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Studenti maturi e aule da forno: stress, caldo e stipendi divisi alla prova della Maturità

Studenti maturi e aule da forno: stress, caldo e stipendi divisi alla prova della Maturità. La notte non arriva. O meglio, arriva ma senza sonno. Una maturanda su due si mette a letto con la sensazione di non aver preparato abbastanza.

Il risultato si vede la mattina dopo: occhiaie, caffè doppio, magari una bevanda eccitante presa dalla macchinetta. Qualcuno attacca lo smartphone come stampella emotiva. Succede in queste settimane, quando l’ansia da esame smette di essere una normale tensione e diventa un macigno.

A lanciare l’allarme è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, che ha analizzato i numeri di un’indagine Skuola.net in collaborazione con l’Associazione Di.Te. Oltre uno studente su due si dichiara impreparato. Mangiare male e dormire peggio è diventata la norma. E il giudice più severo, raccontano i ragazzi, è la propria coscienza. Non i professori, non i genitori. La voce dentro la testa.

Il Coordinamento lo dice chiaro: non siamo davanti a una semplice apprensione fisiologica. Piuttosto a una fragilità relazionale che la scuola non può ignorare. L’esame, per quanto resti un momento formativo, non dovrebbe diventare una gara a chi resiste meglio al malessere psicofisico. Eppure, molti giovani lo affrontano con coraggio, senza nascondere le proprie paure. Una resilienza che andrebbe rispettata e sostenuta, non solo certificata.

Poi arriva il termometro a rovinare tutto. In queste settimane le temperature schizzano verso l’alto. E nelle aule italiane, specie quelle degli istituti più datati, l’aria condizionata è un miraggio. Il Coordinamento parla di numerose segnalazioni arrivate da scuole di tutta Italia: aule sovraffollate, caldo che sale, teste che vanno in tilt. Non solo comfort: la concentrazione e la lucidità cognitiva ne risentono. Qualche studente rischia persino malori.

Per questo i docenti hanno scritto al Ministro Giuseppe Valditara. Chiedono un’ordinanza urgente: acqua potabile e snack leggeri (ricchi di sali minerali) a disposizione di candidati e commissari. Un gesto semplice ma concreto. E per i professori che restano in commissione fino al primo pomeriggio, magari anche un buono pasto. Perché chi valuta merita lo stesso trattamento di chi lavora in un ufficio normale.

Ma c’è un’altra stortura che il Coordinamento mette nero su bianco. I commissari interni ed esterni svolgono le stesse identiche funzioni, hanno le stesse responsabilità, firmano gli stessi verbali. Eppure i primi prendono molto meno dei secondi. Una disparità economica che stride con il principio di equità. E che nessun governo, finora, ha voluto davvero correggere.

L’Esame di Stato resta uno dei momenti più alti della vita scolastica. Ma un paese che si dimentica del sonno dei suoi studenti, del caldo nelle aule e delle paghe diseguali dei suoi insegnanti, rischia di trasformare una festa civile in una procedura di sopravvivenza. La scuola che si prende cura delle persone, ripete il Coordinamento, alla fine fa anche fare migliori risultati. Ma bisogna cominciare a crederci prima dell’estate.


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