Piemonte

Paralizzato dopo un intervento a Torino, la denuncia della famiglia: «Siamo stati abbandonati»

TORINO – Una vita stravolta nel giro di poche settimane. È la vicenda raccontata da Federico, che ha deciso di rivolgersi pubblicamente alla nostra redazione per denunciare quanto accaduto al padre Francesco, ricoverato ad aprile all’ospedale Humanitas Gradenigo di Torino per un tumore al pancreas e oggi costretto a convivere con una paralisi completa degli arti inferiori.

Un racconto drammatico, nel quale la famiglia solleva interrogativi sulle complicazioni insorte dopo l’intervento chirurgico e, soprattutto, sull’assistenza ricevuta dopo il ritorno a casa.

La diagnosi e l’intervento

Secondo quanto riferito dal figlio, fino all’inizio di aprile Francesco conduceva una vita normale, lavorando e trascorrendo il tempo con la famiglia e con la nipotina di un anno.

Il 7 aprile 2026 un malore ha portato al primo ricovero all’ospedale di Susa. Successivamente l’uomo è stato trasferito a Rivoli e, il 13 aprile, all’Humanitas Gradenigo di Torino, dove gli è stato diagnosticato un tumore al pancreas.

Il 28 aprile è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico per l’asportazione della massa e la ricostruzione dei dotti biliari. Nei giorni successivi, racconta il figlio, i medici avrebbero deciso di mantenerlo per tre giorni in coma farmacologico e di utilizzare un catetere epidurale per la somministrazione di morfina.

Il 1° maggio Francesco si è risvegliato e, qualche giorno più tardi, il dispositivo sarebbe stato rimosso.

Sembrava che il decorso stesse procedendo nella direzione sperata. Poi, secondo la ricostruzione della famiglia, la situazione è improvvisamente precipitata.

I dolori alla schiena e la paralisi

La sera del 5 maggio l’uomo avrebbe iniziato ad accusare fortissimi dolori alla schiena e alle gambe. La mattina seguente, il 6 maggio, si sarebbe risvegliato completamente paralizzato dall’addome in giù.

A quel punto è stato sottoposto a un intervento chirurgico d’urgenza. Secondo quanto riferito dalla famiglia, sarebbe stato riscontrato un ematoma provocato dal catetere epidurale, con conseguente compressione del midollo spinale.

Da allora, racconta il figlio, sarebbe iniziato un lungo periodo caratterizzato da paralisi, infezioni e setticemie.

Il 4 giugno Francesco è stato trasferito all’Unità Spinale Unipolare del CTO di Torino. Federico descrive le condizioni del padre al momento del trasferimento come estremamente gravi, parlando in particolare di importanti edemi diffusi provocati da un massiccio accumulo di liquidi.

«Il danno è irreversibile»

Oggi, secondo il racconto della famiglia, i parametri vitali dell’uomo sarebbero rientrati nella norma, anche se continuerebbero a verificarsi infezioni ricorrenti che la famiglia collega all’utilizzo del catetere.

Il danno neurologico, invece, sarebbe permanente: Francesco ha riportato una paralisi completa degli arti inferiori e necessita del catetere. Inoltre, secondo il figlio, non sarebbe più in grado di evacuare autonomamente.

Una situazione che ha inevitabilmente modificato anche la vita dell’intera famiglia.

«Dopo le dimissioni ci siamo sentiti abbandonati»

Nella lettera inviata alla nostra redazione, Federico concentra poi l’attenzione sull’assistenza ricevuta dopo il rientro del padre a casa.

«Una volta dimesso e rientrato a casa – scrive – la nostra famiglia è stata completamente abbandonata dalle istituzioni sanitarie».

La famiglia si è trovata a dover affrontare la ristrutturazione dell’abitazione per renderla accessibile alle esigenze di una persona con disabilità motoria. Secondo quanto denunciato, l’assistenza domiciliare garantita dall’ASL si limiterebbe attualmente a un accesso settimanale dell’ADI, l’Assistenza Domiciliare Integrata.

Nel suo racconto, Federico sottolinea invece il ruolo fondamentale svolto dal medico di famiglia, la dottoressa Pierangela Schimenti, che – secondo la famiglia – avrebbe seguito Francesco e i suoi cari con grande disponibilità durante tutto il percorso.

Le terapie alle Molinette e i nuovi interrogativi

La situazione sarebbe resa ancora più complessa dalla necessità di recarsi ogni quindici giorni all’ospedale Molinette di Torino per sottoporsi alle terapie.

«Gli effetti collaterali sono devastanti e non abbiamo l’appoggio di nessuno», denuncia Federico, secondo cui anche durante questo percorso la famiglia si sarebbe trovata senza un adeguato sostegno.

Il figlio sostiene inoltre che, nonostante le difficoltà, alle Molinette non sarebbe stato possibile ottenere un ricovero per tenere il padre sotto controllo.

Da qui le domande che Federico affida alla sua lettera: chi deve farsi carico di una persona che, dopo una grave complicanza, si ritrova con una disabilità permanente? Quale assistenza deve essere garantita al paziente e alla sua famiglia una volta terminata la fase ospedaliera? E, soprattutto, quali sono le responsabilità rispetto al danno neurologico subito?

La famiglia chiede risposte

La denuncia non contiene soltanto la richiesta di maggiore assistenza. La famiglia vuole anche comprendere cosa sia accaduto nelle ore e nei giorni precedenti alla paralisi e se esistano responsabilità per le conseguenze riportate da Francesco.

La vicenda riporta in primo piano anche un tema più generale: quello del difficile passaggio dall’ospedale alla gestione domiciliare dei pazienti che riportano una disabilità grave e permanente. Per una famiglia, infatti, il ritorno a casa può trasformarsi nell’inizio di una nuova emergenza, fatta di barriere architettoniche da eliminare, assistenza quotidiana, dispositivi sanitari, terapie e costi difficili da sostenere.

«Per cosa paghiamo le tasse e la sanità pubblica? Dove sono finiti i nostri diritti?», si chiede Federico nella parte conclusiva della sua lettera.

Domande alle quali la famiglia di Francesco chiede ora risposte e, soprattutto, chiarezza sul percorso che ha portato un uomo che fino a pochi mesi fa conduceva una vita normale a dover affrontare oggi una condizione di grave e permanente disabilità.

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