Torre Maura, lite per una panca in palestra, poi la coltellata: arrestato 53enne
Una banale disputa sui turni per utilizzare una panca nella sala pesi, degenerata nel giro di pochi istanti in un bagno di sangue che solo per un soffio non si è trasformato in omicidio.
C’è un nome e un volto dietro il drammatico accoltellamento consumatosi la mattina dello scorso 11 giugno all’interno di un centro sportivo di via Casilina: si tratta di D.C, 53 anni, romano, molto conosciuto nel quartiere di Torre Maura.
L’uomo, gravato da precedenti legati al mondo degli stupefacenti, è stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto con l’accusa di tentato omicidio ed è stato trasferito nel carcere di Regina Coeli.
Il movente: la guerra per la panca in sala pesi
I dettagli emersi dalle indagini dei Carabinieri della Stazione Roma Alessandrina e del Nucleo Operativo della Compagnia Casilina hanno permesso di fare piena luce sul movente del ferimento, inizialmente avvolto nel mistero.
Tutto è iniziato intorno alle 8:55 dell’11 giugno per motivi di assoluta futilità ordinaria. Cittadini e un altro cliente della palestra, un uomo di 39 anni, hanno iniziato a discutere animatamente per stabilire a chi spettasse l’utilizzo di una delle panche multifunzione della struttura.
Dalle parole si è passati rapidamente agli spintoni. Al culmine della rabbia, l’uomo ha aperto il proprio zaino sportivo, ne ha estratto un oggetto affilato compatibile con una lama e ha sferrato un fendente violentissimo, dritto al fianco sinistro del rivale.
Mentre il trentanovenne crollava sul pavimento della palestra in una pozza di sangue, Cittadini guadagnava l’uscita, salendo a bordo della sua auto e scomparendo nel nulla.

L’intervento salvavita e la caccia all’uomo
Il ferito è stato soccorso immediatamente dal personale della palestra e dai sanitari del 118, che lo hanno trasportato in codice rosso al vicino Policlinico Casilino. I medici lo hanno sottoposto a un delicatissimo intervento chirurgico d’urgenza all’addome: un’operazione complessa che è riuscita a bloccare l’emorragia interna, salvandogli la vita.
Nel frattempo, i Carabinieri hanno acquisito i filmati delle telecamere di videosorveglianza del centro sportivo, identificando Cittadini in poche ore.
Nei giorni successivi l’uomo è rimasto completamente irreperibile, alimentando il concreto rischio di una fuga definitiva da Roma e spingendo i militari a perquisire a tappeto le abitazioni di parenti e conoscenti alla ricerca di indizi (attività che ha portato al sequestro degli abiti sporchi usati durante l’aggressione).
Il blocco stradale prima della consegna a Rebibbia
Il cerchio degli investigatori attorno al cinquantatreenne si è stretto in modo talmente soffocante da spingere lo stesso Cittadini a più miti consigli.
Nel pomeriggio del 17 giugno, l’uomo si è messo in macchina insieme al suo avvocato difensore per raggiungere i cancelli del carcere di Rebibbia con l’intenzione di costituirsi spontaneamente e negoziare la propria posizione.
I Carabinieri, che ne stavano monitorando i movimenti in tempo reale, lo hanno però intercettato e bloccato lungo la strada un attimo prima che potesse varcare il portone del penitenziario.
Condotto in caserma, Cittadini è stato sottoposto al fermo e, su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, trasferito nelle celle di Regina Coeli, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria
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