Umbria

Sanità, mobilità passiva stabile nel 2025: Umbria ancora in “rosso”. Via ad accordi interregionali

di Daniele Bovi

Il “conto” pagato dall’Umbria nel 2025 per quanto riguarda la mobilità passiva è rimasto sostanzialmente identico all’anno prima; nel frattempo, dopo il primo siglato con l’Abruzzo a gennaio, la Regione prepara altri accordi bilaterali per la gestione della mobilità interregionale. Sono questi i due aspetti più importanti emersi dalla risposta che la presidente della Regione, Stefania Proietti, ha dato giovedì in aula alle opposizioni, che avevano presentato un’interrogazione sul tema.

I numeri Entrando nel merito dei numeri, Proietti ha chiarito che il “rosso” della mobilità sanitaria per il 2025 non è pari a 50 milioni, ma a circa 55, una cifra che include però anche partite relative agli anni precedenti. Il dato effettivo riferito al 2025 infatti, ha spiegato, è di circa 37 milioni, in linea con il 2024 e segno di una “frenata” della crescita della mobilità passiva. Sul totale pesano infatti circa 18 milioni di conguagli legati al triennio 2022-2024.

Le misure La presidente ha rivendicato l’azione della Regione per contenere il fenomeno, ricordando che negli ultimi anni il divario tra mobilità attiva e passiva è aumentato in modo significativo, in particolare dopo la pandemia, e sottolineando che l’amministrazione sta mettendo in campo strumenti per ridurlo. Tra questi, in particolare, la stipula di accordi bilaterali con le altre Regioni: «Questa amministrazione sta continuando a porre in essere tutte le azioni per il recupero della mobilità passiva», ha detto, annunciando che, dopo l’intesa già firmata con l’Abruzzo, sono in arrivo accordi simili con Toscana, Emilia-Romagna, Marche e Lazio.

I privati Nella risposta è stato affrontato anche il tema del rapporto con la sanità privata. Proietti ha sostenuto che con la delibera sui tetti di spesa adottata giorni fa, non sono stati previsti aumenti delle risorse, ma solo confermati gli assetti esistenti, con l’obiettivo di orientare le strutture accreditate a contribuire alla riduzione delle liste d’attesa.

L’atto L’interrogazione presentata da Enrico Melasecche (Lega) insieme alla consigliera Eleonora Pace (FdI), puntava a fare chiarezza sia sull’entità del saldo negativo della mobilità sanitaria sia sull’utilizzo delle risorse della manovra fiscale da 184 milioni di euro. Nel suo intervento, il consigliere ha collegato il tema della mobilità passiva all’efficienza complessiva del sistema sanitario regionale, sostenendo che rappresenti un indicatore diretto della capacità di risposta ai bisogni dei cittadini e criticando l’aumento della pressione fiscale, ritenuto non giustificato in assenza di interventi strutturali. Nella replica, Melasecche ha ribadito le proprie perplessità, sostenendo che il saldo negativo sarebbe comunque in aumento rispetto all’anno precedente e chiedendo misure più incisive, anche in relazione al ruolo dell’ospedale di Terni e al nuovo piano sanitario regionale, ancora atteso.

L’accordo Uno degli strumenti indicati dalla Regione per governare il fenomeno è l’accordo bilaterale siglato con l’Abruzzo, valido per il triennio 2026-2028. L’intesa stabilisce limiti di spesa annuali per le prestazioni sanitarie erogate ai cittadini dell’altra regione, sia per i ricoveri ospedalieri sia per le attività ambulatoriali, con l’obiettivo di tenere sotto controllo i flussi e i costi. Il meccanismo prevede che, in caso di superamento dei tetti fissati, le prestazioni vengano pagate solo in parte o, oltre una certa soglia, non vengano remunerate. Sono escluse da queste limitazioni le prestazioni più complesse e quelle urgenti.

Controlli L’accordo introduce inoltre un sistema di controlli congiunti: una commissione composta da rappresentanti delle due Regioni e da un organismo nazionale verificherà la qualità e l’appropriatezza delle cure, anche attraverso controlli sulle cartelle cliniche. È previsto anche uno scambio periodico di dati per monitorare l’andamento della mobilità e intervenire in caso di squilibri. In generale, l’impianto complessivo punta a garantire da un lato la libertà dei cittadini di scegliere dove curarsi, dall’altro a contenere gli spostamenti non necessari e a mantenere l’equilibrio dei conti sanitari.

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