Presentato il Festival “Frontiere – Dove i mondi si incontrano”
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Nel solco ideale di GO! 2025, che ha riunito Gorizia e Nova Gorica in una storica connessione nel ruolo di Capitale europea della cultura borderless, l’area di confine dell’estremo nord-est italiano si conferma baricentro del dibattito culturale.
Dal 2 al 4 ottobre 2026 Gorizia ospiterà il nuovo festival “Frontiere – Dove i mondi si incontrano”, nato dalla sinergia strategica tra il Gruppo NEM Nordest Multimedia – Il Piccolo, Editori Laterza, la Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, il Comune di Gorizia e la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura. Partner del progetto GECT GO e Cassa Rurale FVG, con la collaborazione delle Università di Udine, Trieste e Nova Gorica.
Il Festival è stato presentato oggi a Trieste, presenti l’Assessore regionale alla difesa dell’Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Fabio Scoccimarro, il Direttore Gruppo NEM Nord Est Multimedia Paolo Possamai; il Sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna; la Presidente della Cassa di Risparmio di Gorizia Roberta Demartin; per gli Editori Laterza Lodovico Steidl
Terra di passaggi, lingue, culture e identità che per secoli hanno convissuto e dialogato, Gorizia è un luogo in cui la storia non appartiene al passato, ma continua ad agire nel presente. Qui il concetto di frontiera assume una dimensione concreta e contemporanea: prima di essere segnata da una linea di separazione, Gorizia è stata infatti una frontiera nel significato più autentico del termine, un crocevia nel quale mondi diversi si incontravano e si arricchivano reciprocamente.
Per questa sua storia, Gorizia è la sede naturale di un cartellone diffuso dedicato al tema della frontiera, indagata nel suo significato più ampio e nelle tensioni che racchiude: separazione e vicinanza, identità e alterità. Il festival la esplorerà attraverso un approccio multidisciplinare, dalla storia alla geopolitica, dalla filosofia alle scienze e alle arti, mettendo in dialogo esperienze diverse e differenti visioni del mondo.
Il centro cittadino sarà parte integrante del festival, con un articolato programma di animazione urbana pensato per riportare alla luce la memoria della Gorizia precedente al confine. A svilupparlo sarà Crossroads, il progetto ideato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia che porterà i temi della manifestazione nel tessuto vivo della città.
Il cuore riflessivo di Frontiere, laboratorio di dialogo europeo, batterà negli spazi del Teatro Comunale Giuseppe Verdi, dove autorevoli voci della cultura nazionale e internazionale saranno chiamate a esplorare le grandi tematiche del nostro tempo attraverso lectio magistralis capaci di mettere in relazione prospettive e linguaggi.
In programma otto appuntamenti: due nella giornata inaugurale di venerdì, tre il sabato e tre la domenica, a conclusione della manifestazione.
Lo sguardo si allargherà ad alcuni dei nodi più sensibili della contemporaneità: dagli equilibri dello scenario globale alle fratture della storia e dell’identità, dai confini generazionali ed emotivi alle frontiere del cosmo. Il rapporto tra maschile e femminile sarà indagato attraverso il linguaggio, mentre l’estetica interrogherà il gusto e la nostra percezione del” bello” e del “brutto”. Spazio anche alle nuove frontiere tecnologiche e filosofiche, nel confronto tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale, e alla contrapposizione tra Oriente e Occidente, riletta attraverso una storia secolare di scambi, contaminazioni e conflitti. Temi e prospettive differenti, accomunati dalla volontà di assumere la frontiera come una delle chiavi attraverso cui interrogare il presente.
Il dibattito geopolitico globale accenderà il cartellone venerdì 2 ottobre (ore 17.30) con l’evento dedicato a Cina/USA, che coinvolgerà la sinologa e saggista Giada Messetti, autrice dell’articolata riflessione La Cina è un’aragosta e ideatrice di CinAmerica su Rai3: il suo intervento permetterà di indagare i nuovi equilibri internazionali e una Cina spesso troppo semplificata dall’Occidente, restituendone le contraddizioni interne. Il confronto con gli Stati Uniti diventa lo specchio di due mondi, due idee di Stato e di individuo, due modi di abitare il tempo e la storia. Dove sembrano opposte, Cina e America si rivelano intrecciate: rivali che si studiano, si temono, si imitano, disegnando insieme il futuro degli equilibri e squilibri globali.
Le profonde fratture della storia e dell’identità vicino-orientale saranno invece al centro del focus su Sionismo/Diasporaaffidato, sempre venerdì 2 ottobre alle 21, alla storica Anna Foa, vincitrice della prima edizione del Premio Strega Saggistica nel 2025 con Il suicidio di Israele e autrice del recentissimo Mai più, entrambi pubblicati da Laterza. A Gorizia, sin dal XVI secolo con gli Asburgo, la comunità ebraica ha plasmato l’identità culturale mitteleuropea della città, dal ghetto in via Ascoli alla sinagoga, consegnando intellettuali illustri come Carlo Michelstaedter e Graziadio Isaia Ascoli. Anna Foa attraverserà due categorie che hanno segnato l’identità ebraica moderna: il sogno sionista di una terra e uno Stato, e l’esperienza plurisecolare della diaspora fatta di adattamento, creatività, memoria e resistenza. Due risposte diverse alla stessa domanda sull’appartenenza che ancora oggi si intrecciano e si contendono il senso di cosa significhi essere ebrei nel mondo contemporaneo.
Sabato 3 ottobre, alle 15.30 il festival si muoverà verso i confini generazionali ed emotivi con l’incontro Giovani/Adulti che vedrà protagonista lo psicologo e psicoterapeuta Matteo Lancini, presidente della Fondazione Minotauro di Milano e autore di Chiamami adulto. Come stare in relazione con gli adolescenti (2025 Raffaello Cortina), e del nuovo saggio A volte ti amo. Il dilemma della coppia nelle nuove generazioni, in uscita per Einaudi il prossimo settembre. Fra i più stimati e noti psicoterapeuti dell’età evolutiva, Lancini racconta il disorientamento reciproco tra giovani e adulti: da una parte adolescenti fragili e ipertecnologici, dall’altra genitori spaesati, incerti sul proprio ruolo educativo. Una distanza generazionale che rischia di isolare, ma che può diventare occasione di ascolto e di nuove alleanze tra chi cresce e chi dovrebbe accompagnare nella crescita.
Lo sguardo si sposterà, alle 17.30, verso le frontiere del cosmo nell’appuntamento sul tema dell’Universo finito/Universo infinito: in scena il fisico teorico Paolo Ferri, che ha guidato per anni le operazioni di missioni storiche dell’ESA come Rosetta, Mars Express ed ExoMars, fino a diventare responsabile di tutte le missioni spaziali robotiche europee. Insieme al pubblico ripercorrerà i contenuti scientifici e filosofici dei suoi testi Le sfide di Marte, Volare oltre il cielo e Ai confini dell’universo: la sua esperienza diretta viaggerà così ai confini della cosmologia per aiutarci a capire se abitiamo un universo finito, con margini e forma, oppure infinito, senza limiti né centro.Un confronto fra modelli sui quali la scienza contemporanea continua a interrogarsi.
Maschile/Femminile sarà invece motore dell’incontro con Vera Gheno, sabato sera alle 21: per indagare come la lingua costruisca e insieme metta in crisi la distinzione tra maschile e femminile, un terreno dove desinenze, professioni e pronomi diventano anche scontro culturale. Sociolinguista, traduttrice e saggista, Vera Gheno, per vent’anni collaboratrice dell’Accademia della Crusca, è autrice del recentissimo saggio Genere (Laterza): un percorso tra grammatica e società per capire come le parole plasmino identità, ruoli e rapporti di potere, e perché discutere di genere significhi sempre discutere di chi ha diritto di parola.
Di estetica, gusto e percezione delle forme di vita si parlerà domenica 4 ottobre, alle 11, nel dialogo Bello/Brutto con Stefano Velotti, docente di Estetica alla Sapienza di Roma con anni di insegnamento a Yale e Stanford, autore della riflessione Sotto la soglia del controllo. Pratiche artistiche e forme di vita. Filosofo tra i maggiori interpreti italiani dell’estetica contemporanea, Stefano Velotti interroga due categorie che da sempre orientano il nostro sguardo sul mondo: del bello e del brutto esistono giudizi mobili, storici, capovolti dall’arte del Novecento, dalle avanguardie al ready-made, fino alle provocazioni contemporanee. Un viaggio tra filosofia e gusto per capire perché ciò che repelle possa affascinare e ciò che rassicura possa apparire vuoto.
La frontiera tecnologica e filosofica più calda del momento, quella tra Intelligenza naturale/Intelligenza artificiale, verrà analizzata domenica alle 15 da Maurizio Ferraris, fra i più noti e stimati filosofi italiani. Da tempo Ferraris, fondatore del “Nuovo Realismo” e ordinario di Filosofia Teoretica all’Università di Torino, interpreta con originalità il mondo della tecnologia e del digitale, cui ha dedicato la riflessione La pelle. Che cosa significa pensare nell’epoca dell’intelligenza artificiale (Il Mulino), prima del saggio Imparare a vivere pubblicato da Laterza.
Nel confronto tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale si incontrano memoria, errore e desiderio da una parte, calcolo e previsione dall’altra; in un rispecchiamento che obbliga a ripensare cosa significhi pensare, documentare, decidere. Una riflessione necessaria su macchine che sempre più imparano da noi e su ciò che questo rivela della nostra stessa mente.
Lo storico e divulgatore Alessandro Vanoli chiuderà il cerchio dell’analisi culturale e geopolitica del festival, domenica 4 ottobre alle 17, con l’indagine sui confini storici del Mediterraneo, indagando una frontiera stimolante e complessa, il “limes” Oriente/Occidente cui ha dedicato due saggi editi Laterza, L’invenzione dell’Occidente e il più recente Oriente, una storia. Sotto innumerevoli aspetti che scandiscono il nostro tempo, il tema è di straordinaria attualità: Vanoli evidenzia come la rigida contrapposizione tra i due concetti spesso sia usata per lo storytelling di due blocchi contrapposti ma che, storicamente, si rivelano invece porosi, mobili e non “fissati” dati una volta per tutte. Commerci, scienze, religioni e guerre hanno intrecciato per secoli le due categorie culturali più di quanto la retorica dello scontro di civiltà voglia far credere: un racconto che restituisce complessità a una geografia spesso troppo semplificata.
Il progetto di attivazione territoriale Crossroads ideato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia restituirà al festival una lettura contemporanea dell’identità multiculturale goriziana attraverso i linguaggi del teatro, della musica, della danza, del cinema e della fotografia, insieme al sapere artigianale. Le performance faranno riaffiorare le atmosfere della Gorizia di frontiera tra Ottocento e Novecento, tra strade, piazze, corti, botteghe, vetrine ed edifici storici. Ogni giorno il pubblico potrà seguire un insolito itinerario urbano, guidato da artisti e performer attraverso i luoghi simbolo della città.
Il percorso muoverà dal settecentesco Monte di Pietà, attuale e storica sede della Fondazione CariGo e baricentro di energie creative, per attraversare Piazza Vittoria, un tempo nota come Travnik e da sempre spazio di incontro e cerniera urbana. Di qui ci si addentrerà nel cuore antico del commercio e delle relazioni cittadine come via Rastello, via Cocevia e via delle Monache, approdando in via Marconi, via Mazzini e via Garibaldi, sino a raggiungere il Teatro Verdi, dove si svolgeranno i dialoghi centrali del festival. Il cammino proseguirà infine lungo corso Verdi e via Oberdan, compiendo tappe finali di un cerchio ideale che si ricongiunge proprio al Monte di Pietà.
Il festival Frontiere coinvolgerà anche il sistema universitario del territorio e gli studenti delle Università degli Studi di Trieste, Udine e Nova Gorica, protagonisti di percorsi formativi e di confronto dove spicca un momento esclusivo con Maurizio Ferraris in programma nella mattinata di lunedì 5 ottobre al centro culturale EPIC Center in Piazza Transalpina/Trg Evrope.
Il Comune di Gorizia accoglierà e supporterà il festival con iniziative diffuse, coinvolgendo il sistema museale cittadino, le biblioteche, le librerie, i pubblici esercizi, il tessuto economico locale e le scuole. Grazie al supporto di Confcommercio, l’intera città accoglierà il pubblico in modo speciale con bar, ristoranti, negozi che proporranno aperture straordinarie, menu e vetrine a tema, aperitivi culturali e percorsi espositivi ispirati ai valori della manifestazione.
La cerimonia di apertura di Frontiere 2026 è in programma venerdì 2 ottobre alle 16.00 al Ridotto del Teatro Verdi alla presenza di rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte.
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