Calabria

Strage Amendolara, Falcomatà: “La Regione Calabria ha le mani sporche di sangue”

Intervento in Consiglio Regionale del consigliere Giuseppe Falcomatà (Pd) sulla strage di Amendolara.  “Le misure  – ha detto l’ex sindaco di Reggio Calabria – esistevano, le leggi esistevano e voi purtroppo siete rimasti fermi, inerti. Questo è il riflesso di un paese che si indigna per due giorni e dimentica per anni. Lo specchio di un Governo che discute in maniera ossessiva e ossessionata di immigrazione e da qualche tempo anche di remigrazione. Non discute quasi mai di sfruttamento”.

Falcomatà su Amendolara: “Tragedia che poteva essere evitata”

“Un Governo nazionale  – ha incalzato il membro dell’opposizione  – che sbraita quando si parla di sbarchi e tace quando si tratta di schiavitù. Vi indignate quando vedete i furgoni bruciati e non dite nulla ai tre euro l’ora dati ai lavoratori. Piangete di fronte alle bare con dentro i corpi carbonizzati e non dite nulla di fronte ai contratti falsi, alle violenze fisiche verbali. Al racket degli alloggi, ai furgoni con stipati dentro esseri umani. Altro che responsabilità condivisa, altro che costituzione di parte civile. Qui avete le mani sporche di sangue, era una tragedia che poteva essere evitata applicando la legge regionale che questa stessa regione ha approvato attuando gli strumenti di cui questa stessa regione si è dotata, probabilmente oggi non staremmo commentando l’ennesimo delitto, l’ennesimo crimine, l’ennesima atrocità che inizia da lontano. Che parte con quelle minacce, con quelle botte, con i salari da fame e arriva poi a calpestare giorno dopo giorno, passo dopo passo la dignità dell’essere umano.

La citazione musicale

“Diceva Fabrizio De Andrè  – ha proseguito Falcomatà – per quanto voi vi crediate assolti, siete per sempre coinvolti. Mentre noi oggi discutiamo, lanciamo proposte, facciamo un minuto di silenzio per ricordare le vittime di Amendolara, anche stamattina alle 4 oltre 30.000 lavoratori si sono alzati, si sono recati ai campi con mezzi di fortuna e hanno lavorato per portare sulle nostre tavole i prodotti della nostra terra. Poi torneranno a casa, se casa si possono definire quegli stanzoni nei quali sono costretti a vivere. E lo faranno ancora uan volta da soli, senza nessuna certezza e tute. Soltanto con la speranza di sopravvivere un giorno in più”.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »