Rivolta Pride lungo i viali, in migliaia per i diritti Lgbt: “Non si può usare la nostra identità per coprire un genocidio”

Decine di migliaia di persone hanno sfilato oggi per le strade di Bologna per il Rivolta Pride, organizzato dalla rete Rivolta a Pride con l’adesione di numerose realtà del mondo Lgbt bolognese, tra cui il Cassero Lgbtqia+ Center. Il corteo è partito dai Giardini Margherita e ha attraversato i viali cittadini fino alla Montagnola.
Via al Rivolta Pride: in migliaia per le strade di Bologna | FOTO
A spiegare le ragioni della piazza è Camilla Ranauro, presidente del Cassero: “Scendere in piazza nel 2026 significa resistere in un contesto in cui manifestare è sempre più criminalizzato. Questo governo ha un’ossessione per la sicurezza e continua a varare pacchetti che mettono in difficoltà le persone più vulnerabili.”
Tra le istanze portate in corteo: il no ai tagli all’educazione sessuale e affettiva nelle scuole, la difesa dei percorsi di affermazione per le persone trans e la tutela dei diritti sociali, dalla casa al welfare, che i manifestanti accusano il governo di sacrificare in nome di un’economia di guerra.
“No al pinkwashing di Israele”
Forte anche la posizione sulla Palestina, articolata da Milò, uno delle manifestanti: “Stiamo scendendo in piazza per la liberazione della Palestina, per la fine del genocidio e per la fine di un’occupazione che da cento anni martoria un intero popolo, con la complicità di Usa ed Europa.” Milò ha poi puntato il dito contro quella che definisce la retorica del pinkwashing: “Israele si narra come l’unico paese portatore di diritti Lgbt in Medio Oriente per tentare di giustificare genocidio e occupazione. Ma in Israele non è nemmeno legale il matrimonio egualitario: non si può usare la nostra identità per coprire quello che è un genocidio.”
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Radicali Italiani al Pride: “Lo Stato non può decidere quale lavoro è etico”
Tra i presenti anche i Radicali Italiani, che hanno portato in piazza anche la battaglia contro la cosiddetta tassa etica. A spiegarlo è Irene Zambon: “Il Pride è un luogo di libertà per tutti, ed è anche per questo che siamo qui a raccogliere firme. La tassa etica è una discriminazione fiscale: un’aliquota aggiuntiva del 25% che grava esclusivamente su chi lavora nel settore del porno o rappresenta la sessualità in forme artistiche, solo perché lo Stato ha deciso che il loro lavoro non è etico.” L’obiettivo è raggiungere 50.000 firme per depositare in Senato una proposta di legge di iniziativa popolare per l’abolizione della norma.
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Tensioni al corteo: attivisti iraniani monarchici cacciati a slogan
Verso le 18:15, davanti a Porta Santo Stefano, un gruppo di sostenitori della monarchia iraniana in esilio ha mostrato una bandiera con il leone persiano, simbolo del regime precedente alla rivoluzione islamica del 1979. Il gruppo, già sceso in piazza a Bologna a febbraio per festeggiare gli attacchi di Usa e Israele al regime degli ayatollah e favorevole a un ritorno al potere di Reza Pahlavi, figlio dell’ultimo Shah, è stato deriso e cacciato dal corteo a suon di slogan: “sionisti fuori dal corteo.”
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