All’udienza in tribunale spunta il terzo complice della rapina di 17 anni fa

C’è un’altra svolta nell’inchiesta per la sanguinosa rapina del 16 aprile 2009 a Leini, finita con un ragazzo in coma, la madre aggredita e il padre che si finse morto per evitare di essere ucciso: a distanza di oltre 17 anni, spunta un secondo indagato per la rapina e per il tentato omicidio di Davide Tedoldi, oggi 45enne. Si aggiunge a Milan Uskokovic, serbo di 64 anni, accusato anche dell’omicidio di un altro complice, Momcilo “Momo” Bakal, scomparso nel nulla il 27 luglio 2016 e ritrovato nel 2025 in un terreno di strada di Villaretto, a Torino.
La novità è emersa all’udienza preliminare a carico di Uskokovic: è stata subito rinviata a novembre per consentire al pm Giuseppe Drammis di chiudere le indagini sul secondo rapinatore, un uomo rimasto nell’ombra e ora incastrato dalle indagini dei carabinieri di Torino e del Ris di Parma. Secondo gli investigatori, era uno dei tre uomini con il passamontagna che entrarono nella villa di via Fornacino e spruzzarono uno spray in faccia a Tedoldi, colpendolo in testa con il calcio di una pistola e legandogli mani e piedi con una corda. Poi si fecero consegnare un assegno da 18mila euro e contanti dalla madre Pasqualina Rubatto (poi chiusa in bagno con il nastro adesivo sulla bocca). A Italo Tedoldi, papà di Davide, venne premuto un cuscino sulla faccia: «Ebbe la lucidità di fingersi morto, restando fermo fino a quando non ha più sentito rumori» ripercorre il figlio, che porta ancora oggi i segni dell’aggressione.
Le indagini partirono subito ma la vera svolta è arrivata anni dopo, anche grazie alla soluzione di un altro “cold case”: la scomparsa di Momcilo Bakal, imprenditore edile originario della Bosnia, ritenuto tra i rapinatori di Leini il 16 aprile 2009. Secondo gli inquirenti, è stato ucciso il 27 luglio 2016 da Uskokovic con grandi dosi di farmaci come Zolpidem e Quetiapina. Poi è stato seppellito nel terreno di strada Villaretto, dopo aver chiesto al figlio della vittima di scavare una buca.
Il 64enne serbo si è sempre professato innocente sia per l’accusa di omicidio premeditato e sia per la rapina, come dichiarato a Repubblica dal suo avvocato, Fabrizio Bonfante. Ora, però, deve rispondere anche del tentato omicidio con il complice rispuntato dal passato: le indagini su di lui verranno chiuse nelle prossime settimane, dopo il deposito della consulenza del medico legale Valentina De Biasio, che ha analizzato le conseguenze dell’aggressione su Tedoldi. «Sono contento, anche se continuo a vivere nel limbo dopo tutti questi anni – commenta ora la vittima della rapina, che si è rivolta all’avvocata Stefania Marasciuolo – Mi sorprende che ci sia voluto così tanto: io avevo detto dall’inizio che erano almeno in tre, più il palo rimasto fuori. Mi auguro che a novembre si chiuda il cerchio e si possa finalmente avere giustizia: quella notte si comportarono come bestie».
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