Liguria

Silvia Salis sindaca, un anno fa la vittoria alle elezioni: cosa è cambiato a Genova (e cosa no)


Genova. Era il 26 maggio 2025 quando Silvia Salis, ex vicepresidente del Coni e atleta olimpica, risultava vincitrice delle elezioni comunali a Genova alla guida del campo largo progressista col 51,48% dei voti contro il vicesindaco uscente Pietro Piciocchi, sostenuto dal centrodestra, al 44,2%. È passato un anno esatto da quella vittoria che ha sancito la chiusura di una fase politica aperta nel 2017 da Marco Bucci, poi transitato alla Regione Liguria dopo l’inchiesta giudiziaria che ha travolto Giovanni Toti. E anche se l’azione amministrativa è partita in effetti l’11 giugno, data di insediamento formale della nuova giunta, è inevitabile tracciare un primo bilancio e chiedersi cosa sia cambiato a Genova (e cosa no) a 365 giorni dal ribaltone a Palazzo Tursi.

Da un punto di vista squisitamente politico non si può che partire da un dato: Silvia Salis ha conquistato ben presto una ribalta nazionale come possibile leader della sua coalizione alle prossime elezioni politiche. Ruolo al quale non ha mai dichiarato di ambire, pur senza disdegnare continue apparizioni mediatiche. L’apertura mostrata nell’intervista a Bloomberg e la risonanza internazionale dell’evento di piazza con Charlotte De Witte hanno contribuito a farne impennare la popolarità.

Lei ripete che vuole fare solo la sindaca e nel frattempo deve fare i conti con le divisioni interne alla sua maggioranza (che tuttavia non ha dato segni di cedimento, almeno finora) e con un’opposizione spesso molto ruvida in consiglio comunale. D’altro canto, presentando le sue linee programmatiche in sala rossa a settembre, aveva avvertito che le sue scelte sarebbero state “a volte impopolari, ma giuste“, senza per forza “inseguire il consenso”.

È stato un anno impegnativo con tante sfide, però ci sono stati anche elementi di novità che ci danno soddisfazione – ha commentato ieri la stessa Salis -. Rimangono le criticità, una su tutte è Amt, che sicuramente è in via di risoluzione ma ha occupato grande spazio”. Proprio le ristrettezze causate dalla necessità di salvare l’azienda di trasporto pubblico sono il grande rammarico della sindaca: “Mi sarebbe piaciuto poter utilizzare quei milioni per progetti sociali sociali di sostegno alle scuole d’infanzia”.

La grana Amt e i progetti per il trasporto pubblico

Ed è innegabile che il salvataggio di Amt abbia occupato finora la maggior parte dell’agenda della giunta Salis. Nella redazione di Genova24 o la sindaca aveva lanciato l’operazione verità sulle casse del Comune e delle partecipate per capire cosa stava prendendo in eredità, ma probabilmente non immaginava la crisi deflagrata esattamente un mese dopo il voto grazie a una nota del collegio sindacale – quello nominato dal centrodestra – in cui si parlava di “elementi sintomatici di una situazione di crisi d’impresa“. Detto in altri termini, non c’erano i soldi per pagare stipendi e fornitori. Una storia drammatica (in attesa di possibili sviluppi giudiziari) il cui finale è ancora da scrivere: per ora restano la retromarcia sulle gratuità, i disagi patiti dagli utenti e la minaccia di nuovi tagli al servizio per garantire l’equilibrio economico dell’azienda che a giugno dovrebbe uscire dalla crisi con l’omologa del piano di risanamento.

Più o meno direttamente connessi alle sorti di Amt sono i progetti per le infrastrutture di trasporto pubblico. La giunta Salis ha messo il turbo ai cantieri per i quattro assi di forza, moltiplicando l’impatto sulla viabilità ma allontanando il rischio di perdere i fondi Pnrr. Com’è noto, i primi effetti dovrebbero vedersi dopo il 30 giugno.

