Saul Williams – Leap Life
Non è un album di facile ascolto il nuovo di Saul Williams, artista afroamericano attivo su più fronti da ormai più di trent’anni. “Leap Life” è un’opera sperimentale dallo stile solenne e riflessivo, contraddistinta da forti influenze jazz e ambient.

L’hip hop si trasforma in un’esperienza mistica e ancestrale, con rime libere di volteggiare in un cielo colorato d’astratto. I vincoli del ritmo vengono superati in questa lunga immersione spoken word costruita facendo affidamento a varie forme di suggestione.
Si va dai suoni della natura, fra fruscii di alberi e canti di uccelli, a quelli prodotti dalle città (“Coming Forth”) e dai popoli indigeni sfruttati e dimenticati dal tempo, in un evocativo mix fra soundscape e musica etnica sul quale si staglia l’ombra lunga di un Saul Williams in versione sciamano notturno.
Il rapper, scrittore e attore statunitense declama le sue poesie con una voce profonda e scura, capace di conferire ulteriore spessore a una raccolta di canzoni ad alta densità lirica. Le sue parole si adagiano su tappeti sonori spesso scarni, oserei dire persino minimal nonostante l’impiego di tanta elettronica e soprattutto di una ricca strumentazione proveniente da ogni angolo del mondo.
Il ritmo, nella sua connotazione puramente percussiva, non è mai davvero in risalto, a esclusione di alcuni episodi come “The Dagger” e “Conspiracy”, uno dei migliori brani in scaletta che vede la partecipazione di Moor Mother e Gonjasufi.
Prevalgono sonorità tenui ma intense, caratterizzate dall’eleganza del jazz e dalle mille sfaccettature di una world music che guarda con attenzione all’Africa e alla diaspora africana negli USA. Un lavoro come già scritto complesso e difficile da digerire, a tratti anche noioso nei suoi toni eccessivamente gravi, che se non altro denota il talento e le capacità trasformative di un artista davvero creativo e completo come Saul Williams.
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