Sandro Saltuari: l’alpino sommozzatore: a 90 anni racconta la sua doppia passione – Bolzano
BOLZANO. È iscritto al Gruppo Ana di Gries dal 1960, ma, allo stesso tempo, ha passato una vita nelle profondità di mari e oceani, anch’essi parte del suo dna. Sommozzatore d’alta quota, alpino degli abissi: Sandro Saltuari è l’incarnazione di una dicotomia solo apparentemente inconciliabile.
Nato a Bolzano il 22 luglio 1934, il mare entra prestissimo nella sua vita, quasi per gioco, quando da bambino impara a galleggiare aggrappato alla tavola del bucato della nonna nei canali di Venezia, tra San Pietro e l’imbocco dell’Arsenale. Da quella confidenza nascono nuoto, apnea e subacquea. Nel 1971, già operatore Rai, è il primo a realizzare le riprese subacquee delle gare di tuffi al meeting di Bolzano, cambiando il racconto televisivo dello sport negli anni di Giorgio Cagnotto e Klaus Dibiasi. Segue Olimpiadi, documenta il record di Enzo Maiorca a -110 metri, gira il mondo tra relitti e cetacei. Ma accanto al mare, nella vita di Saltuari, anche la montagna e il Corpo degli Alpini ricoprono un ruolo fondamentale. Il legame con le Penne nere affonda ovviamente le radici nell’esperienza della naja.
Quando ha indossato il cappello alpino?
Ho svolto il servizio militare tra il 1956 e il 1957 in artiglieria da montagna, in un periodo in cui la leva durava 18 mesi. I primi sei mesi li ho passati a Foligno, alla Scuola sottufficiali di complemento. Poi, con il grado di sergente, sono stato assegnato a Vipiteno, alla caserma Menini-De Caroli, dov’era di stanza il Gruppo Artiglieria da Montagna Vicenza, nella 19ª batteria. A Vipiteno ho conosciuto l’allora tenente Fulvio Meozzi, che nel 1987 sarebbe diventato comandante del 4° Corpo d’Armata Alpino e poi sottocapo dello Stato Maggiore Difesa e comandante delle Forze terrestri alleate del Sud Europa.
Un’esperienza segnata da marce estenuanti, campi estivi e invernali, fatica continua e disciplina rigorosa.
Proprio così. Erano mesi duri e i muli erano i nostri inseparabili compagni di lavoro.Un percorso che non poteva non lasciare un segno profondo.
Si creavano legami fortissimi.
È proprio da lì che nasce l’alpinità: un indissolubile spirito di corpo fatto di appartenenza, di solidarietà e del principio “tutti per uno e uno per tutti”. Uno spirito di corpo che è tutt’uno con la predisposizione ad aiutare gli altri. Sempre e ovunque. Questo fa sì che si resti alpini anche dopo aver smesso la divisa, insomma.
Eppure, per tutta la sua vita lei ha voluto anche “vivere” gli abissi. Due amori all’opposto.
Se potessi rimarrei sempre in acqua, ma mi sento visceralmente anche un alpino. Mi sono iscritto all’Ana, al gruppo di Gries, nel 1960, lo stesso anno in cui mi sono sposato felicemente con Maria che mi sopporta e mi supporta.
(nella foto, Saltuari è seduto a destra, accanto al capogruppo degli alpini di Gries, Domenico Mercadini)




