“L’Italia vince nelle giovanili grazie alla tattica, ma bisogna lavorare sulla tecnica di base. Quando Maldini ha detto ‘ci vorranno 10 anni’ è stato frainteso”: la ricetta di Ranieri
Riportare l’Italia ai Mondiali, ovviamente. Riavvicinare i tifosi alla Nazionale, ovviamente. Soprattutto, però, ricostruire il percorso che accompagna i giovani fino alla squadra maggiore. Sono questi gli obiettivi indicati da Claudio Ranieri nella conferenza stampa di presentazione come nuovo direttore tecnico azzurro, al fianco del presidente della Figc Giovanni Malagò e del nuovo commissario tecnico Roberto Mancini.
“Per me questa scelta è il coronamento di una carriera. Ero al mare quando il presidente mi ha chiamato e non ho avuto dubbi nell’accettare”, ha raccontato Ranieri. Che ha messo subito sul piatto il suo curriculum: “Difficoltà? La mia storia la dice lunga su quante difficoltà ho affrontato”. Poi però il tecnico romano ha scelto di andare subito dentro i problemi che dovrà affrontare: “Sono molto felice, vorrei riportare l’amore nei tifosi della Nazionale. Vorrei far vedere ai bambini la nostra Italia ai Mondiali. Bisogna capire come far uscire tanti giocatori: il salto dall’Under 21 è quello più difficile“.
Il nuovo direttore tecnico ha concentrato buona parte del suo intervento sul lavoro da compiere nei settori giovanili. Per Ranieri, i risultati ottenuti dalle selezioni azzurre non devono nascondere i problemi nella formazione individuale dei calciatori: “Ci sono tanti ragazzi su cui lavorare e che meritano di giocare. Vinciamo nelle giovanili perché abbiamo un’attenzione tattica diversa dal resto d’Europa. Bisogna però lavorare sulla tecnica, sui ragazzi e sulla loro crescita“. Poi un altro tema centrale, quello dell’utilizzo dei giovani italiani da parte dei club di Serie A: “Mi auguro che tutte le componenti lavorino in modo da permettere l’utilizzo di più italiani nei club così da far avere più scelta al commissario tecnico”.
Ranieri è tornato anche sulle parole pronunciate da Paolo Maldini prima delle sue dimissioni, spiegando la propria interpretazione del riferimento ai dieci anni necessari per cambiare il calcio italiano. “Quando Maldini ha detto ‘ci vorranno dieci anni’ è stato frainteso: intendeva che ci sono giocatori che vanno ristrutturati dalla base, aiutati a diventare bravi. È la differenza tra noi e le altre squadre, che hanno una tecnica di base superiore alla nostra. Ad esempio, pochissimi allenatori fanno dribblare i propri giovani: bisogna tornare a lasciare esprimere il ragazzo fino ai 12-14 anni, solo dopo andrà inquadrato. Chiederò di visionare questo programma di Maldini, se disponibile”.
La linea indicata dal nuovo dt è quindi quella di concedere maggiore libertà ai bambini nella prima fase della loro crescita, rinviando l’inquadramento tattico e lavorando prima sui fondamentali. Un percorso che, secondo Ranieri, deve essere accompagnato anche da maggiori opportunità per i calciatori italiani nei campionati professionistici. Senza però chiedere imposizioni nelle scelte di formazione: “È normale che non si possa obbligare un allenatore a far giocare questo piuttosto che quello e che l’obiettivo sia sempre vincere e schierare i migliori”. Sono i primi elementi della ricetta del nuovo direttore tecnico. Per ora belle parole. Poi, chiaramente, serviranno i fatti.
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