Cultura

Oggi “Tigermilk” dei Belle And Sebastian compie 30 anni

The priest in the booth
had a photographic memory for all he had heard
he took all of my sins
and he wrote a pocket novel called ‘The State I Am In’
so I gave myself to God
there was a pregnant pause before he said okay
now I spend my days turning tables ‘round in Marks and Spencers,
they don’t seem to mind

“Tigermilk” (1996) è molte cose; tra queste – ma si tratta più che altro di una conseguenza, di una specie di accidente – è il debutto dei Belle And Sebastian.

È, anzitutto, un rendiconto. Mette insieme, infatti, osservazioni che Stuart Murdoch scrisse e trasformò in forma canzone nel tentativo di ridare forma alla propria vita durante e dopo la sindrome da fatica cronica, una debilitazione che lo aveva costretto a rallentare sino a fermarsi, a non poter far altro che un passo a lato rispetto al flusso ordinario della quotidianità.

È, poi, la storia di una serie di incontri – quello tra Murdoch stesso e Stuart David, e da lì con Stevie Jackson, Richard Colburn, Chris Geddes, Isobel Campbell – e del progetto nel cui contesto avvennero: Beatbox, un laboratorio per musicisti disoccupati organizzato dallo Stow College di Glasgow.

Ed è anche (parte del)la storia di una sorta di imprenditoria sociale e didattica: l’etichetta che pubblicò le prime mille copie di “Tigermilk”, la Electric Honey, era una diramazione del corso di music business dello stesso college, guidato dall’ex Associates Alan Rankine – in quest’ottica, “Tigermilk” è anche una storia di perfetta genealogia alternative scozzese, oltre che testimonianza di quanto le istituzioni possano fare per l’arte (*).

Ecco: solo dopo tutto questo “Tigermilk” è l’esordio dei Belle And Sebastian (o meglio: di sei tizi che, in quel momento, così si battezzarono).

Quaranta minuti, poco più, che narrano – in senso confessionale e con toni delicatissimi – di introversione, amore per la letteratura, conversioni religiose, di timidezza e di vergogna, di inadeguatezza e di prepotenze subite, di desideri inespressi o repressi.

In piena coerenza con la loro poetica, in un periodo storico in cui volume e sfrontatezza erano gran parte della formula del successo i Belle And Sebastian scelgono una traiettoria completamente diversa (che, di fatto, mai rinnegheranno): arrangiamenti che guardano al folk e alla chamber music, northern soul filtrato attraverso i vicoli scozzesi, sprazzi di elettronica obliqua e artigianale.

“Tigermilk” racconta la vita dai margini e ai margini si colloca, espressione di una minoranza silenziosa che trova il coraggio di dire la sua, sempre timorosa di ferirsi mortalmente.

(*) Guardando al nostro, ovviamente, “Tigermilk” è impietosa testimonianza dell’assenza di quelle istituzioni e della loro cecità. E, no: anche se basterebbe poco, tutto quanto riguarda il contesto in cui nacque questo disco non è replicabile / esportabile alle nostre latitudini. Le ragioni sono note e non tutte innocenti.

L’articolo nella sua forma originale lo trovate su ‘ Non Siamo Di Qui’ che ringraziamo per la gentile concessione

Pubblicazione: 6 giugno 1996
Genere: indie-pop
Lunghezza: 41:37
Label: Electric Honey
Produttore: Belle and Sebastian, Gregor Reid

Tracklist:

  1. The State I Am In
  2. Expectations
  3. She’s Losing It
  4. You’re Just a Baby
  5. Electronic Renaissance
  6. I Could Be Dreaming
  7. We Rule the School
  8. My Wandering Days Are Over
  9. I Don’t Love Anyone
  10. Mary Jo


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