RaiPlay, tutti pazzi per questo film (candidato agli Oscar): una perla nascosta che non dimenticherai mai
C’è un film su RaiPlay che in questi giorni sta sorprendendo tutti, e la cosa più strana è che parla di un uomo che pulisce i bagni pubblici di Tokyo. Non è una commedia, non è un thriller, non ha effetti speciali. Eppure Perfect Days, diretto nel 2023 dal regista tedesco Wim Wenders, ha convinto le sale italiane a incassare 5,8 milioni di euro, un risultato quasi impossibile per il cinema d’autore giapponese nel nostro paese. E adesso su RaiPlay continua a trovare spettatori, giorno dopo giorno, fino alla scadenza del 18 aprile.
Come nasce un film sui bagni pubblici
La storia della sua origine è quasi più strana del film stesso. Wenders fu contattato da un’istituzione municipale giapponese per girare una serie di cortometraggi pubblicitari sui bagni di Shibuya, quartiere di Tokyo, ridisegnati nell’ambito del cosiddetto Tokyo Toilet Project da architetti di fama internazionale come Tadao Ando e Sou Fujimoto. Erano 17 bagni pubblici, ciascuno un’opera di design, costruiti originariamente per accogliere i visitatori delle Olimpiadi del 2020 poi slittate per la pandemia.
Wenders arrivò a Tokyo, vide quei luoghi, e decise che non avrebbe girato nessun cortometraggio. Aveva in testa un personaggio, e quel personaggio aveva bisogno di un film intero. Le riprese durarono 17 giorni.

Hirayama e il suo mondo
Hirayama è un uomo sulla sessantina. Si sveglia all’alba, cura le sue piante, prende un caffè dal distributore automatico sotto casa, sale sul furgone e va a pulire i bagni. A pranzo si siede nello stesso parco, legge un libro tascabile usato, fotografa la luce che filtra tra le foglie con una vecchia macchina analogica. I giapponesi hanno una parola per quella luce: komorebi, il tremolio delle ombre create dal vento tra i rami. Hirayama la insegue ogni giorno con ossessione gentile.
La sera, bagno pubblico a pagamento, cena nel solito locale, lettura fino ad addormentarsi. Il giorno dopo, da capo.
Non è un film sulla noia: è il contrario
Raccontato così, sembra statico. Non lo è. Quello che Wenders costruisce con questa routine apparentemente immobile è un ritratto della felicità come scelta, non come condizione. Hirayama non è un uomo sconfitto che si è rassegnato a una vita semplice: è qualcuno che ha scelto, deliberatamente, di fermare il rumore. Un passato più complesso affiora in sogni in bianco e nero e in incontri inaspettati, tra cui quello con la sorella e la nipote Niko, che rivelano una vita precedente da cui si è allontanato.
Wenders gira in formato 4:3, quello dei vecchi televisori quadrati, in omaggio dichiarato al maestro giapponese Yasujirō Ozu. Anche il nome Hirayama è un richiamo diretto: è un cognome ricorrente nei film di Ozu, da Viaggio a Tokyo a Il gusto del sakè. Niente è casuale.
La colonna sonora che diventa personaggio
Uno degli elementi più amati del film è la musica. Hirayama ascolta esclusivamente cassette, e la sua selezione è quella di un uomo di gusto fermo e non negoziabile: Animals, Kinks, Van Morrison, Otis Redding, Lou Reed, Nina Simone, Patti Smith, Velvet Underground. Ogni brano entra in scena in forma diegetica, cioè viene dall’autoradio del furgone, non dalla colonna sonora esterna. È musica che Hirayama sceglie, non musica che commenta la sua vita dall’esterno.
Il momento più emozionante del film, secondo molti, coincide con Feeling Good di Nina Simone: una di quelle scene che si ricordano a lungo.

Cannes, gli Oscar, i David di Donatello
Kōji Yakusho, che interpreta Hirayama, ha vinto il Prix d’interprétation masculine a Cannes 2023, il premio per il miglior attore. Il film ha vinto anche il Premio della Giuria Ecumenica. Non era arrivato a Cannes per vincere la Palma d’oro, ma è uscito dal festival con i premi che contano per chi fa cinema serio.
Il Giappone lo ha poi scelto come proprio rappresentante agli Oscar 2024 nella categoria miglior film internazionale, dove ha ricevuto una candidatura ufficiale. In Italia ha ottenuto anche una nomination ai David di Donatello, un riconoscimento insolito per una produzione non italiana. Nel cast, accanto a Yakusho, Tokio Emoto nel ruolo di Takashi, il collega più giovane e disordinato che funziona da contraltare comico e generazionale, e Arisa Nakano nel ruolo della nipote.
Perché guardarlo adesso, su RaiPlay
Non è il tipo di film che si trova facilmente in streaming. Su RaiPlay è disponibile fino al 18 aprile: chi non lo ha ancora visto ha ancora qualche giorno per rimediare prima che scompaia dalla piattaforma. Le visualizzazioni in queste settimane hanno superato ogni aspettativa, il che dice qualcosa su quanto il pubblico italiano, quando viene indirizzato verso qualcosa di genuinamente bello, sappia riconoscerlo.
Perfect Days è un film che chiede pazienza nei primi minuti e restituisce molto, in cambio. Non per tutti, è cinema d’autore nel senso più netto del termine. Ma chi si lascia trascinare dentro la routine di Hirayama, nella luce tra le foglie e nei cassette inserite nell’autoradio all’alba, difficilmente lo dimentica.
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