Waze (e non solo) potrebbe raccogliere i tuoi dati anche ad app chiusa: cosa sapere e come limitarla
Usiamo Waze ogni giorno per evitare il traffico, ricevere avvisi in tempo reale e trovare la strada più veloce. In cambio, diamo all’app la nostra posizione GPS. Fin qui, tutto chiaro. Il problema è che il tracciamento non si ferma quando chiudiamo l’app: se non abbiamo configurato correttamente i permessi, Waze continua a sapere dove siamo anche quando siamo seduti sul divano.
La cosa riguarda 140 milioni di automobilisti al mese e, secondo quanto riportato da BGR, pochissimi di loro si sono mai fermati a leggere cosa accetta davvero l’app al momento dell’installazione.
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Guardando la privacy policy di Waze, la quantità di dati raccolti è notevole. L’app non registra solo le coordinate GPS in tempo reale: tiene traccia dei percorsi abituali, della velocità di guida, della frequenza degli spostamenti e, ovviamente, degli indirizzi di casa e lavoro. A questo si aggiungono metadati sul dispositivo, livello della batteria e informazioni sulle app di terze parti usate tramite Waze.
Se i permessi di localizzazione sono impostati su “Sempre” invece di “Solo durante l’utilizzo”, la raccolta dati diventa un’operazione attiva 24 ore su 24. Waze giustifica questo con funzioni come il routing predittivo, ovvero avvisarti del traffico sul percorso casa-lavoro prima ancora che tu esca di casa. Comodo, certo. Ma significa che Alphabet (la società madre di Google, che possiede sia Google Maps che Waze) sta costruendo una mappa dettagliatissima delle tue abitudini quotidiane: ogni fermata al bar, ogni visita dal medico, ogni passaggio da un amico.
Vale la pena ricordare che Google Maps sta già lavorando per leggere email, voli e foto per anticipare i bisogni degli utenti: il quadro complessivo che Google sta costruendo su di noi è tutt’altro che limitato alla navigazione, e quanto detto per Waze potrebbe valere anche per altre app alle quali diamo accesso permanente alla nostra posizione.

L’unico modo per limitare davvero il tracciamento in background è entrare nelle impostazioni di sistema di iOS o Android e cambiare il permesso di localizzazione di Waze (e di tutte le altre app che vogliamo) da “Sempre” a “Solo durante l’utilizzo dell’app”.
Su Android, tra l’altro, esiste una sezione dedicata, in Impostazioni -> Posizione che mostra tutti i permessi concessi a ogni singola app: vale la pena darci un’occhiata.
Il punto non è demonizzare Waze, che offre un servizio genuinamente utile, e i nostri dati personali sono da anni “la moneta di scambio”, a volte anche indispensabile, affinché certi servizi funzionino davvero. Il punto è esserne consapevoli, sapere se e cosa si può fare altrimenti, e magari spendere due minuti in più a leggere il “contratto utente” prima di premere “Accetta”, perché poi non possiamo rifarcela con gli altri se siamo stati noi a dire “sì”.
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