Strage di via D’Amelio, in aula a Caltanissetta il racconto sulla borsa di Borsellino
La gestione delle indagini dopo la strage di via D’Amelio torna al centro del processo «Depistaggio bis» davanti al Tribunale di Caltanissetta. Sotto accusa quattro poliziotti – Maurizio Zerilli, Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi e Angelo Tedesco – all’epoca nel gruppo investigativo guidato da Arnaldo La Barbera.
Secondo l’accusa, avrebbero reso dichiarazioni false o omesso elementi rilevanti nel primo processo sul depistaggio, legato al ruolo del falso pentito Vincenzo Scarantino, che sarebbe stato «indottrinato» per accusare innocenti e deviare le indagini sull’attentato in cui fu ucciso Paolo Borsellino.
In aula è arrivato il racconto dell’ex poliziotto Armando Infantino, tra i primi ad arrivare sul luogo dell’esplosione. «Il mio caposquadra mi disse di farmi consegnare la valigia del dottore Borsellino», ha spiegato, ricostruendo il momento in cui prese la borsa «bruciacchiata» e la caricò su un’auto di servizio.
Il teste ha descritto anche le condizioni della scena subito dopo l’attentato: «C’erano resti umani per strada». E ancora: «Vidi l’autista Antonio Vullo, non si era reso conto dell’esplosione, era sotto choc». Infantino ha parlato di caos, feriti che uscivano dai palazzi e soccorsi improvvisati. Il processo punta a chiarire eventuali responsabilità nella gestione delle prime fasi investigative e possibili livelli superiori nel depistaggio.
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