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Staff e giornalisti usati come diversivo, spaventoso

“Mi affido ai Servizi Segreti e all’esercito, faccio semplicemente quello che vogliono si faccia. Volevano che prendessi un volo diverso, e l’ho fatto. Faccio quello che mi dicono”. Così il presidente Donald Trump prova a liquidare le polemiche che in queste ore stanno montando intorno al caso dell’Air Force One e del suo ritorno dal vertice Nato di Ankara rivelato dal Washington Post. In particolare sull’uso dell’Air Force One come aereo esca, fatto partire comunque nonostante i timori della sicurezza, con bordo staff e giornalisti e senza l’inquilino della Casa Bianca. In seguito a una minaccia di un attentato iraniano, il tycoon è stato fatto imbarcare di nascosto su un velivolo militare alternativo, all’interno di un camion per il catering.Non ho chiesto molto al riguardo. Ricevo molte minacce”. Quell’aereo “su cui ho volato era a maggior rischio – ha puntualizzato – perché credo che quello sia l’aereo che avrebbero preso di mira con maggiore probabilità”.

Ora però molti chiedono di fare luce sulla vicenda. Sul primo jet c’erano giornalisti, equipaggio, membri dello staff della Casa Bianca e due componendi del governo statunitense, ossia il Segretario di Stato Marco Rubio e quello al Tesoro Scott Bessent. Questi ultimi, a differenza degli altri, erano al corrente del piano. Parlando alla Cnn, il senatore democratico del Connecticut, Richard Blumenthal, ha sottolineato la necessità di maggiori spiegazioni in merito a un’operazione definita “spaventosa, senza precedenti e surreale“. Serve, ha detto “un briefing al Congresso perché non riguarda solo la sicurezza del presidente. Quali precauzioni sono state prese per garantire la sicurezza di tutti i passeggeri dell’Air Force One, giudicato troppo pericoloso per il volo del presidente, e quali precauzioni sono state prese per proteggere il personale e i giornalisti a bordo di quell’aereo?”.

In un tweet, il giornalista della Cnn, Jake Tapper, ha sottolineato di non essere mai stato usato come una trappola nel corso della sua intera carriera. “Ovviamente la vita del presidente è di primaria importanza, e le precedenti amministrazioni della Casa Bianca hanno usato l’inganno per proteggere la vita del presidente. Ma nessun funzionario con cui ho parlato aveva mai sentito prima di usare un AF1 pieno di personale della Casa Bianca e giornalisti come esca durante una minaccia imminente“. Sul caso, come riporta il Guardian, è intervenuto anche José Zamora, direttore regionale per le Americhe del Commitee to Protect Journalists. “I giornalisti dovrebbero essere informati di minacce alla sicurezza, in modo da poter prendere decisioni consapevoli sulla propria incolumità”, ha dichiarato. “La trasparenza dovrebbe essere la norma per qualsiasi amministrazione, soprattutto quando è in gioco la sicurezza”.

Nel 2000 fu il presidente Bill Clinton a vivere un’esperienza simile. A Islamabad, in Pakistan, un aereo civetta con tutte le insegne dell’Air Force One, atterrò sotto gli occhi dei media. Ne uscì un agente dei servizi segreti che assomigliava al presidente. Subito dopo atterrò un aereo anonimo, dal quale scese il vero commander-in-chief. Come Donald Trump dopo il vertice Nato di Ankara il presidente democratico aveva cambiato aereo per motivi di sicurezza ma a differenza del tycoon la Casa Bianca aveva avvertito i giornalisti al seguito. Prima del volo dall’India al Pakistan, i funzionari della Casa Bianca contattarono la reporter Susan Page, di Usa Today e all’epoca presidente della White House Correspondents’ Association, per un briefing off-the-record. In quell’occasione, i responsabili della sicurezza e dell’ufficio stampa della Casa Bianca illustrarono l’operazione, informandola sugli spostamenti di Clinton e e sulle misure di sicurezza predisposte per i giornalisti al seguito, come riferito dalla stessa Page al Washington Post.


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