Operazione Crisalide a Lamezia, giovane assolta in via definitiva e risarcita per ingiusta detenzione
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Si è conclusa la vicenda processuale di F.A.D.B., difesa dall’avv. Aldo Ferraro, una giovane ragazza tratta in arresto la mattina del 23/05/2017 insieme ad altre 51 persone nell’ambito dell’operazione “Crisalide” eseguita dalla Procura Distrettuale Antimafia di Catanzaro, nei confronti di capi e gregari della cosca Cerra-Torcasio-Gualtieri, sottoposta a fermo con l’accusa di avere fatto parte di quella cosca mafiosa, di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, di tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose, detenzione e porto in luogo pubblico di un ordigno esplosivo, nonché di 5 ipotesi di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti.
La custodia cautelare e il primo vizio procedurale
Sottoposta prima a fermo dalla Procura di Catanzaro, poi a misura cautelare disposta dal Gip di Catanzaro, la giovane è stata ristretta 17 giorni in carcere (prima presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, e poi di Messina), per poi essere sottoposta agli arresti domiciliari per ulteriori 427 giorni, fino a quando il Tribunale della Libertà di Catanzaro accolse il ricorso del difensore, rilevando un vizio procedurale: F.A.D.B. non poteva essere arrestata, perché gli unici reati per i quali era sottoposta a misura, le erano già contestati in altro procedimento penale davanti al Tribunale di Lamezia Terme.
I tre gradi di giudizio: dalla condanna all’annullamento in Cassazione
Nonostante ciò, all’esito del processo di primo grado il Tribunale di Lamezia Terme, con sentenza del 12/05/2020, la condannò a 3 anni e 6 mesi di reclusione per tentata estorsione, detenzione di esplosivi, nonché per i reati in materia di stupefacenti, assolvendola dai reati associativi, condanna rivista dalla Corte di Appello, che il 16/12/2021 ha condannato l’imputata per i soli reati in materia di stupefacenti, alla pena di anni 1 e mesi 10 di reclusione.
Tale sentenza è stata però annullata dalla Corte di Cassazione il 08/02/2023 in accoglimento del ricorso proposto dall’avv. Ferraro che aveva eccepito esclusivamente la violazione del divieto di *bis in idem*, essendo la sua assistita già imputata per quegli stessi reati davanti al Tribunale di Lamezia Terme, nel quale peraltro era stata anche prosciolta.
Il giudizio di rinvio e il proscioglimento definitivo
Nel giudizio di rinvio, la Corte di Appello di Catanzaro ha quindi accolto l’eccezione difensiva, dichiarando che l’azione penale non poteva essere esercitata nei confronti di F.A.D.B., prosciogliendola da tutte le residue accuse, sentenza divenuta irrevocabile non essendo stata impugnata dalla Procura.
Il riconoscimento del risarcimento per ingiusta detenzione
È stata quindi avviata la procedura di risarcimento per l’ingiusta detenzione subita, che, nonostante l’opposizione del Procuratore Generale, è stata integralmente accolta dalla Corte di Appello di Catanzaro che, con ordinanza divenuta irrevocabile la scorsa settimana, ha riconosciuto l’ingiustizia della detenzione patita da F.A.D.B. per oltre 460 giorni, liquidandole il relativo indennizzo.
Così mettendo la parola fine ad una vicenda giudiziaria iniziata oltre 9 anni fa, con la presa d’atto di un vizio procedurale eccepito sin dall’inizio dall’avv. Aldo Ferraro nell’interesse della D.B., che avrebbe impedito un così lungo periodo di detenzione, e di sottoposizione a processo.
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