Trentino Alto Adige/Suedtirol

Soccorso estremo con l’elicottero sulle Tre Cime: medaglia d’oro all’equipaggio – CRONACA



Il 21 agosto 2017, sulle celebri Tre Cime di Lavaredo: un equipaggio del 4° reggimento Aves Altair portò a termine una missione notturna che oggi viene riconosciuta come esempio straordinario di coraggio, professionalità e spirito di servizio.

Per l’eccezionale condotta dimostrata durante quella missione, l’equipaggio – su proposta del commissariato del governo di Bolzano – sarà insignito della medaglia d’oro al merito civile, una delle più alte onorificenze dello Stato italiano. La cerimonia si terrà in occasione della festa dell’Esercito, il 5 maggio, nella città dell’Aquila.

Quella notte, le condizioni ambientali erano particolarmente difficili: 9000 piedi di quota, in parete, prossimi ai limiti di prestazione dell’elicottero.

L’intervento si rese necessario per il recupero di una scalatrice francese in grave difficoltà rimasta appesa e priva di conoscenza con il bacino fratturato ed emorragie interne: un normale soccorso via terra, o l’attesa di un recupero con l’elicottero civile alla luce del giorno, avrebbero chiesto tempi incompatibili con l’urgenza della situazione.

L’elicottero dell’Altair fu chiamato a operare in un contesto al limite delle capacità tecniche e operative che hanno richiesto l’utilizzo per tutta la missione dei sistemi di visione notturna che a quel tempo erano disponibili solo all’assetto del reggimento.

L’equipaggio, composto dal colonnello Pier Luigi Verdecchia (comandante del reggimento e dell’aeromobile), il primo luogotenente Guido Semola (primo pilota) e il graduato aiutante Antonio Lucciola (operatore di bordo) riuscì a mantenere il velivolo in assetto stabile in uno spazio ristretto nella prossimità della parrete rocciosa esposta a turbolenze improvvise, consentendo così il recupero della scalatrice ferita tramite verricello.

La riuscita dell’operazione fu il risultato di una perfetta sinergia tra piloti, operatore di bordo e il soccorritore del Cnsas di Auronzo di Cadore (Belluno) Michele Zandegiacomo.

«Ogni fase – spiega una nota – fu eseguita con attenzione chirurgica e rapidità, e finalizzata a ridurre al minimo i rischi per soccorritore e per la persona da salvare. In condizioni in cui anche un minimo errore avrebbe potuto avere conseguenze tragiche, l’equipaggio operò con una lucidità esemplare».




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »