Riconoscimento facciale ma non solo, le sfide della biometria

Il recepimento italiano
In Italia questo percorso passa attraverso l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale, lo Spid, la Carta d’identità elettronica e il recepimento della NIS2. «Oggi il problema non è tanto l’assenza di norme quanto la loro frammentazione, la quale genera numerose tematiche interpretative che imprese e pubbliche amministrazioni si trovano ad affrontare, spesso con incertezza», osserva Luigi Fimiani, avvocato, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna e responsabile della ricerca su Identità, identificazione e tecnologie, coordinata anche dalla prorettrice vicaria della Sant’Anna, Gaetana Morgante, e dal ricercatore Giuseppe Di Vetta.
Una riflessione condivisa da Carlo Nardello, presidente di COM.TEL. con delega al Centro Studi, secondo cui «la vera sfida non è rincorrere la tecnologia, ma costruire un quadro di fiducia che permetta all’innovazione di essere adottata con regole certe». È proprio da questa esigenza che nasce la ricerca commissionata dal Centro Studi COM.TEL. alla Scuola Superiore Sant’Anna: offrire a imprese e istituzioni strumenti concreti per orientarsi in un contesto che evolve più rapidamente della regolazione.
Specialmente in tema di tecnologie biometriche, come scanner di impronte digitali o riconoscimento facciale, dove il bilanciamento fra rischi e opportunità, uso quotidiano e tutela della privacy, gestione delle informazioni e sicurezza del dato, va ponderato con attenzione.
Gli ambiti applicativi
Le applicazioni biometriche, d’altronde, sono già realtà in numerosi settori – dall’accesso alle infrastrutture critiche ai controlli aeroportuali, dall’onboarding bancario alla sanità – migliorando sicurezza ed efficienza dei processi. Secondo il report di Imarc Group 2026-2034, il mercato biometrico italiano valeva circa 1,2 miliardi di dollari nel 2025, con una crescita prevista fino a 3,85 miliardi entro il 2034. Nel 2025, il riconoscimento facciale rappresentava circa il 34% della quota di mercato, mentre i sistemi contact, come le impronte digitali, rappresentavano il 38%. Geograficamente, il Nord -Ovest guidava il mercato con il 25%, grazie alla concentrazione di istituti finanziari e aziende tecnologiche, confermando come la biometria stia diventando uno strumento consolidato e strategico per l’autenticazione nei processi aziendali italiani.
Responsabilità e fiducia
«Il tema centrale non è vietare queste tecnologie, ma definire con chiarezza chi risponde delle decisioni e degli eventuali danni lungo tutta la filiera: produttori, sviluppatori, fornitori e utilizzatori», osserva Fimiani, ricordando come proprio su questo punto il quadro normativo europeo presenti ancora margini di evoluzione. Per Nardello il tema è anche industriale: «L’Europa può trasformare la regolazione in un vantaggio competitivo se riuscirà a creare fiducia. La sicurezza non deve essere percepita come un costo di compliance, ma come un elemento che aumenta il valore delle tecnologie e ne favorisce l’adozione». Per questo si propone un modello dialogico di collaborazione preventiva tra imprese ed enti pubblici competenti, con sistemi condivisi di gestione del rischio, capaci di ridurre l’incertezza regolatoria.
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