Strage dell’ambulanza, il pm non farà ricorso. Patente solo sospesa per il camionista che uccise Giulia, Gianni e Franco

La procura di Arezzo non impugnerà la sentenza. Il camionista che uccise, travolgendo con il tir che guidava l’ambulanza della Misericordia di Terranuova, Gianni Trappolini, Giulia Santoni e Franco Lovari, potrà tornare al volante dopo tre anni di sospensione della patente. La decisione del pm Giorgio Martano è stata comunicata nella giornata di oggi ai legali delle tre famiglie, gli avvocati Stella Scarnicci, Enrico Buoncompagni e Veronica Barzanti. Il dispositivo parla chiaro: “Si legge che il pm non intende fare ricorso – spiega l’avvocato Scarnicci – in quanto la sentenza riporta una valutazione di merito del giudice. A questo punto cercheremo di capire quali altre mosse possiamo fare. Resta il fatto che questa vicenda fa passare un messaggio terribile: quello che si può guidare guardando il telefono, interagendo sui social, e causando incidenti terribili senza nemmeno vedersi revocata la patente”.
Il dispositivo del pm
La tragedia dell’A1 ha colpito molto gli aretini. Un evento terribile di cui lo stesso pm nel suo dispositivo riconosce la gravità “Questo ufficio – scrive – ritiene doveroso esprimere la piena consapevolezza della straordinaria gravità della vicenda […] e del dolore patito dai familiari delle vittime, cui guarda con il massimo rispetto e considerazione”. Poi il magistrato specifica il perché della sua decisione: “La motivazione resa dal giudice non presenta vizi tali da integrare una violazione di legge nei termini richiesti per l’ammissibilità del ricorso per Cassazione. Alla luce di quanto sopra, l’impugnazione risulta preclusa nei limiti consentiti dall’ordinamento processuale”. E così l’istanza delle famiglie non è stata accolta. In pratica il pm sostiene che ci siano “limiti stringenti” al suo operato. La scelta tra revoca e sospensione, scrive, sarebbe legata a una “valutazione discrezionale del giudice” che non è “sindacabile in termini di legittimità”, quindi non sarebbe impugnabile.
L’appello caduto nel vuoto
A nulla dunque è valso l’appello dei genitori di Giulia, della moglie e della figlia di Gianni, dei figli di Franco, che dopo l’istanza alla procura si sono rivolti ai media. “Lo facciamo per evitare che altre persone si ritrovino a piangere i loro cari”, ha spiegato mamma Caterina di fronte al tribunale, raccontando il perché di quella battaglia contro la decisione del giudice e anche contro il tempo. Perché 24 ore dopo sarebbero scaduti i termini affinché il pm impugnasse la decisione.
“Le indagini – spiegano i familiari – erano state eseguite con grande scrupolo. La prima fase del procedimento ha permesso che venissero accertati tutti gli elementi volti a ricostruire la dinamica. Ci sono state perizie puntuali e dettagliate. Invece la sentenza derivante dal patteggiamento ci ha lasciati spiazzati. Abbiamo saputo dell’esito dai media: nessuno ci aveva contattati per spiegare cosa era successo”. E poi il capitolo risarcimenti: Mistò ha offerto un risarcimento di 5mila euro a famiglia, che nella fase del patteggiamento, è sceso a 2 mila euro. “Gli assegni sono stati lasciati nella cancelleria del tribunale, senza che però sia stata pronunciata una parola di scuse”.
Adesso i familiari dovranno metabolizzare l’ulteriore amara notizia. E da lunedì, insieme ai loro legali, cercheranno di valutare quali possano essere le prossime mosse. “Perché – spiega l’avvocato Scarnicci – se chi guida un mezzo pesante con patente irregolare, usando i social alla guida (secondo il ctu aveva inviato l’ultimo contenuto Whatsapp appena un minuto prima dello schianto ndr), uccide tre persone e si vede solo sospendere la patente per tre anni, il segnale che diamo al Paese è che la vita umana vale meno di un video pubblicato online”.
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