Riforma Rai, Mattarella: “Ue chiede indipendenza editoriale”
Sulla riforma della Rai il governo non è solo in ritardo di almeno un anno, ma l’ultima proposta partorita non rispetta le nuove regole Ue sulla libertà dei media. In particolare, quelle che riguardano la trasparenza della governance e l’indipendenza dall’influenza della politica. Quello annunciato da Meloni e i suoi è un (non) intervento che di fatto ripropone semplicemente lo status quo, sul cui paradosso è arrivato a esprimersi anche Sergio Mattarella. Intervendo oggi alla cerimonia del Ventaglio, il presidente della Repubblica ha infatti ricordato l‘European Media Freedom Act, il regolamento entrato in vigore l’8 agosto scorso e a cui anche l’Italia dovrebbe adeguarsi per evitare una procedura d’infrazione: regole, ha detto il capo dello Stato, “immediatamente applicabili, che riguardano – fra l’altro – le questioni della indipendenza editoriale, i contenuti delle grandi piattaforme digitali, il funzionamento indipendente dei media del servizio pubblico”. E “il ritardo, anche in Italia, per il pieno recepimento di indicazioni cui hanno contribuito gli stessi governi dell’Unione e i deputati al Parlamento Europeo, espressi dai diversi Paesi membri, appare difficilmente comprensibile“.
Cosa chiede l’Ue e perché Meloni va nel senso opposto
A dire il vero, un’accelerata al dossier è arrivata solo due giorni fa. Peccato che vada nella direzione opposta rispetto a quanto richiede Bruxelles. L’art.5 del regolamento prevede, infatti, che gli Stati organizzino il servizio pubblico radiotelevisivo in modo che sia “indipendente dal potere politico”, sia nelle nomine dei vertici sia nell’attività editoriale e nel finanziamento. L’attuale governance non rispetta nessuno di questi criteri per colpa della legge voluta da Renzi, ma il governo Meloni non intende intervenire per cambiare l’assetto. Stando agli emendamenti presentati in commissione Lavori Pubblici al Senato dai relatori Fi, come raccontato da il Fatto quotidiano, due consiglieri saranno indicati dal ministero dell’Economia (come nella legge attuale e come non era previsto dal testo base) e quattro dal Parlamento. L’unica novità, sbandierata dai forzisti, è che i due esponenti scelti dal ministero non sarebbero per forza amministratore delegato e presidente perché poi a esprimersi sarebbe tutto il cda. Ma è evidente che in questo sistema non ci sarebbero né indipendenza dalle pressioni del governo né trasparenza. Senza contare che l’obiettivo dell’esecutivo è quello di procedere ora veloci per poter far decadere il cda attuale e arrivare a elezioni con altre nomine a loro favorevoli. Insomma, niente di quello che predica il regolamento Ue. “In tutto e per tutto un trucco“, lo ha definito Barbara Floridia, senatrice del M5s e presidente dimissionaria della Vigilanza Rai.
Lo stop senza precedenti della Vigilanza Rai
E proprio sul caso dell’organismo di controllo, paralizzato per due anni a causa del boicottaggio della maggioranza e ora azzerata dopo le dimissioni in massa delle opposizioni, è tornato a esprimersi anche li capo dello Stato. “Auspicabile”, ha detto sempre durante la cerimonia, “che si ponga finalmente riparo alla paralisi del sistema radio tv pubblico, determinato dal blocco nel funzionamento della Commissione parlamentare. Ho segnalato più volte come libertà, informazione, democrazia, siano co-essenziali”. Uno stallo senza precedenti nella storia parlamentare che ha spinto gli osservatori internazionali a fare denunce e richiami senza però che la politica se ne sia mai davvero preoccupata. La Vigilanza è il principale organismo di controllo parlamentare sul servizio pubblico e, se non può riunirsi, non assolve alla sua funzione. “Abbiamo scelto di dimetterci”, ha spiegato oggi Floridia, “proprio per denunciare uno stallo che ha sin qui impedito qualsiasi passo avanti. Di fatto è ancora tutto fermo: la riforma è ancora ferma in commissione ma soprattutto il testo che sta emergendo viola apertamente i principi fondamentali del Media Freedom Act europeo. La maggioranza si fermi, non lasciamo cadere nel vuoto l’ennesimo richiamo del presidente della Repubblica”. Di parere opposto Fratelli d’Italia che scarica tutta la responsabilità sulle opposizioni per quello che definiscono “un Aventino senza senso”. Mentre la politica litiga, il consorzio europeo di ricercatori Media Freedom Rapid Response – nel suo ultimo report diffuso a luglio – ha messo la Rai tra le principali preoccupazioni in un contesto italiano di “continua erosione della libertà dei media”. Nessuno sembra voler invertire la rotta.
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