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Pioggia di missili e strage a Kiev. Avviso Zelensky: “Risponderemo”

Kiev è stata svegliata dai missili. Prima le sirene, poi una raffica di esplosioni, una dopo l’altra, fino a far tremare interi quartieri. In pochi minuti la capitale ucraina si è trasformata in un campo di macerie: palazzi sventrati, incendi, vetri sparsi sull’asfalto. Mentre le squadre di soccorso scavavano tra i blocchi di cemento alla ricerca di superstiti, la città contava i primi morti. Il bilancio è di 23 morti, almeno 15 dispersi e 130 feriti (una trentina in gravi condizioni). Nel quartiere di Darnytskyi un edificio residenziale è parzialmente crollato e proseguono le ricerche dei superstiti. A Desnyansky un palazzo di nove piani è stato distrutto, mentre onde d’urto e incendi hanno danneggiato alberghi e altre strutture civili. Più di venti condomini sono stati danneggiati. Colpito anche un hub delle ambulanze: 6 gli operatori feriti, uno in condizioni critiche e in fumo 2 milioni in aiuti. Sotto terra la città respirava a fatica. Nelle stazioni della metropolitana, trasformate ancora una volta in rifugi, si sono ammassate 52.500 persone, fra loro 4.500 bambini. Un popolo in attesa, seduto sulle banchine, con gli occhi rivolti verso il soffitto.

L’attacco è stato il più imponente contro la capitale dall’inizio del conflitto. Mosca ha lanciato 74 missili e 496 droni in una combinazione di vettori provenienti da più direzioni. Le difese aeree sostengono di averne intercettati gran parte, ma quelli passati hanno trovato bersagli tra i quartieri abitati.

Nella stessa notte è arrivata la risposta di Kiev: droni Uav hanno investito Nizhny Novgorod e colpito la raffineria Lukoil di Kstovo, un impianto considerato strategico per la filiera dei carburanti russa. In serata sono stati chiusi gli aeroporti di Kaluga e Saratov, minacciati da droni ucraini. Sempre ieri un Uav di Kiev ha colpito un autobus di turisti bielorussi nel distretto di Zlynkovsky, nella regione russa di Bryansk. Due autisti sono rimasti feriti.

Zelensky non vede ambiguità su quanto accaduto la notte scorsa: la Russia colpisce deliberatamente obiettivi civili “per creare una spaccatura tra la società e l’esercito”. E la risposta non è negoziabile: “siamo per una pace giusta, ma finché non ci sarà, reagiremo”. Poi però il tono si fa più duro verso gli alleati e lega apertamente la tragedia alle esitazioni occidentali: “tante vittime avrebbero potuto essere evitate se i partner avessero rispettato fino in fondo gli impegni presi per rafforzare la difesa aerea”. Gli risponde il premier slovacco Fico: “non forniremo un solo euro per l’assistenza militare”. Da Washington Trump vuole che la “strage insensata abbia fine. La guerra deve essere risolta”.

Per Zelensky, Mosca starebbe scaricando sul fronte interno le perdite subite sul campo e le operazioni ucraine in Crimea. “Putin perderà questa guerra”, ribadisce accusando il Cremlino di compensare l’assenza di risultati militari con propaganda e attacchi contro i civili. Da Mosca arriva una replica in tono duro: il portavoce Peskov afferma che la Russia continuerà ad aumentare la pressione fino al raggiungimento dei propri obiettivi. Il Ministero della Difesa sostiene che le recenti operazioni siano la risposta a “attacchi terroristici” e rivendica di aver colpito obiettivi militari e industriali.

Sul fronte diplomatico, Kaja Kallas chiede nuove misure contro le aziende che alimentano l’industria bellica russa e aiuti militari costanti a

Kiev. “Più Mosca attacca i civili, più sanzioni devono essere imposte”, ha dichiarato. Il Cremlino intanto ha inviato all’Onu documentazione sull’attacco ucraino al collegio di Starobilsk, dove persero la vita 21 ragazzi.


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