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Furious | Indie For Bunnies

Sembra assurdo che dietro “New Girl” con Zooey Deschanel e “Furious” ci sia la stessa penna, oggi così incupita da realizzare uno dei thriller procedurali più oscuri e nichilisti degli ultimi tempi. In realtà, lavorando di speculazione, non è così difficile trovare punti di contatto: la centralità totale delle figure femminili, prima di tutto. Alice (Emmy Rossum) e la serial killer Catherine (Lola Petticrew) sono cacciatrice e preda, ma la distanza tra le loro posizioni va assottigliandosi progressivamente, man mano che i loro trascorsi di donne abusate dagli uomini diventano speculari. “Furious” è vagamente ispirata al film “Black Widow” del 1987, ma il punto di riferimento letterario più evidente è la saga “Millennium” di Stieg Larsson, che ci conduce dunque a una chiara vicinanza stilistica ai thriller di David Fincher.

C’è però una grande differenza tra “Millennium” e “Furious”, nella quale risiede poi la potenza della serie di Hulu. La saga letteraria di Larsson conserva una certa misura di fiducia, riposta nella stampa e nella polizia, mentre invece “Furious” non sembra credere in nulla. Le istituzioni che dovrebbero consegnare Catherine alla giustizia sono in sfacelo avanzato: FBI e polizia sono un covo di alcolisti, corrotti, violenti e arrivisti (a volte due aggettivi convivono nello stesso personaggio), tutti troppo impegnati a farsi la guerra per riuscire a risolvere un caso complesso come quello che collega la vendicatrice Catherine e il pedofilo Jay Easton. La sfiducia nichilista culmina in un finale scurissimo nel quale la giustizia non può che essere affidata a strade alternative.

Non un boccone per ogni palato, pepato com’è da scene esplicite e riferimenti raggelanti al traffico sessuale di bambine, ma nemmeno una serie di difficile fruizione. La tensione cresce di episodio in episodio, a ogni cliffhanger e rivelazione ne fa seguito uno di misura maggiore, mentre l’humour nero come la pece della Meriwether è tanto fuori luogo da farci sentire in colpa per ridere (si pensi alla scena del preservativo o a quella della polizia locale che ostacola quella newyorkese).

Insieme al ritmo incalzante, alle sorprese continue, alle situazioni scioccanti e all’utilizzo killer di alcuni classici della musica alternativa (su tutti gli inserti di Portishead e Fiona Apple) ne fa un oggetto pop dal quale è impossibile staccare gli occhi.

La conferma per una seconda stagione da da pensare che il sorprendente discorso sulla figura del mostro, cominciato nella prima puntata citando il mito della gorgone, sia solo all’inizio.


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