Iscro 2026, via alle domande per la “cassa integrazione” delle partite Iva fino a 4.900 euro
Dal 15 giugno i lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata Inps possono richiedere l’Iscro, l’Indennità straordinaria di continuità reddituale e operativa per il 2026. La finestra per presentare la domanda, come chiarito dall’Istituto nel Messaggio n. 1987, si chiude il 31 ottobre, quindi ci sono quattro mesi e mezzo di tempo appena, e conviene non aspettare l’ultimo momento. Vediamo come funziona, a chi spetta, quanto si prende e, soprattutto, come fare ad averla.
Paracadute per professionisti e collaboratori: per Iscro e Dis-coll basta la regolarità contributiva


Cos’è l’Iscro e perché la chiamano “cassa integrazione delle partite Iva”
Il paragone con la cassa integrazione non è del tutto preciso, ma rende bene l’idea. L’Iscro è un sussidio mensile che lo Stato eroga ai liberi professionisti iscritti alla Gestione separata dell’Inps quando il loro reddito crolla in modo significativo rispetto agli anni precedenti. In sostanza, se un consulente lavoratore autonomo vede il suo fatturato dimezzarsi, può chiedere all’Istituto un aiuto economico, per sei mesi. Non è un diritto automatico – bisogna rispettare precise condizioni – ma è uno dei pochi strumenti concreti che esistono nel nostro Paese per tutelare chi lavora in proprio e si trova in difficoltà.
Nata in via sperimentale nel 2021, la misura è diventata strutturale con la Legge di bilancio 2024, quindi ha smesso di essere temporanea per diventare un vero e proprio ammortizzatore sociale, stabile, rivolto a una platea di lavoratori che fino a pochissimi anni fa non aveva praticamente nessuna forma di protezione in caso di crisi.
I numeri reali: quanti liberi professionisti ne beneficiano davvero
I dati ufficiali fotografano però una situazione non proprio rosea. Nel 2024 le domande presentate sono state appena 3.276, di cui ben 1.883 respinte e 1.110 accolte, con almeno un pagamento effettuato. L’Inps ha erogato complessivamente circa 3 milioni di euro, a fronte di un gettito contributivo destinato alla misura di circa 28 milioni. Un divario enorme che ha alimentato le critiche di chi ritiene, a ragione, che l’Iscro sia ancora troppo selettiva e difficilmente accessibile.
I motivi per cui tante istanze vengono respinte sono essenzialmente due: da un lato i requisiti reddituali fortemente stringenti (serve un calo molto marcato, al di sotto del 70% della media, e comunque non si deve superare una certa soglia assoluta di reddito) e in molti casi i professionisti non sono correttamente iscritti alla Gestione separata, condizione indispensabile per accedere al beneficio.


Su quest’ultimo punto, quantomeno, l’Istituto ha di recente chiarito un aspetto importante, con il messaggio n. 1129 del 31 marzo 2026: ha detto in pratica che, se il lavoratore ha versato regolarmente i contributi alla Gestione separata ma non ha formalizzato l’iscrizione, questo non blocca il diritto all’indennità, purché l’iscrizione venga poi regolarizzata. Quindi, almeno in questo caso, ha diritto all’agevolazione.
Chi può chiederla: i requisiti per il 2026
Come detto, l’Iscro non è per tutti i lavoratori autonomi. Riguarda una categoria specifica, e cioè i professionisti iscritti in modo esclusivo alla Gestione separata Inps, il che, tradotto, significa che non si applica a chi è legato invece a una cassa previdenziale di categoria, come gli avvocati con la Cassa forense, i medici con l’Enpam, gli ingegneri con l’Inarcassa, i giornalisti con l’Inpgi e così via.
Per fare domanda nel 2026 bisogna soddisfare tutti questi requisiti insieme:
- essere titolari di partita Iva attiva da almeno tre anni per l’attività che ha dato titolo all’iscrizione alla Gestione separata, ed essere iscritti alla Gestione separata, appunto, in via esclusiva
- il reddito da lavoro autonomo del 2025 deve essere inferiore al 70% della media dei redditi del 2023 e del 2024. Detto in parole povere, se nei due anni precedenti si guadagnava in media, diciamo, 20mila euro, nel 2025 bisogna aver avuto un margine inferiore a 14mila euro. Il “down” deve essere reale e certificabile dai propri dati fiscali
- inoltre, il reddito del 2025 non deve superare i 12.749,18 euro. Si tratta di una soglia rivalutata ogni anno in base all’Istat. Chi ha guadagnato di più, anche se ha subito una brutta batosta, non può accedere al beneficio
- non si può essere titolari di pensione diretta né beneficiare dell’Assegno di inclusione durante il periodo di fruizione dell’indennità
- infine, bisogna essere necessariamente in regola con i versamenti previdenziali alla Gestione separata.
Quanto si prende: gli importi per il 2026
L’Iscro viene erogata per sei mesi consecutivi. L’importo mensile è pari al 25% della media dei redditi da lavoro autonomo dichiarati nei due anni precedenti all’anno prima della domanda. Nel caso del 2026, si calcolano i redditi del 2023 e del 2024, ma ci sono delle soglie che devono per forza essere rispettate. Quest’anno l’indennità non può essere inferiore a 255,53 euro al mese e non può superare 817,69 euro mensili.
La simulazione
Per capire meglio, facciamo un esempio pratico. Prendiamo un grafico freelance che nel 2023 ha dichiarato 12mila euro e nel 2024 invece 10mila, quindi ha una media, sul biennio, di 11mila euro. Il 25% di 11mila è 2.750 euro su base semestrale, ovvero circa 458 euro al mese. Se invece i redditi medi fossero stati molto bassi e il calcolo avesse portato a meno di 255,53 euro, l’Inps pagherebbe comunque il minimo garantito.
