Lazio

Prestazioni sanitarie, il Tar ferma la riforma delle tariffe: “Mancano basi tecniche solide”

Una sentenza destinata ad avere effetti significativi sull’organizzazione della sanità convenzionata nel Lazio.

Il Tar del Lazio ha infatti annullato il nuovo sistema tariffario adottato dalla Regione per le prestazioni specialistiche ambulatoriali, accogliendo i ricorsi presentati da numerose strutture private accreditate e laboratori di analisi.

Al centro della decisione dei giudici amministrativi c’è la mancanza di un’adeguata istruttoria tecnica a supporto delle nuove tariffe, ritenute non sufficientemente giustificate rispetto ai costi effettivi sostenuti dagli operatori sanitari.

La pronuncia riguarda sia la delibera regionale approvata a fine 2024 sia il decreto ministeriale che aveva fissato a livello nazionale i nuovi parametri economici per una vasta gamma di prestazioni.

Dalla diagnostica per immagini agli esami di laboratorio, passando per la specialistica ambulatoriale e la riabilitazione, il provvedimento interessava una parte consistente dell’offerta sanitaria erogata in convenzione con il Servizio sanitario nazionale.

Secondo il Tar, le amministrazioni coinvolte non avrebbero dimostrato in modo adeguato come siano state determinate le nuove tariffe.

La normativa prevede infatti che tali importi vengano costruiti attraverso un’analisi dettagliata dei costi sostenuti dalle strutture sanitarie, valutando fattori come il personale impiegato, le tecnologie utilizzate, i materiali necessari e i costi di gestione.

Inoltre, eventuali confronti con altre regioni dovrebbero essere accompagnati da verifiche puntuali sulla reale comparabilità dei dati.

Proprio questo passaggio sarebbe risultato carente. Dall’esame degli atti è emerso che, per alcune prestazioni, i valori economici sarebbero stati mutuati da altri tariffari regionali senza una verifica approfondita della loro effettiva sostenibilità o della metodologia con cui erano stati elaborati.

Un’impostazione che, secondo i giudici, non garantisce la necessaria solidità tecnica richiesta per un provvedimento con un impatto così rilevante sul sistema sanitario.

Pur accogliendo il ricorso, il Tar ha scelto di evitare conseguenze immediate. L’annullamento delle tariffe entrerà infatti in vigore soltanto tra un anno.

I giudici hanno stabilito un periodo transitorio di 365 giorni per consentire a ministero e Regione di elaborare una nuova istruttoria e ridefinire il sistema tariffario sulla base di criteri più rigorosi e trasparenti, evitando così ripercussioni improvvise sull’erogazione dei servizi sanitari.

La decisione è stata accolta con favore dalle associazioni che rappresentano le strutture sanitarie private accreditate.

Per l’Aisi, l’Associazione Imprese Sanitarie Indipendenti, la sentenza riconosce la necessità di costruire tariffe coerenti con i costi reali sostenuti dagli operatori del settore e tutela l’equilibrio economico delle strutture che collaborano quotidianamente con il sistema pubblico.

Secondo l’associazione, l’applicazione di compensi ritenuti insufficienti avrebbe rischiato di compromettere la continuità di alcuni servizi, con possibili ripercussioni sui tempi di attesa dei cittadini.

Da qui l’appello ad aprire una nuova fase di confronto tra istituzioni e operatori del settore per individuare un modello di remunerazione sostenibile, capace di accompagnare l’evoluzione della sanità territoriale e digitale senza mettere a rischio la qualità dell’assistenza.

La partita, dunque, non si chiude con la sentenza. Al contrario, si apre ora una fase delicata in cui Regione e Governo saranno chiamati a riscrivere le regole economiche che disciplinano una parte importante della sanità convenzionata, cercando un equilibrio tra sostenibilità della spesa pubblica e capacità delle strutture di continuare a garantire servizi essenziali ai cittadini.

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