«Così si frenano gli investimenti delle piccole imprese»

«L’aumento dei tassi di interesse deciso dalla Banca Centrale Europea rischia di trasformarsi in un ulteriore freno per gli investimenti delle micro e piccole imprese, proprio nel momento in cui alle aziende viene chiesto di accelerare sulle transizioni digitale ed ecologica».
A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese Padova, che richiama l’attenzione sulle difficoltà di accesso al credito che stanno interessando il sistema produttivo locale e regionale. «Le nostre imprese – commenta Katia Pizzocaro, componente della Giunta di Confartigianato Imprese Padova con delega al credito – stanno affrontando una fase complessa. Da una parte vengono sollecitate a investire in innovazione, sostenibilità, digitalizzazione e formazione; dall’altra si trovano a fare i conti con un costo del denaro sempre più elevato e con una crescente difficoltà ad ottenere finanziamenti. È una contraddizione che rischia di rallentare la competitività delle nostre aziende».
Secondo un’analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato su dati Banca d’Italia e Bce, il costo del credito bancario per le imprese italiane è oggi superiore di 186 punti base rispetto ai livelli precedenti alla stretta monetaria avviata nel giugno 2022. Un incremento persino superiore a quello registrato mediamente nell’Eurozona.
L’accesso al credito
Ma il problema non riguarda soltanto il costo del denaro. A preoccupare è soprattutto la crescente difficoltà di accesso al credito per le realtà di minori dimensioni. Mentre il totale dei finanziamenti alle imprese mostra segnali di recupero, i prestiti destinati alle micro e piccole imprese continuano infatti a diminuire.
Il fenomeno è particolarmente evidente in Veneto, dove a dicembre 2025 i finanziamenti alle imprese fino a 20 addetti risultano in calo del 5,8% rispetto all’anno precedente, mentre il totale dei prestiti alle imprese della regione cresce del 2,3%.
Colpite soprattutto le micro imprese
Una forbice che evidenzia come siano soprattutto le aziende più piccole a pagare il prezzo della stretta creditizia. Sul fronte dei costi, inoltre, le imprese venete devono fare i conti con un tasso annuo effettivo medio del 5,92%, che sale al 6,54% nelle costruzioni e supera il 5% nel manifatturiero. Dall’inizio della stretta monetaria i tassi applicati alle imprese venete sono aumentati complessivamente di 188 punti base.
«Padova è una delle province italiane con la più forte presenza di piccole imprese artigiane – prosegue Pizzocaro –. Quando il credito diventa più costoso o più difficile da ottenere, sono proprio queste realtà a subire le conseguenze maggiori. Significa rinviare l’acquisto di nuovi macchinari, rallentare gli investimenti in tecnologie digitali, posticipare progetti di efficientamento energetico e, in alcuni casi, rinunciare a opportunità di crescita».
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