È stata mantenuta la promessa del no allo Skymetro in Valbisagno a costo di perdere il finanziamento ministeriale da 398 milioni: l’ipotesi alternativa, che però non risulta finora meno controversa, è la cabinovia proposta dal Politecnico di Milano. La funivia di Forte Begato non si farà sul Lagaccio (altro impegno rispettato) ed è notizia di pochi giorni fa il via libera da Roma per progettare la variante mini da Granarolo. Entrambi i dossier hanno lasciato sul piede di guerra i comitati, che accusavano il centrodestra di “calare i progetti dall’alto” senza partecipazione e più volte hanno mosso la stessa contestazione alla giunta progressista.

Sulla metropolitana, dopo aver estromesso la ditta Manelli e aver riassegnato i lavori dei prolungamenti, pesa l’ombra del taglio di fondi da parte del Mit. Questione che alimenta lo scontro continuo con Rixi e Salvini insieme alla vicenda del tapis roulant per l’aeroporto.

Le battaglie sui conti pubblici

Oltre alla vicenda Amt, fin dai primi giorni i conti del Comune sono stati oggetto di scontro politico. Nel giorno della presentazione della nuova giunta a Tursi, la sindaca Salis e il suo vice Terrile avevano lanciato l’allarme su 50 milioni di euro mancanti nel bilancio. Per recuperare fondi era stato varato l’aumento dell’aliquota Imu sui canoni concordati, accolto tra le proteste insieme alla manovra tariffaria di Amt, ma poi rientrato a fine anno. Il clima però è tornato incandescente quando è stato approvato il bilancio consuntivo con 47,5 milioni di avanzo (solo 2,5 milioni liberi). “Il buco non c’era“, ha tuonato il centrodestra.

In materia di tasse vale la pena citare l’addizionale da 3 euro sugli imbarchi in porto, frutto di un accordo col Governo firmato dalla giunta Bucci nel 2022, oggi avversata dal centrodestra e oggetto di un ricorso al Tar promosso da agenti marittimi, armatori e compagnie dei traghetti con la solidarietà dell’Autorità portuale. Parte della stessa intesa con Roma era l’aumento dell’addizionale Irpef, confermato nel primo bilancio votato a dicembre.

I grandi irrisolti: rifiuti, manutenzioni, verde pubblico e sicurezza

Non sembra essere cambiato molto a Genova sul fronte della gestione dei rifiuti. La crisi esplosa a ottobre a causa del forfait degli impianti di smaltimento fuori Liguria ha evidenziato, se ce ne fosse stato bisogno, il nodo della chiusura del ciclo con percentuali di differenziata ancora insufficienti. La partita è tecnicamente in mano alla Regione, ma l’ipotesi di un termovalorizzatore a Scarpino ha aleggiato per mesi sulla città (complici dichiarazioni piuttosto tranchant della sindaca), poi allontanata da valutazioni idrogeologiche della Protezione civile nazionale che escluderebbero un impianto in quell’area. Nel frattempo il Comune ha fermato il progetto dei cassonetti smart lasciando aperte numerose incognite sul futuro del sistema di raccolta e tariffazione puntuale della Tari. Intanto i sindacati hanno lanciato l’allarme sui conti di Amiu e la stessa Salis ha auspicato ieri di trovare “una via solida” per l’azienda con un vero “progetto di sviluppo industriale”.

Manutenzioni e decoro restano avvertiti come criticità da tanti genovesi, pur essendo stati dichiarati come priorità. Una delle prime mosse, in attesa della riforma del decentramento amministrativo mai decollata, è stata l’iniezione nelle casse dei Municipi di nuove risorse in conto capitale per lavori straordinari. Rimangono difficoltà ad esempio sullo sfalcio, anche se nei prossimi mesi entrerà a regime il nuovo sistema di affidamento del servizio. Un cambio di passo è stato annunciato sulle rotture di suolo, spesso seguite da ripristini inadeguati.

Dopo anni di polemiche sulla gestione del verde pubblico, una delle battaglie più accorate del fronte ambientalista, anche l’amministrazione Salis si è distinta per abbattimenti controversi, a cominciare da quelli di Brignole l’estate scorsa fino al più recente caso di corso Podestà finito sotto la lente della Procura in seguito a un esposto di Italia Nostra e alcuni residenti. Inevitabile mettere la sicurezza al primo posto dopo la tragedia di piazza Paolo da Novi, ma gli ecologisti si aspettavano una rivoluzione delle procedure che al momento non c’è stata.

