Società

Stipendi bloccati da un quarto di secolo, ANIEF denuncia la “tabella diabolica” degli scatti. “Carriera ferma, servono mini-aumenti ogni tre anni anche per i precari”

La carriera dei professori e del personale scolastico è una corsa a ostacoli con traguardi lontani quasi quanto l’età pensionabile.

A denunciarlo è il sindacato ANIEF, che per l’ennesima volta mette sotto i riflettori il paradosso del comparto scuola: aumenti e progressioni economiche legati esclusivamente all’anzianità di servizio, con una tabella stipendiale che non viene aggiornata da ben 25 anni.

“Oggi come oggi, per un insegnante, il primo vero scatto di stipendio arriva solo dopo 9 anni di ruolo, e i successivi si susseguono a ritmi così lenti da averci fatto battezzare questa sequenza come ‘diabolica’”, attacca il presidente nazionale Anief, Marcello Pacifico. Secondo il sindacato, l’attuale sistema non solo è ingiusto ma è anche ormai fuori dal tempo, penalizzando giovani e meno giovani in un settore già segnato da precariato cronico e bassi salari.

La “tabella della vergogna” e il buco dopo i 35 anni

L’impianto attuale prevede che il docente, dopo l’immissione in ruolo, debba attendere l’inizio del nono anno per vedere il primo aumento economico (205,96 euro lordi mensili per un docente di secondaria di primo grado). I successivi gradoni si sbloccano solo dopo 15, 21, 28 anni, fino all’ultimo scatto a 35 anni di servizio. Un’attesa che, di fatto, condanna chi entra in ruolo tardi a non raggiungere mai il massimo stipendiale.

La richiesta dell’Anief, in vista del prossimo contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL 2028/30), è chiara: spezzare questi lunghi intervalli introducendo “mini-scatti” economici ogni tre anni. “Non è possibile che un lavoratore della scuola debba aspettare 5, 6 o addirittura 8 anni per vedersi riconosciuto un aumento – sottolinea Pacifico –. Chiediamo risorse adeguate per garantire una progressione più fluida, che includa anche i precari, che oggi sono completamente esclusi da questo meccanismo nonostante svolgano lo stesso lavoro”.

Il confronto con gli altri statali: tra i 500 e i 1000 euro di differenza

Ma la questione non è solo legata ai tempi. Secondo il sindacato, i lavoratori della scuola scontano un gap salariale ormai insostenibile rispetto al resto del pubblico impiego. “I nostri docenti e il personale Ata prendono mediamente tra i 500 e i 1.000 euro in meno al mese rispetto ad altri dipendenti pubblici con pari qualifica e responsabilità”, denuncia Pacifico, che aggiunge: “A questo si deve aggiungere il recupero completo del costo della vita, che negli ultimi anni ha eroso ulteriormente il potere d’acquisto degli stipendi”.

L’Anief chiede, inoltre, un intervento correttivo per il primo scatto, che oggi arriva troppo tardi. La proposta è quella di reintrodurre la progressione economica dopo 36 mesi dall’immissione in ruolo, consentendo ai nuovi assunti di avere un riconoscimento più tempestivo dell’impegno profuso, anziché dover aspettare l’inizio del nono anno, come avviene attualmente.

“Non chiediamo favori, ma equità – conclude Pacifico –. Se vogliamo una scuola di qualità, dobbiamo iniziare a valorizzare chi ci lavora, con stipendi dignitosi e una carriera che non sia solo un’attesa infinita.”


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