Cultura

The Womack Sisters – The Womack Sisters

Dentro queste tre ragazze ci sono decenni di soul, gospel, rhythm & blues. BG, Zeimani e Kucha Womack, nipoti di Sam Cooke, sono cresciute sui palchi e negli studi di registrazione ma il loro debutto omonimo è molto più interessante di un semplice esercizio di genealogia musicale.

Credit: Press

Le armonie vocali rimandano naturalmente alla grande tradizione soul degli anni Sessanta e Settanta; gli arrangiamenti hanno il calore dell’analogico, il basso cammina, gli strumenti respirano, il gospel affiora continuamente sotto le melodie. Ma le storie raccontate sono quelle di tre donne del XXI secolo: lavori precari, amori complicati, perdita, desiderio, indipendenza, ricerca di un’identità personale. Il suono è caldo, fisico, volutamente lontano dalla plastica del pop contemporaneo. Ma soprattutto lascia spazio alle voci. E le voci delle tre sorelle sono il vero strumento principale del disco. La loro caratteristica più impressionante non è infatti la bravura individuale, che pure è notevole, ma la capacità di trasformarsi in un’unica voce collettiva. Entrano, si sovrappongono, si rispondono, si dividono le parti e poi tornano insieme come se avessero respirato per anni allo stesso modo.

“Chauffeur” racconta qualcosa di molto lontano dalla mitologia glamour della soul music: il periodo in cui le sorelle guidavano per Uber per riuscire a pagare l’affitto mentre cercavano di costruirsi una carriera musicale. Il groove è irresistibile, ma sotto il ritmo c’è una domanda quasi disperata: quante miglia bisogna ancora percorrere prima di arrivare da qualche parte? Le tre voci si alternano e poi si fondono, mentre la sezione ritmica procede con una sicurezza invidiabile. È il genere di brano che potrebbe essere stato inciso nel 1967 o ieri mattina, ed è probabilmente il miglior biglietto da visita possibile per il disco. “If You Want Me” è soul nella sua forma più classica: nessuna sovrapproduzione, nessun tentativo di modernizzare artificialmente il soul. Solo una melodia, un groove e tre voci. “Monster” introduce un lato più oscuro e fisicamente potente. Qui emerge soprattutto BG, la cui voce può passare dal controllo quasi impeccabile a una ruvidità gospel impressionante. “If I Let You” porta il soul verso territori latini attraverso percussioni leggere e un organo dal movimento quasi ipnotico. Il risultato è sensuale ed elegante. Le tre sorelle giocano con il call and response: una voce conduce, le altre rispondono, poi l’intero trio si ricompone. “You Went Away Too Long” è uno dei pezzi più malinconici. Il brano ha quella qualità tipica delle grandi canzoni soul: potrebbe parlare di una persona che non torna, di un amore finito oppure di qualcuno che è semplicemente diventato irraggiungibile. È una delle tracce nelle quali l’armonia delle tre sorelle diventa più importante della singola voce. Ora entriamo nel trittico finale che è da togliersi il cappello. “I Am Your Season” è una ballata meravigliosa. Un piccolo gioiello. “All Around” riporta groove ed energia. “My Sisters and Me” è il cuore del disco.

Il risultato più importante di questo album è proprio quello di liberare le Womack Sisters dal peso del loro cognome. È un disco che parla di lavori precari, di Uber, di relazioni sentimentali, di perdita, di lutto e di autodeterminazione, ma lo fa utilizzando una grammatica musicale nata sessant’anni fa. È proprio questa apparente contraddizione a renderlo così convincente.

La produzione di Gabriel Roth è fondamentale perché evita due errori opposti: non modernizza il soul fino a snaturarlo e non lo imbalsama nella nostalgia. Il suono è vintage, ma le emozioni sono contemporanee. E soprattutto c’è una cosa che non si può produrre artificialmente: la loro armonia. Quando BG, Zeimani e Kucha cantano insieme, si sente qualcosa che va oltre la tecnica. Si sentono tre voci che hanno passato una vita ad ascoltarsi.


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