Spese fisse alle stelle: i lucani tagliano sanità, sport e svago
SPESE obbligate alle stelle e margini di scelta azzerati per i lucani. L’ultimo report di Federconsumatori Basilicata, basato su dati Istat e Banca d’Italia, fotografa un’economia familiare asfittica. Su una spesa media mensile di 2.324,17 euro, ben 1.561,39 euro (il 67,2%) se ne vanno per sopravvivere. Una morsa che lascia ai lucani appena 762 euro al mese per curarsi, studiare o vivere il tempo libero.
Il dossier regionale mette a nudo la fragilità di un territorio in cui il carovita morde più che altrove. Non per l’altezza dei prezzi in assoluto, ma per la debolezza strutturale dei redditi. In Basilicata, una famiglia destina mediamente 719,26 euro al mese per l’abitazione e le utenze domestiche (acqua, luce, gas). Altrettanto pesante è la spesa per il carrello della spesa: per portarsi a casa cibo e bevande analcoliche servono in media 569,53 euro. Se a questi si aggiungono i 272,60 euro necessari per i trasporti, il quadro si chiude lasciando poco spazio alle interpretazioni. La sussistenza assorbe quasi i due terzi del bilancio familiare.
Questo significa che l’alimentazione da sola rappresenta il 24,5% della spesa complessiva, un dato che balza all’occhio se confrontato con il 19,3% della media nazionale.
Anche muoversi in una regione morfologicamente complessa e carente di infrastrutture costa caro. I trasporti incidono per l’11,7% contro il 10,8% italiano, costringendo i cittadini a dipendere dal mezzo privato. Il trasporto pubblico locale necessita di un profondo e immediato potenziamento strutturale.
L’inevitabile conseguenza di questa asimmetria si abbatte come una scure sulle scelte libere. Quelle che definiscono la qualità sociale della vita e il benessere di una comunità. Per ricreazione, sport e cultura, le famiglie lucane riescono a spendere appena 63,60 euro al mese, a fronte dei 105 euro della media italiana. Il divario si fa profondo nella ristorazione e nei servizi di alloggio. A Potenza e dintorni si spendono 101,30 euro contro i 161,90 euro nazionali.
Ma il dato più allarmante, che ipoteca il futuro stesso della regione, è quello sull’istruzione: appena 10,80 euro mensili per nucleo familiare, rispetto ai già magri 17,30 euro registrati su scala nazionale. Una rinuncia forzata che fotografa una vera e propria povertà educativa e sociale inespresso, dettata dalla pura necessità di far quadrare i conti.
Il contesto macroeconomico non aiuta, infatti, secondo le analisi della Banca d’Italia, il reddito disponibile reale delle famiglie lucane si aggira intorno ai 18 mila euro annui, una cifra inferiore di un quinto rispetto alla media nazionale. Sebbene si registri una timida crescita dello 0,9%, i consumi reali sono aumentati dello 0,6%, di fatto neutralizzando qualsiasi reale beneficio per le tasche dei cittadini, schiacciati da un’inflazione strisciante e dal caro-energia.
Questo squilibrio territoriale emerge in tutta la sua gravità se si allarga lo sguardo al resto della Penisola. L’Italia viaggia a due velocità opposte. Al Nord, regioni come il Trentino-Alto Adige e la Lombardia registrano spese medie mensili altissime (rispettivamente 3.584 e 3.162 euro), lasciando alle famiglie un budget per le scelte libere che supera i 1.100 euro al mese. Al Sud, invece, si assiste alla trappola della povertà relativa. In Puglia e in Calabria la spesa totale scende ai minimi nazionali (2.000 e 2.075 euro), ma l’incidenza delle spese fisse supera il 68%. La Basilicata si trova esattamente in questa morsa meridionale.
Se in termini assoluti le spese dei lucani per mangiare sono quasi quelle dei cittadini lombardi, sul bilancio complessivo l’impatto è devastante. Inoltre, è necessario evidenziare che nelle regioni del nord, nonostante l’incidenza delle spese sia tutto sommato simile, la differenza ricade sulla qualità della vita, sui servizi e su benefici al cittadino. Le spese obbligate diventano una tassa piatta e regressiva che colpisce i ceti meno abbienti, riducendo i lucani a cittadini che spendono per sopravvivere e non per crescere. Per uscire da questa palude servono interventi urgenti sul fronte dell’efficienza energetica delle abitazioni, tutele tariffarie contro le speculazioni sui prezzi e sostegni economici diretti ai nuclei più fragili, capaci di restituire ossigeno ai bilanci e dignità al consumo libero.
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