Nota fiscale a margine, ma non troppo: occhio che l’aiuto è tassato, concorre alla formazione del reddito e prevede una ritenuta d’acconto del 20%. Fanno eccezione solo i contribuenti in regime forfettario (sì, incredibilmente sono ammessi anche loro…), per i quali la ritenuta non si applica.
Chi è escluso: i casi in cui la domanda viene respinta
L’Inps ha chiarito anche chi non può presentare domanda quest’anno. La prima regola inderogabile è che non si può richiedere nel biennio successivo all’anno in cui si è già iniziato a percepirla. Quindi, non possono fare domanda per il 2026 coloro che hanno già beneficiato dell’Iscro nel 2024 o nel 2025.
Stesso discorso per chi ha smesso di percepirla prima della scadenza dei sei mesi, magari perché è stato revocato il diritto per qualche motivo, ma l’aveva comunque incassata anche solo per un mese. L’Istituto avverte che queste domande verranno automaticamente respinte.
Chi invece aveva presentato domanda negli anni scorsi ma se l’era vista rifiutare, o chi aveva avuto la revoca fin dall’origine senza aver mai ricevuto un pagamento, può tranquillamente presentare l’istanza.
L’Iscro e i corsi di aggiornamento professionale
Una novità che non tutti conoscono è che la legge prevede che i beneficiari dell’indennità partecipino a percorsi di aggiornamento professionale. Non si tratta però di un requisito che blocca l’erogazione, ma di una misura di semplice accompagnamento. Il beneficiario, al momento della domanda, autorizza l’Inps a trasmettere i propri dati alle Regioni e ai Centri per l’impiego, che poi potranno proporre percorsi formativi. Non partecipare ai corsi non fa assolutamente perdere il diritto al “bonus”, ma l’idea di base è che il sistema è pensato per aiutare il professionista in difficoltà a rimettersi in carreggiata.
Qualche Faq per rispondere ai dubbi principali
Posso chiedere l’Iscro se sono un avvocato iscritto alla Cassa forense?
No. L’Iscro è riservata ai professionisti iscritti esclusivamente alla Gestione separata Inps. Chi ha una cassa di categoria non può accedere.
Vale anche per i forfettari?
Sì, i contribuenti in regime forfettario possono fare domanda, a condizione di rispettare tutti gli altri requisiti. Con la differenza, come detto, che la ritenuta d’acconto del 20% sull’indennità a loro non si applica.
E se ho una partita Iva ma sono anche dipendente part-time?
Bisogna verificare caso per caso. L’iscrizione alla Gestione separata deve essere esclusiva, quindi, se si è anche iscritti a un’altra forma previdenziale obbligatoria, come l’Inps da dipendente, non si ha diritto.
Ho avuto l’Iscro nel 2023, posso farla nel 2026?
Sì, perché il biennio di esclusione riguarda i due anni successivi all’anno di inizio fruizione. Chi ha preso l’Iscro nel 2023 era escluso nel 2024 e nel 2025, ma nel 2026 può tornare a presentare domanda.
Cosa fare adesso
Se siete lavoratori autonomi iscritti alla Gestione separata e il 2025 è stato un anno difficile dal punto di vista del fatturato, la prima cosa da fare è verificare i vostri dati fiscali, cioè quanto avete dichiarato nel 2025, nel 2024 e nel 2023. Se il 2025 è stato inferiore al 70% della media dei due anni precedenti e non avete superato la soglia dei 12.749,18 euro, avete buone probabilità di rientrare tra i beneficiari.
L’ideale è controllare la vostra posizione contributiva sul sito Inps, sezione “La mia situazione contributiva”, per verificare di essere regolarmente iscritti alla Gestione separata e soprattutto che non ci brutte sorprese, tipo contributi non versati. Poi, potete procedere con la domanda online. Quattro mesi e mezzo sembrano tanti, ma aspettare l’autunno, soprattutto se si è alle prese con la dichiarazione dei redditi e altri adempimenti, porta sempre il rischio di dimenticarsi la scadenza.
Come si fa domanda: la guida passo per passo
La domanda va presentata esclusivamente online, sul sito Inps, non ci sono moduli cartacei né sportelli fisici per questa procedura. Ecco come procedere:
1. accedete al sito Inps: andate su www.inps.it e autenticatevi con una delle credenziali digitali accettate, e cioè Spid di livello 2 o superiore, Carta d’identità elettronica (Cie) di livello 3, Carta nazionale dei servizi (Cns) oppure eIDAS per i cittadini europei
2. trovate la sezione giusta: una volta dentro, seguire il percorso “Sostegni, Sussidi e Indennità” → “Esplora Sostegni, Sussidi e Indennità” → selezionate “Vedi tutti” nella sezione “Strumenti” → “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche”. In alternativa, potete digitare direttamente “Punto d’accesso alle prestazioni non pensionistiche” nel motore di ricerca interno del sito
3. selezionate l’Iscro: una volta nell’area prestazioni, scegliete la voce “Indennità Straordinaria di Continuità Reddituale e Operativa (ISCRO)” e compilate il modulo online
4. infine, autocertificate i vostri redditi: passaggio essenziale, chi fa domanda deve autocertificare i redditi prodotti per ciascuno degli anni rilevanti (2023, 2024 e 2025). L’Inps poi verificherà i dati attraverso l’Agenzia delle entrate.
Chi avesse difficoltà con il portale online può procedere telefonicamente chiamando il Contact center Inps al numero verde 803 164 da rete fissa (gratuito) oppure 06 164164 da cellulare (a pagamento, secondo le tariffe del proprio operatore).
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