Società

Bimbo sale sul treno sbagliato a Verona, due studenti lo salvano: “Grazie a Google Traduttore”

Un lieto fine alla stazione di Verona Porta Nuova, dove un bambino di 8 anni è salito da solo su un regionale per Padova. La madre e la sorella sono rimaste sul binario. A salvarlo, due giovani universitari che hanno interrotto il loro viaggio per prendersi cura di lui.

Era un sabato come tanti alla stazione di Verona Porta Nuova, finché la normale frenesia dei binari non si è trasformata in un piccolo grande incubo per una famiglia di turisti stranieri. Un bambino di circa 8 anni, in viaggio in Italia con la madre e la sorella, è salito su un treno regionale veloce diretto a Padova. I suoi familiari, invece, con i bagagli in mano, sono rimasti sulla banchina. Il convoglio è partito, e il piccolo si è ritrovato solo, spaesato e incapace di comunicare.

A fare la differenza, due studenti universitari: Roberta, modenese, e il suo fidanzato Francesco, veronese. Erano sullo stesso treno quando, pochi istanti dopo la partenza, hanno notato qualcosa di strano. “Il bambino era circondato dalle valigie e tentava disperatamente di aprire la porta del convoglio, ormai bloccata”, racconta Roberta all’ANSA.

Capito subito la gravità della situazione, i due ragazzi non hanno esitato. Roberta ha cercato il capotreno e ha allertato il 112, mentre Francesco ha fatto qualcosa di sorprendentemente semplice ma efficace: ha aperto Google Traduttore e ha iniziato a parlare con il piccolo. Parola dopo parola, traduzione dopo traduzione, è riuscito a stabilire un contatto, a tranquillizzarlo e a farsi capire.

Nel frattempo, il capotreno si è attivato e dalla centrale operativa sono arrivate le indicazioni per gestire l’emergenza. Ma Roberta e Francesco hanno deciso di andare oltre. “Abbiamo scelto di interrompere il nostro viaggio, scendendo a Verona Porta Vescovo, per prenderci cura di lui e aspettare la mamma e la sorella”. Un gesto di responsabilità e umanità che ha cambiato la fine di questa storia.

Venti lunghissimi minuti, poi l’arrivo dei familiari. L’abbraccio con la madre e la sorella è stato liberatorio. “Il bimbo era comprensibilmente spaventato e spaesato – racconta ancora Roberta – anche perché non era in grado di leggere i cartelli delle stazioni in un Paese straniero”.

A lieto fine concluso, la famiglia e i due giovani sono saliti insieme sul treno successivo, sempre diretto a Padova.


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