Cultura

Strange Lot – Live @ Urbica (Pesaro, 15/04/2026)

Credit: Antonio Paolo Zucchelli

Gli Strange Lot sono un gruppo psych-rock di stanza a Austin: nati originariamente come progetto di Dominic Mena in quel di Phoenix, si sono trasformati poi in una band vera e propria dopo il suo trasferimento in Texas avvenuto nel 2019.

Con all’attivo tre album, gli statunitensi hanno debuttato lo scorso dicembre per la prestigiosa Greenway Records di New York con un singolo, “Hatin’ You”, realizzato in vinile 7″ prodotto da Timo Maas dei Black Angels e mixato da Jim Eno degli Spoon e da Dave Fridmann (Flaming Lips, Mercury Rev, Mogwai): con questo ottimo biglietto da visita gli Strange Lot arrivano in Italia per la prima volta con due date, la prima ieri al Trenta Formiche di Roma, mentre oggi suoneranno all’Urbica Velostazione di Pesaro.

Questo bellissimo nuovo progetto, inaugurato solo lo scorso dicembre, ha riqualificato l’ex deposito delle biciclette della stazione della città marchigiana, mantenendo comunque l’attività di officina durante il giorno e trasformandosi in club, bar e spazio multiculturale verso sera.

Abbiamo già potuto apprezzare questa venue a febbraio con il concerto degli Sharp Pins e siamo molto contenti di tornare qui anche oggi: mercoledì sera molto rilassato, orario ottimo per chi deve andare a lavorare o a scuola il giorno dopo e una band proveniente dal Texas sul palco da scoprire e godere per chi ancora non la conoscesse. Cosa chiedere di meglio?

Sono passate da pochi minuti le otto e dieci quando gli Strange Lot, che stanno lavorando su un nuovo album, salgono sul palco dell’Urbica: l’apertura con “5 AM” ci svela subito il loro volto psych-rock più pesante con chitarre vorticose, rumore e una grande intensità che arriva dritta in faccia al pubblico marchigiano.

Altrettanto energica e acida anche la successiva “It’s Always You”, in cui appaiono anche i synth: l’atmosfera si fa cupa, mentre non manca una lunga jam finale.

Poco dopo in “Always Alone”, un trip in chiave lo-fi, possiamo godere delle potenti linee di basso di Levi Murray e dell’adrenalinico drumming di Tim Lormor, ma la novità è una importante apertura melodica assolutamente gradevole, segnata anche dai synth di Jordan Fitzpatrick, che la rendono ancora più soft.

Anche la vecchia “Born”, nonostante mantenga sempre un tono psichedelico, trova delle belle melodie e un approccio più poppy, mentre Lormor continua comunque a pestare pesantemente sul suo drumkit.

La nuova “Many Faces”, invece, crea un’atmosfera desertica e psych-rock, utilizzando synth e la vorticosa chitarra di Mena; in seguito “All I Know” risulta più pulita e in un certo senso malinconica e nostalgica e, anche se l’intensità non accenna a calare, la sua sensibilità melodica è davvero apprezzabile.

“Rain And Fog”, che faceva parte del 7″ uscito a fine 2025, è un altro viaggio in un mondo lontano e psichedelico fatto di potenza e rumore: un altra bomba pronta a scoppiare costruita con rumorose chitarre e synth.

A chiudere la serata non ci poteva che essere “Hatin’ You”, per un ultimo viaggio nella loro acidità psych-rock con cattiveria e tanta rumorosa e inarrestabile intensità.

Poco più di quaranta minuti per la band di stanza ad Austin questa sera che ci sono comunque bastati per gustare le loro visioni psichedeliche, le loro sensazioni melodiche e la loro bravura.


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