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Regolamento Ue imballaggi PFAS: cosa cambia dal 12 agosto 2026

La stretta europea sugli imballaggi entra nel vivo. Da oggi, 12 agosto, il nuovo regolamento Ue sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (Ppwr) diventa generalmente applicabile in tutti gli Stati membri e comincia a cambiare le regole con cui vengono progettati, prodotti, utilizzati e smaltiti confezioni e contenitori. È il più importante riordino della disciplina europea dal 1994: l’obiettivo è ridurre i rifiuti, aumentare il riciclo e spingere il mercato verso imballaggi più leggeri, riutilizzabili e riciclabili.

La novità più immediata riguarda gli imballaggi destinati a entrare in contatto con gli alimenti. Da oggi non possono essere immessi sul mercato quelli che contengono PFAS, le cosiddette sostanze chimiche eterne, oltre le soglie fissate dal regolamento. Si tratta in particolare di composti utilizzati per le loro proprietà antiacqua e anti-grasso e presenti, tra gli altri, in alcuni imballaggi alimentari, nella carta e nei contenitori destinati all’asporto. La stretta punta a ridurre l’esposizione a sostanze estremamente persistenti e la loro dispersione nell’ambiente, intervenendo direttamente su materiali che possono entrare in contatto con il cibo. Il nuovo quadro europeo non riguarda però soltanto la composizione chimica delle confezioni. Il regolamento introduce definizioni comuni e rafforza gli obblighi di tracciabilità, così da rendere più semplice individuare gli operatori lungo la filiera. La responsabilità estesa del produttore viene ricondotta a un sistema più omogeneo, con l’obiettivo di superare la frammentazione delle regole nazionali.

Un altro passaggio arriverà nel 2028 quando gli imballaggi dovranno riportare un’etichetta armonizzata con informazioni sui materiali utilizzati, attraverso pittogrammi pensati per facilitare la corretta raccolta e cernita da parte dei consumatori. Per consumatori e imprese, però, la parte più visibile della riforma arriverà tra quattro anni. Dal 2030 scatteranno infatti diversi divieti sugli imballaggi monouso considerati superflui. Nell’elenco figurano, tra gli altri, alcune tipologie di confezioni monouso per alimenti e bevande, le bustine di condimenti, salse, zucchero e creme per il caffè utilizzate nella ristorazione, oltre ai piccoli flaconi di cosmetici e prodotti per l’igiene destinati all’uso negli alberghi. Il regolamento interviene anche su alcune confezioni di frutta e verdura fresca e su determinati contenitori monouso utilizzati per alimenti e bevande. Sono previste deroghe, in particolare per le microimprese quando non siano disponibili alternative tecnicamente praticabili o infrastrutture adeguate per il riutilizzo. Nello stesso anno entrerà a regime anche il principio secondo cui il peso e il volume dell’imballaggio dovranno essere ridotti al minimo necessario per garantirne la funzionalità. Per gli imballaggi multipli, di trasporto e per il commercio elettronico sarà inoltre fissato un limite massimo del 50% allo spazio vuoto.

Gli Stati membri dovranno ridurre la quantità pro capite di rifiuti da imballaggio del 5% entro il 2030, del 10% entro il 2035 e del 15% entro il 2040, rispetto ai livelli del 2018. Per la plastica, inoltre, il regolamento introduce dal 2030 quote minime obbligatorie di materiale riciclato proveniente da rifiuti post-consumo. La logica della riforma è dunque quella di intervenire sull’intero ciclo di vita della confezione: dalla progettazione alla produzione, dall’utilizzo alla raccolta, fino al riciclo o al riuso. Gli imballaggi rappresentano oggi una quota rilevante del consumo di materie prime e dei rifiuti urbani europei: secondo la Commissione, il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzate nell’Ue sono destinati agli imballaggi, che rappresentano il 36% dei rifiuti solidi urbani. La stretta tuttavia non significa che da oggi spariranno le confezioni di plastica dagli scaffali. Il regolamento è costruito come un percorso progressivo, con obblighi che entrano in vigore in momenti diversi.


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