«Noi politici al setaccio senza alcun risultato»

ANCONA E ora il cerchio è veramente chiuso. La Corte d’Appello ha respinto l’impugnazione della procura generale, assolvendo definitivamente Gian Mario Spacca e Giacomo Bugaro, gli ultimi due imputati rimasti aggrovigliati nelle maxi inchiesta delle cosiddette “spese facili” in Consiglio regionale. L’accusa originaria: l’aver utilizzato, tra il 2008 e il 2012, fondi pubblici per spese non direttamente connesse all’attività istituzionale. All’epoca, Spacca era governatore, mentre Bugaro – attualmente assessore regionale con deleghe al Porto, Zes e Sviluppo economico – era nella fila del Pdl, come vice presidente dell’assemblea legislativa.
A decretare la fine dei giochi sono stati i giudici di Firenze, tribunale a cui si è arrivati dopo l’annullamento in Cassazione (era febbraio del 2023) delle condanne arrivate con l’appello bis di Perugia. Spacca era stato condannato a un anno e otto mesi per cinque capi d’imputazione relativi a spese di ristorazione, acquisto di pacchetti di sms e somme destinate a coprire i costi (circa 20mila euro) per spedire alcune riviste. A Bugaro erano stati riconosciuti tre capi d’imputazione legati a spese postali e di partecipazione a convegni. Si trattava, in totale, di poco più di 5mila euro. La pena: un anno e sei mesi. Condanne «anomale» avevano detto gli ermellini, passando la palla a Firenze. Il pg aveva chiesto il non doversi procedere per la sopravvenuta prescrizione, i giudici si sono espressi nel merito, accogliendo le tesi dell difese.
I tempi
L’assoluzione definitiva è arrivata a dieci anni dall’udienza preliminare di Ancona (e a 12 dalla notizia dell’inchiesta), in cui il gup aveva decretato il proscioglimento per 60 imputati, che avevano avuto ruoli in due legislature. Spacca e Bugaro avevano proceduto con l’abbreviato insieme ad altri tre imputati, venendo assolti perchè il fatto non sussiste. Contro il proscioglimento la procura generale era ricorsa in Cassazione, ottenendo una nuova udienza preliminare. In 55 erano stati poi rinviati a giudizio: nessuna condanna. Spacca e Bugaro hanno invece dovuto affrontare in serie: la Corte d’Appello dorica (assoluzione bis), la Cassazione, l’appello di Perugia (condanna a ottobre 2021), di nuovo Roma e poi Firenze. «Dodici anni di processo, più gradi di giudizio, e alla fine una piena assoluzione nel merito: si chiude così una vicenda che ha inciso profondamente sulla mia vita personale e pubblica» le parole di Bugaro, che ha definito i processo «un calvario giudiziario». E ancora: «Sono stati anni duri, segnati anche da un forte impatto mediatico. Penso alla mia famiglia e ai miei genitori, che non hanno potuto vedere questo esito. È necessario interrogarsi su come evitare che vicende senza esiti di condanna, condotte in maniera temeraria e raffazzonata da qualche pm producano anni di sofferenza e costi elevati per tutti. Il caso Marche dovrebbe essere attenzionato per la sua enormità dal Csm e mi auguro che anche il Presidente della Repubblica che lo presiede, si vada a vedere ciò che in questa regione è accaduto». Bugaro era difeso dall’avvocato Maurizio Barbieri: «Grande soddisfazione per essere finalmente riuscito a ottenere l’assoluzione con formula piena da una accusa che ritenevo insussistente fin dall’inizio del procedimento».
L’amarezza
«Una vicenda finalmente chiusa» esordisce Spacca. «Tutto quello che è stato non si cancella, oggi rimane più l’amarezza che la soddisfazione». La riflessione più ampia: «Vorrei solo evidenziare che nelle Marche sono stati messi sotto accusa i membri di due interi consigli regionali(senza distinzione di partito) passati al setaccio anche su spese minimali. Nessuno di loro è stato condannato. Forse su questo si dovrebbe riflettere». Prende di mira la procura Alessandro Gamberini: «Un’inchiesta vergognosa per come è nata e per come è stata gestita, sorta su un terreno di sospetto che era legittimo da indagare. Ma la procura non ha adempiuto ai doveri di approfondire i verbali della Finanza. Mi chiedo: è stato legittimo decapitare un’intera classe politica a fronte di un’inchiesta che è stata tutto fumo e niente arrosto?»




