Quattro documenti inediti della CIA sull’attentato a Giovanni Paolo II
*Articolo di Vito Sibilio
3 agosto 2026 – ore 09:45 – Luci e ombre sulle indagini sull’attentato più discusso della storia del Novecento – Dopo aver pubblicato e commentato il documento della CIA del 27 febbraio 1985 sull’attentato a Giovanni Paolo II, che conferma autorevolmente, anche se dietro le quinte, la validità della pista bulgara, presento qui altri quattro documenti precedenti, anch’essi della CIA, relativi all’attentato al Pontefice. I testi sono pubblicati in Department of State Publication, Foreign Relations of the United States, Vol. X, Eastern Europe, volume curato da Melissa Jean Taylor e Kathleen Rasmussen ed edito dalla United States Government Printing Office, Washington, nel 2023. Il primo documento, preparato da Kathleen Fitzpatrick dell’Ufficio di informazione e ricerca e datato 10 dicembre 1982, riflette la situazione della seconda inchiesta al momento della sua compilazione, quando il quadro probatorio era ancora oscuro. Per questa ragione, il testo mostra una certa esitazione nell’accogliere le rivelazioni di Ağca, del quale sottolinea con acutezza la tendenza a inframmezzare le dichiarazioni con menzogne, utili a garantirgli una via di fuga attraverso successive ritrattazioni, confutazioni e simulazioni di follia, come sarebbe poi accaduto.
L’estensore del documento evidenzia inoltre i rapporti tra i servizi bulgari, la mafia turca e i Lupi Grigi nel quadro di traffici illeciti utili a rimpinguare le entrate dello Stato socialista bulgaro.
Questo elemento, approfondito in numerose inchieste e ricerche, non è affatto incompatibile con il coinvolgimento degli stessi attori nell’attentato al Papa, poiché avrebbe potuto costituire una copertura ideale nella labirintica serie di indagini condotte sul caso.
Nulla di più plausibile, dunque, che i servizi bulgari cercassero in quell’ambiente di confine uomini e mezzi per perseguire il proprio obiettivo politico e che terroristi e agenti segreti vi si muovessero per trarne facili vantaggi economici.
Il secondo documento è un memorandum preparato da Mark Steinitz il 21 giugno 1984 per conto del direttore Montgomery dell’Ufficio di informazione e ricerca e inoltrato al segretario di Stato dell’amministrazione Reagan, George Shultz.
Il testo richiama un documento precedente di appena una settimana, successivamente andato perduto. Si distingue perché è il più dubbioso rispetto alla validità della pista bulgara e dell’inchiesta condotta su di essa, formulando obiezioni logiche e rigorose.
Il memorandum prosegue sulla falsariga del primo documento, approfondendo i rapporti tra criminalità organizzata, terrorismo internazionale e servizi bulgari e tentando, a mio avviso, di fornire una pezza d’appoggio a una lettura non politica o, almeno, non sovietica dell’attentato al Papa.
Stupisce, peraltro, che l’estensore accenni al fatto che Ağca avrebbe trafugato e commercializzato, tra la Svizzera e l’Austria, piani militari destinati ai bulgari, mettendo tuttavia questo elemento in relazione con l’ipotesi che egli fosse più un trafficante illegale che un terrorista.
In realtà, il furto di piani militari appare più congeniale all’attività di un terrorista internazionale che a quella di un narcotrafficante, anche se la chiave di volta consiste nel fatto che, in ciascuno dei tre ruoli, reali o ipotetici, Ağca intratteneva rapporti con i servizi di Sofia.
Ancora più stupefacente è che Steinitz accusi a sua volta il giudice Albano di aver compiuto la medesima operazione da lui stesso effettuata, ossia di aver sottovalutato la notizia del traffico di documenti militari. Tale circostanza servì invece al magistrato italiano per suffragare l’accusa secondo cui Ağca lavorava per i servizi bulgari nell’ambito di un accordo politico organico e stabile, nel quale erano coinvolti anche i Lupi Grigi e le Associazioni idealiste della Germania, loro punto di riferimento politico nella diaspora turca.
Il terzo documento, datato 28 agosto 1984, è stato redatto da una mano ignota e non è noto a chi fosse destinato. Il testo fa proprie diverse perplessità sulla testimonianza di Ağca e sul modo in cui essa sarebbe stata concepita, senza tuttavia privarla completamente di fondamento.
Con il suo richiamo alle conclusioni dell’inchiesta, il documento sembra riflettere una fase nella quale la CIA non disponeva, o non voleva disporre, di ulteriori informazioni sul caso.
L’insistenza, implicita ma presente, sulla coincidenza di interessi tra la criminalità, il terrorismo internazionale e i servizi bulgari sembra voler delineare un’ipotesi investigativa alternativa che, pur nella sua evidente incompatibilità con la natura dell’attentato al Papa, avrebbe potuto all’occorrenza depistare l’indagine, forse per ragioni di politica internazionale.
È infatti sorprendente che il servizio segreto statunitense attendesse l’esito dell’istruttoria per ottenere nuove informazioni su un attentato di tale rilevanza.
Il quarto documento, preparato nel dicembre 1984 dal Dipartimento di analisi europea, è di ben altro livello e si commenta da solo.
Il ruolo attivo della Bulgaria e, dietro di essa, dell’Unione Sovietica nel sabotaggio delle inchieste italiane è descritto con chiarezza, così come la rete di interessi internazionali convergenti in quella direzione. Ciò smentisce la reiterata tesi secondo cui la magistratura italiana sarebbe stata condizionata, in senso antisovietico, da pressioni politiche.
Il documento è molto chiaro anche nell’evidenziare le possibili implicazioni negative per gli Stati Uniti, almeno nei rapporti con i Paesi dell’Est, nel caso in cui il processo sulla pista bulgara si fosse concluso con un accertamento positivo.




