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Storie di pietra e misteri lungo le antiche vie dei nuraghi

La stima ufficiale è di un monumento nuragico ogni due chilometri quadrati, una ricchezza protetta da sei anni dal movimento “La Sardegna verso l’Unesco”, che mira a ottenere il riconoscimento come patrimonio dell’Umanità dell’intero tesoro archeologico della regione, costituito da oltre diecimila siti. A tale scopo, fino a giugno si terrà una serie di “Dialoghi nuragici”, 32 appuntamenti che coinvolgono ben 120 associazioni.

La cupola di un nuraghe, costruita con pietre a secco.

Un viaggio alla scoperta di queste costruzioni monumentali, erette disponendo a filari grosse pietre a secco – il loro nome deriva probabilmente dalla parola arcaica nura, che indica la sovrapposizione di strutture tabulari -, e impregnate di sacralità, magia, potenza magnetica può iniziare vicino alla Giara, nella parte centro-meridionale dell’isola, in quel di Barumini dove si erge Su Nuraxi: il più celebre dei nuraghi, e già patrimonio Unesco dal 1997, si sviluppa intorno a una torre centrale in basalto, raccordata tramite un bastione ad altre quattro costruzioni angolari, con un labirinto di cinquanta tra capanne circolari, pozzi e cisterne, vantando una stratificazione di epoche dal XVI secolo a.C. al VII d.C.. Curiosa, proprio a Barumini, è la presenza della spagnolesca Casa Zapata, dimora della famiglia aragonese giunta nel 1323 per conquistare l’isola al seguito dell’infante Alfonso IV, che ora ospita un museo archeologico e una sezione dedicata ai tradizionali strumenti musicali a tre canne chiamati launeddas. Per conoscere la cucina dell’area geografica chiamata Marmilla la scelta cade su Sa Lolla, dove i piatti, cotti nel camino e a base di asparagi, cardi, legumi, trasmettono tutti i gusti della genuinità locale.

Vicino Sassari

Spostandosi nel Logudoro, altrettanto grandioso si presenta all’orizzonte il nuraghe Santu Antine di Torralba: intitolato all’imperatore Costantino con i suoi attuali 17 metri (in origine erano 24), è il più alto dell’antichità prenuragica, superato solo dalle Piramidi egizie. Una prima rampa di scale conduce dal cortile alle gallerie superiori, una seconda porta agli spalti del bastione che assomigliano a quelli di un castello medioevale. A poca distanza si può anche intraprendere un altrettanto spettacolare trekking vulcanico che interessa il colle Santu Bainzu di Thiesi, dove si riconoscono due bocche eruttive, i monti praticamente gemelli Pabulena di Ploaghe e Ruju di Siligo, il sinuoso Annaru-Pòddighe di Giave e il tabulare Monte Pélao tra saliscendi aguzzi, conici e arrotondati.

Nell’Oristanese

Ammantato di incanto, sull’altopiano di Abbasanta nell’Oristanese, è anche il nuraghe Losa, che con la sua pianta a triangolo equilatero dall’alto sembra la prua di una nave: risalente al Bronzo medio (XV-XIV secolo a.C.), in epoca Romana fu usato anche come monumento funerario. E nel vicino borgo di Ghilarza merita una visita la Casa Museo Antonio Gramsci, la dimora dove il fondatore del partito comunista italiano trascorse nella modestia infanzia e adolescenza. Proseguendo il viaggio verso il Sarcidano, nella Sardegna centro-meridionale, ci si imbatte a Orroli nel nuraghe Arrubiu, cinto da un poderoso bastione formato da cinque torri e da una cinta difensiva con altrettante sette torri unite da cortine che salgono poi addirittura a 21: si può perfino penetrare nella sua camera centrale contenente un focolare e un vaso rituale. Per godere l’atmosfera di questo luogo ancestrale a ogni ora del giorno si può soggiornare a Omu Axiu, casa padronale cinquecentesca trasformata in albergo diffuso, dove un museo racconta tradizioni legate all’agricoltura e alla tessitura, e si possono seguire anche le lezioni tenute dalla signora Tonia Vargiu per imparare a preparare la pasta a mano, come i macarrones, fatti con i ferri da calza. Invece, nel cuore del Parco regionale naturale di Porto Conte presso Alghero, si erge il nuraghe Palmavera, quasi affacciato sulla baia che i Romani chiamavano “porto delle Ninfe”. Nell’estremità nord-occidentale dell’isola, questo villaggio risalente a quasi 4mila anni fa venne eretto con blocchi di calcare e arenaria, ed è composto da un corpo centrale e da una cinquantina di capanne, tra cui quella che doveva ospitare le riunioni della comunità, come si evince anche dallo scranno al centro, riservato al capo. È lì che venne ritrovato un modellino di nuraghe oggi ospitato al Museo Sanna di Sassari, ed è da lì che si può proseguire l’esplorazione della storia dell’isola nei siti di Sant’Imbenia, il più antico scalo marittimo fenicio dell’isola, e fra i resti di una lussuosa villa romana.


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