“Non può esserci sviluppo economico per società che smette di fare figli”. Roccella: “Senza nuove generazioni il welfare non regge”

Senza bambini non c’è welfare che tenga. Lo ha affermato Eugenia Roccella, ministra per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, intervenendo a un evento promosso a Roma dall’intergruppo del Parlamento europeo sulla demografia, su iniziativa dell’eurodeputato Paolo Inselvini.
L’occasione è servita alla titolare del dicastero per ribadire una tesi che il governo sostiene ormai da mesi: il declino delle nascite non è solo un problema statistico, ma una cesura culturale ed economica destinata a compromettere la tenuta stessa del sistema paese.
“Non può esserci un welfare che resista nel tempo senza nuove generazioni”, ha dichiarato Roccella. “E non può esserci sviluppo economico per una società che smette di fare figli”. Due negazioni che fotografano, secondo la ministra, la portata strutturale della crisi demografica italiana ed europea.
Il ragionamento della titolare del dicastero si è poi spostato sul ruolo della famiglia, indicata come il nucleo originario di ogni politica di sostegno alla natalità. “La famiglia rimane il primo luogo in cui si fa esperienza della solidarietà fra le generazioni, in cui si trasmettono valori, in cui si ha cura del capitale umano”, ha spiegato. “Quando le famiglie sono fragili, anche le comunità nazionali sono fragili”.
Roccella ha però messo in guardia da un possibile equivoco. “Sarebbe un errore pensare che per accompagnare le famiglie, e affrontare la crisi demografica, le politiche di sostegno economico, su cui comunque il nostro governo sta fortemente investendo, esauriscano la questione”, ha aggiunto. Secondo la ministra, la sfida non si riduce a trasferimenti monetari o bonus, per quanto necessari. “La crisi demografica è infatti parte di una profonda trasformazione, che investe fra l’altro l’indebolimento dei legami familiari, la difficoltà crescente nella costruzione di relazioni stabili, la svalutazione culturale della maternità, come oggi Papa Leone ci ha detto”.
Il riferimento al pontefice – che nella stessa giornata aveva affrontato il tema davanti a un’altra platea – ha introdotto la dimensione europea del problema. “Si tratta di una questione centrale per l’Europa, che riguarda il futuro di tutti, ed è essenziale quindi che l’Europa riconosca le politiche familiari e demografiche come una priorità”, ha concluso Roccella.
Secondo gli ultimi dati Istat, l’Italia continua a segnare uno dei tassi di natalità più bassi dell’Unione, con meno di 400mila nati all’anno e un’età media al parto in costante aumento.
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