Quell’area grigia della società “infettata” dalla ’ndrangheta
Rocco Sciarrone, professore ordinario di Sociologia dei processi economici e del lavoro all’Università di Torino, è tra i più autorevoli studiosi italiani dei fenomeni mafiosi. Presidente della Società italiana di studi scientifici sulle mafie, ha sviluppato un approccio innovativo che interpreta la criminalità organizzata non solo come sistema illegale, ma come rete relazionale capace di interagire e radicarsi nei contesti dell’economia legale. Le sue ricerche si concentrano in particolare sull’espansione delle mafie nei territori del Centro-Nord e sul ruolo dell’“area grigia”, quella zona ambigua di intersezione tra criminalità, politica e imprenditoria, decisiva per comprendere le trasformazioni contemporanee del fenomeno mafioso. Con lui abbiamo dialogato su questi temi, oggi al centro del dibattito pubblico e scientifico, in vista dell’incontro in programma venerdì all’Università della Calabria, occasione di confronto tra ricerca accademica e impegno civile.
Professore, quando parliamo di “confini mobili della legalità”, a cosa ci riferiamo esattamente nel caso delle mafie contemporanee?
«Ricorro a questa espressione per indicare alcuni tratti originari delle mafie e che sono alla base della loro capacità di riproduzione e di adattamento. Quello mafioso è un fenomeno di criminalità organizzata che non è riconducibile esclusivamente alla sfera dell’illegalità ma che si sviluppa ai confini del lecito e dell’illecito, che anzi trae vantaggi dall’esistenza di confini porosi e mobili tra le due sfere. Per una serie di ragioni che riguardano le profonde trasformazioni della società, dell’economia e della politica, la distinzione tra legalità e illegalità è diventata progressivamente meno netta, tanto che è sempre più difficile distinguere in molti casi le condotte oneste da quelle disoneste. È una situazione che costituisce un habitat ideale per le mafie, che proliferano proprio laddove si creano condizioni di incertezza di questo tipo, dove tra lecito e illecito si verifica una condizione di commistione o di vera e propria “confusione”. In situazioni di questo tipo i mafiosi riescono a mettere a frutto le loro competenze più specifiche, soprattutto di tipo relazionale, offrendo servizi di protezione e di intermediazione».
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