Scuole aperte già al 31 agosto? Anche Campania e Puglia ci pensano, ma Sardegna frena: “Troppo caldo, meglio ottobre”

La campanella che suona prima dell’estate ufficiale. L’idea lanciata dal presidente dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale, di sperimentare la riapertura anticipata delle scuole elementari già dal 31 agosto sta trovando consensi al Sud e resistenze altrove.
Il servizio sarà attivo dal 31 agosto al 14 settembre, cioè fino alla vigilia dell’apertura ufficiale dell’anno scolastico, fissata in Emilia-Romagna per il 15 settembre. L’obiettivo dichiarato dalla Regione è intervenire in una fase dell’anno in cui molte famiglie hanno già ripreso l’attività lavorativa, mentre la scuola non è ancora iniziata e l’offerta di servizi può risultare discontinua. La misura riguarda bambine e bambini della scuola primaria. Le attività si svolgeranno nella fascia mattutina e potranno includere proposte sportive, culturali, musicali, creative, ludiche ed educative, oltre a forme di assistenza organizzate dai Comuni.
Campania, Puglia per il sì, Sardegna e Piemonte per il no
La Campania guarda con interesse. L’assessore regionale alle Politiche Sociali e alla Scuola, Andrea Morniroli, ammette, contattato da Adnkronos, che finora non se n’è ancora discusso ufficialmente, ma riconosce la rilevanza del tema: “Non ne abbiamo ancora parlato, ma è un tema vero, che riguarda la conciliazione dei tempi per le famiglie, tenendo conto che in Italia le vacanze estive sono molto lunghe, anche per motivazioni reali”. L’assessore ricorda che lunedì 8 giugno è prevista la prima riunione del tavolo permanente sulla scuola pubblica, al quale siedono sindacati, rappresentanti dei genitori, presidi e docenti. “In alcuni quartieri aumentare il tempo-scuola, seppur non in modo obbligatorio e per i bambini piccoli, può essere fondamentale per contrastare i percorsi che portano ad abbandoni precoci”. Morniroli mette però sul tavolo anche la variabile caldo, tipica delle regioni meridionali: “Se ne deve discutere con le parti sociali, senza semplificazioni. Ma il tema ha un senso, in una regione dove ci sono poche alternative pubbliche alla scuola”.
Dalla stessa parte si schiera la Puglia. L’assessora alla Cultura e alla Conoscenza, Silvia Miglietta, definisce la sperimentazione emiliana “nella direzione giusta”. “Aiutare le famiglie nella conciliazione dei tempi vita-lavoro è una priorità condivisa – spiega – e aprire le scuole in anticipo con attività educative, sportive e culturali è una risposta concreta a un bisogno reale”. La Regione sta valutando come strutturare un’offerta analoga, in raccordo con l’Ufficio Scolastico Regionale. “In alcune scuole pugliesi questo accade già a fine anno scolastico, grazie a misure ministeriali o a progettualità autonome degli istituti. Vogliamo esplorare se e come la Regione possa sostenere una sperimentazione analoga, strutturata e condivisa con i territori”.
Sullo stesso tema, la Sardegna esprime una visione opposta. L’assessora alla Pubblica Istruzione, Ilaria Portas, spiega che le richieste che arrivano dall’isola vanno nella direzione contraria: “Per ragioni climatiche qui sarebbe impossibile l’anticipo e le istanze sono per uno slittamento a ottobre”. Alla fine non si è ritenuto opportuno procedere in tal senso, per evitare lo slittamento della fine dell’anno scolastico a fine giugno. In Sardegna la prima campanella suonerà il 16 settembre e l’anno terminerà l’8 giugno, con le scuole dell’infanzia aperte fino al 30 giugno. “Per venire incontro alle esigenze delle famiglie – aggiunge Portas – la Regione ha appena approvato una legge sui centri estivi, a supporto delle famiglie durante le vacanze”.
Anche il Piemonte dice no, ma per ragioni diverse. L’assessore all’Istruzione, Daniela Cameroni, spiega che la Regione guarda con interesse alle esperienze altrui, ma ritiene che ogni territorio debba costruire risposte sulle proprie caratteristiche ed esigenze. “Il Piemonte ha scelto una strada diversa, costruendo negli anni un sistema di servizi e misure concrete a sostegno delle famiglie”. E aggiunge un dato territoriale non secondario: “L’Emilia-Romagna conta 330 Comuni, il Piemonte 1.180 ed è la Regione con più comuni d’Italia”. Una frammentazione amministrativa che rende impraticabile una soluzione uniforme.
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