell’arcivescovo Palmieri è scesa in campo la comunità diocesana che ha diffuso una nota. «Quando un vescovo, come monsignor Palmieri, esercita il suo ministero con libertà evangelica, richiamando la dignità della persona, la giustizia, la pace, l’accoglienza, la responsabilità e la fraternità, è naturale che il suo messaggio non lasci indifferenti. Può essere accolto con entusiasmo, può suscitare interrogativi, può perfino incontrare resistenze. Fa parte della missione della Chiesa essere segno di contraddizione, come lo è stato Cristo. Anche l’esposizione di uno striscione polemico e che si trincera dietro l’anonimato per quanto possa dispiacere nei toni e nei contenuti, può essere letta come il segno che quella parola ha raggiunto il suo obiettivo: ha toccato le coscienze. L’indifferenza sarebbe forse più preoccupante del dissenso. Una comunità che discute, si interroga e persino si confronta con forza dimostra che il messaggio ricevuto non è stato ignorato».

Rispetto e non offese

La nota della comunità diocesana continua predicando il rispetto: «Il confronto dovrebbe sempre svolgersi nel rispetto reciproco, evitando che il dissenso degeneri in offesa personale o in delegittimazione.

La Chiesa non teme il dialogo, anzi lo promuove, purché sia animato dalla ricerca sincera della verità e dal riconoscimento della dignità di ogni persona. Il ministero episcopale non consiste nel rincorrere gli umori del momento o nell’assecondare le opinioni prevalenti. Al vescovo è affidato il compito di custodire il Vangelo e di annunciarlo con fedeltà.

Per questo, come comunità diocesana, desideriamo esprimere al nostro vescovo Gianpiero vicinanza, stima e sostegno, come riconoscimento del servizio che egli svolge a favore della Chiesa. Le polemiche passeranno. E per buona pace di chi ha scritto lo striscione, ricordiamo che il mandato del vescovo Gianpiero terminerà fra 15 anni».




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