Abruzzo

​CHIETI E LA SOVRANITÀ IDRICA PERDUTA :: Segnalazione a Chieti



















Un paradosso che grida vendetta. Siamo una città che raziona l’acqua, che chiude i rubinetti di notte, eppure siamo letteralmente seduti su un mare di acqua. ​Come già denunciato più volte in passato, Chieti sta subendo l’ennesimo scippo anche sull’acqua. Non è solo un problema di tubi rotti: è un problema di sovranità idrica. Abbiamo dimenticato che gran parte dell’acqua che scorre sotto i nostri piedi appartiene, per diritto e per storia, al Comune di Chieti e ai suoi cittadini. Nell’Ottocento, quando si gettarono le basi del moderno acquedotto, le famiglie nobili di Chieti fecero un gesto di civiltà: donarono al Comune le sorgenti situate nelle loro tenute, cedendo i diritti di captazione per garantire che la città non soffrisse mai la sete. Questi non erano regali a enti privati, erano doni alla collettività. ​ La Mappa delle Fonti Storiche: ​”Ma dove sono queste fonti? Perché non le usiamo? Ecco la mappa delle fonti ancora in funzione del nostro “tesoro” dimenticato: ​Sorgente di Boccaputola (Zona Villa Obletter):  Quest’acqua, che per diritto appartiene a Chieti, oggi viene immessa nelle condotte del gestore unico (ACA), mescolata a acque di qualità inferiore e dispersa altrove. È la nostra acqua, ma la ricompriamo a caro prezzo. ​Fonte dei Canneti – Via del Tricalle: Qui non c’è solo una fontana, c’è l’accesso a un sistema di cunicoli romani che drenano l’acqua dal cuore del colle. È acqua di drenaggio purissima che oggi finisce quasi tutta nel sistema fognario o dispersa nel terreno, invece di essere raccolta. ​Fonte Grande: Sopra il complesso delle Terme Romane. È la prova del nove: se i Romani costruirono qui le terme, è perché l’acqua qui è abbondante da millenni. È alimentata da vene ipogee che non si sono mai seccate. ​Sorgente delle Nocelle (Zona Filippone/Nocelle): Un’altra fonte storica che un tempo garantiva l’autonomia ai quartieri collinari e che oggi giace nell’incuria o è stata bypassata dai nuovi impianti. ​Sorgente di Valle dell’Inferno: Situata nel versante scosceso del colle, è un’altra di quelle acque di affioramento che i nobili misero a disposizione e che oggi non sono più censite nei bilanci idrici comunali. ​ Cosa è successo?  Con la Legge Galli (1994) e il passaggio della gestione agli enti d’ambito, il Comune di Chieti ha consegnato le chiavi dell’acquedotto di casa. Abbiamo dato i nostri tubi e, purtroppo, anche le nostre sorgenti. Ma, il Comune di Chieti non ha mai formalmente alienato la proprietà di quelle fonti donate dai nobili, ma ne ha solo ceduto la gestione. Eppure, oggi siamo trattati come un cliente qualsiasi che deve elemosinare acqua. Pertanto, Chieti non ha un problema di siccità naturale, ha un problema di siccità politica e burocratica. Recuperare le sorgenti locali, ripristinare i cunicoli di drenaggio e far valere i diritti di proprietà ottocenteschi non è un sogno nostalgico, è l’unica via per la sopravvivenza idrica della città. Dobbiamo pretendere che l’acqua di Chieti torni ai teatini. 

 Cristiano Vignali














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