Tra i grandi temi irrisolti resta quello della sicurezza, soprattutto in centro storico, oggetto di continui allarmi da parte di residenti e commercianti. Sotto i riflettori la microcriminalità e il dilagante consumo di crack che ha fatto tornare alla mente i “tempi bui” dei vicoli nei decenni passati. Problemi che non hanno mai abbandonato l’agenda di Salis, nemmeno nelle interviste sui media nazionali. La prima cittadina di Genova si è fatta anche promotrice di un incontro coi sindaci di centrosinistra per chiedere al Governo più risorse per poter assumere agenti e assicurare il presidio nelle zone critiche. Nel mezzo anche la riforma della polizia locale dopo lo scandalo legato all’inchiesta sui pestaggi che ha provocato la rimozione del comandante Gianluca Giurato.

Il Palasport e lo stadio Ferraris

Tra le questioni più spinose per Silvia Salis, che ha mantenuto per sé la delega allo sport, figurano proprio gli impianti sportivi. A pochi giorni dall’insediamento ha dovuto “mettere la firma” sul riacquisto dell’arena del Palasport (costata 23 milioni a fronte dei 14 incassati per vendere l’intero edificio a Cds), operazione del centrodestra su cui si era già mossa la Corte dei conti. Due settimane dopo, il caso delle temperature roventi durante gli europei di scherma e il rebus della gestione con costi energetici troppo alti. Nel frattempo però l’impianto sta funzionando, come dimostra il torneo internazionale di pallavolo in questi giorni.

Una decisa sterzata è arrivata invece sul restyling dello stadio Ferraris che la giunta Bucci-Piciocchi avrebbe affidato a Cds Holding (lo stesso gruppo del Waterfront) attraverso la vendita dell’impianto. La giunta Salis invece ha scelto di ripartire dalla proposta di Genoa e Sampdoria che, in cambio di 100 milioni di investimenti, otterrebbero il diritto di superficie per 99 anni. “Una vendita mascherata”, l’accusa del centrodestra. Intanto è stata aperta la conferenza dei servizi per esaminare il progetto di fattibilità tecnico economica, una corsa contro il tempo per potersi ancora candidare a ospitare gli Europei 2032 di calcio.

Diritti civili, lavoro e battaglie identitarie

Alcune decisioni hanno riguardato questioni più “di bandiera” per la sinistra. Come il riconoscimento dei figli di coppie omogenitoriali, celebrato a Tursi un mese dopo le elezioni per quanto si trattasse solo di uniformarsi a una sentenza della Corte costituzionale. Poco dopo era arrivata la delibera per riconoscere il salario minimo di 9 euro negli appalti del Comune. Ancora sul fronte dei diritti, un fiume di polemiche ha accompagnato la nomina di Ilaria Gibelli, già candidata alle regionali, come consulente per i diritti Lgbtqia+, soprattutto dopo il post anti-cattolici che ha scatenato le richieste di dimissioni.

Invece, a proposito di lavoro, è da registrare lo schieramento netto di Salis al fianco dei lavoratori ex Ilva in due occasioni: il sì all’ipotesi del forno elettrico a Cornigliano e le giornate di blocco stradale per difendere la continuità produttiva della fabbrica, entrambe battaglie bipartisan. Il possibile ritorno dell’area a caldo ha aperto tuttavia tensioni coi comitati di quartiere e fratture interne a entrambe le coalizioni. Tutto rientrato, almeno per ora, mentre si moltiplicano le incognite sul futuro dell’azienda.

Non sono mancate le battaglie identitarie, a cominciare dall’adesione al movimento pro Palestina che ha generato la grande mobilitazione di piazza tra settembre e ottobre per la popolazione di Gaza. Dal punto di vista formale la maggioranza a Tursi ha approvato una mozione per il riconoscimento dello Stato palestinese e lo stop ai rapporti tra il Comune e lo Stato di Israele. Poi lo scontro a distanza con CasaPound durante le settimane di tensione per le ripetute manifestazioni di Genova Antifascista per ottenere la chiusura della sede alla Foce: la sindaca ha incontrato gli attivisti e ha condannato senza mezzi termini il movimento di estrema destra.




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »