Basilicata

Dai cellulari a un kit per tatuaggi, merce illecita nascosta nel carcere di Rossano

Merce illecita nascosta in uno spazio comune nel carcere di Rossano: traffici interni non autorizzati nel penitenziario, il Sappe lancia l’allarme


Un vero e proprio arsenale di oggetti proibiti, nascosto con cura in uno spazio comune del carcere di Rossano, è stato scoperto durante le attività di controllo della Polizia Penitenziaria. All’interno del vano ascensore del reparto di Alta Sicurezza, gli agenti hanno individuato alcuni borsoni stipati con un carico eterogeneo di merce illecita: numerosi telefoni cellulari, coltelli di fabbricazione artigianale, attrezzi vari e persino un kit professionale completo per realizzare tatuaggi. Il ritrovamento descrive una realtà interna in cui traffici non autorizzati alimentano economie parallele e posizioni di potere tra i reclusi.

L’episodio ha immediatamente riacceso il dibattito sulle condizioni di lavoro e sulla sicurezza all’interno della struttura penitenziaria. Sulla vicenda sono intervenuti i vertici del Sappe, il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. Il segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante e il segretario nazionale Francesco Ciccone hanno evidenziato la necessità di un cambio di passo immediato, dichiarando che “è essenziale comprendere queste dinamiche, ma è ancora più urgente intensificare l’opera di prevenzione della Polizia Penitenziaria, incrementando in modo concreto mezzi, strumenti e risorse a disposizione”. I rappresentanti sindacali hanno inoltre rimarcato l’inefficacia delle sole contromisure legislative, come l’inasprimento delle pene introdotto con l’articolo 391-ter del codice penale per chi introduce dispositivi di comunicazione negli istituti di pena.

“OCCORRE UNA SCHERMATURA TOTALE DELLE CARCERI”

Secondo il Sappe, la risposta deve essere tecnologica e strutturale. “Per una prevenzione davvero efficace occorre procedere alla schermatura totale degli istituti penitenziari – hanno concluso Durante e Ciccone – in modo da rendere completamente inutilizzabili i telefoni cellulari. Solo così si potrà arginare in maniera definitiva l’ingresso di apparecchi illeciti nelle carceri”. Questo ennesimo ritrovamento nella struttura carceraria cittadina si inserisce del resto in un quadro ben più ampio.

Guardando alle dinamiche emerse dalle cronache e dalle continue segnalazioni dei sindacati di Polizia Penitenziaria, appaiono evidenti alcuni elementi ricorrenti che testimoniano l’evoluzione dei sistemi di introduzione delle merci illecite: dalle modalità tradizionali nei beni di prima necessità e negli spazi comuni si è ormai passati all’uso sempre più frequente di droni capaci di sorvolare i perimetri e recapitare pacchi direttamente alle finestre o nei cortili.

La varietà del materiale sequestrato conferma la presenza di veri e propri mercati interni e di canali di potere utili sia a mantenere i contatti con le organizzazioni criminali all’esterno, sia a consolidare le gerarchie tra la popolazione carceraria. Un contesto che dimostra quanto la sola risposta punitiva della norma penale non basti se non accompagnata da barriere fisiche e tecnologiche, a partire dalla schermatura delle frequenze fino alle dotazioni anti-drone. La cronica carenza di organico e l’obsolescenza degli strumenti operativi trasformano così ogni singolo ritrovamento non in un fatto di cronaca isolato, ma nell’ennesima conferma di un’emergenza strutturale che riguarda la sicurezza complessiva del penitenziario.


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